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Perché si sta parlando tanto delle Isole Comore

Le Isole Comore hanno ottenuto la loro prima storica qualificazione alla Coppa d’Africa: storia di una nazionale costruita interamente all’estero

La Coppa d’Africa per le Isole Comore è un sogno che si realizza. La piccola realtà insulare situata nel bel mezzo dell’Oceano Indiano, tra il Madagascar e il Mozambico, ha infatti messo il proprio nome sull’atlante del calcio mondiale: con il pareggio interno 0-0 col Togo, la selezione allenata Amir Abdou ha ottenuto il passaggio alla fase finale della massima competizione continentale per nazioni africane.

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Un’impresa, quella di questo piccolo stato da 735mila anime, che rischia di diventare la storia più bella dell’ultimo scellerato anno: inserite nel Gruppo G di qualificazione alla manifestazione che si svolgerà in Camerun all’inizio del 2022, le Isole Comore si sono tolte lo sfizio di rimanere fino a oggi imbattute. Ma non solo, perché un anno fa hanno bloccato l’Egitto sullo 0-0: un grande successo, che già allora fece un gran parlare.

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Dove nasce il miracolo delle Isole Comore

Situate alla posizione 132 del ranking FIFA per nazioni, le Isole Comore stanno tornando piano piano ai fasti, se così si possono definire, del 2017, quando la piccola selezione locale si spinse fino 127esimo posto. Insomma, come testimonia la succitata classifica, la squadra si è stabilizzata e ora si prepara a dare continuità al percorso imboccato un paio di anni fa, quando per la prima volta nella storia si qualificò per la fase a gironi delle qualificazioni mondiali.

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Entrate a far parte della confederazione africana nell’ormai lontano 2003, le Isole Comore di recente si sono tolte diversi sfizi, costringendo – soprattutto nei match giocati in casa – a lottare molte avversarie ben più quotate. Lo Stade Said Mohamed Cheikh di Mitsamiouli è un fortino e vincere lì non è semplice, anche – se non soprattutto – per le condizioni atmosferiche decisamente improbe per chiunque.

Le Isole Comore sono infatti uno dei paesi con i più alti tassi di umidità al mondo e, come si può ben immaginare, è ingente la presenza di insetti fastidiosi e aggressivi. Non è raro infatti vedere stormi di zanzare ‘invadere’ il campo da gioco e le tribune dell’impianto, situato nel bel mezzo di una foresta e attorniato da grosse e dismesse strutture di cemento, sulle quale i tifosi de les Coelacantes si assiepano in occasione della partite.

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Naturalizzazione e influssi europei

Come capita per la maggior parte della nazionali africane, anche per la crescita delle Isole Comore è stato fondamentale il fenomeno della naturalizzazione. Negli ultimi cinque anni la federazione ha battuto ogni centimetro quadrato d’Europa per trovare atleti ai quale dare il passaporto, che nello stesso tempo fossero favorevoli a vestire i colori della nazionale locale.

Cosa affatto scontata, visto che raggiungere la capitale Moroni è quasi un viaggio della speranza. In tal senso, la Francia ha dato una grossa mano: dell’attuale rosa a disposizione del commissario tecnico Abdou, sono meno di una decina i calciatori che non militano in una delle prime cinque serie francesi. Viceversa, nessuno gioca in patria, ovviamente, visto che il campionato locale è talmente piccolo e insignificante che la pagina Wikipedia in inglese è aggiornata solo fino al 2012.

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Dalle Isole Comore, invece, proviene il ct: Amir Abdou è salito in carica nel 2014 e da allora ha intrapreso un percorso di costruzione che si sta rivelando efficace. Non potendo implementare nulla a livello locale, si è affidato agli ‘stranieri’, e i risultati cominciano a vedersi. Vivere il posto è fondamentale, per trasmettere a chi arriva da fuori una certa tipologia di messaggio.

Per questo motivo, dopo averci provato con diversi allenatori, la federazione ha deciso di non puntare più su tecnici francesi, agevolati sì dalla lingua ma poco inclini – come dimostra il caso di Manuel Amoros – a stabilirsi nel piccolo arcipelago dell’Oceano Indiano.

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La stella gioca in Serbia

Se il recordman di presenze nella nazionale delle Isole Comore è il centrocampista Youssouf M’Changama, attualmente in forza al Grenoble, la stella è senza dubbio El Fardou Ben Nabouhane, 31 anni e centravanti della Stella Rossa di Belgrado. Ben Nabouhane ha saputo mettersi in mostra addirittura in Champions League, disegnando calcio nell’esigente Marakana.

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Nato a Mayotte, unica isola che – tramite più referendum – ha nettamente rifiutato la scissione dalla Francia, l’attaccante comoriano ha lasciato casa giovanissimo: dopo una lunga esperienza a Reunion è volato in Francia per giocare con il Le Havre. Poi Vannes, Veria, Levadiakos, Panionios e Olimpiacos, fino al passaggio alla Stella Rossa. Attualmente, Ben Nabouhane è il miglior marcatore della storia delle Isole Comore, con 10 reti segnate.

Gli altri punti fermi della squadra sono il già citato M’Changama, il capitano e centrale difensivo Nadjim Abdou e l’esterno Mohamed Youssouf. Ma i comoriano arrivano davvero ovunque: il portiere di riserve Ali Ahamada, per esempio, gioca in Norvegia nel Brann. E poi Belgio, Svizzera, Olanda, Romania e Inghilterra. Un mix interessante, che adesso si sta rivelando anche vincente.

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Andrea Bracco
Cuneese, ha fondato il primo sito di calcio sudamericano in Italia e collaborato con diverse realtà editoriali di importanza nazionale, come Ultimo Uomo e Rivista Undici. Liga e Sudamerica le sue stelle polari, il calcio minore la sua debolezza.

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