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Inter fuori dalla Champions League: le cause di un fallimento

Una sola vittoria in Champions League, il progetto Conte che non decolla, il caso Eriksen: quali sono i problemi e le prospettive future dell’Inter?

“In tutta la Champions non siamo stati fortunati col Var e arbitri, non ci hanno rispettato e non sono state viste determinate situazioni”. Con queste parole Antonio Conte ha commentato a caldo la fragorosa caduta dell’Inter in Champions League. I nerazzurri, dopo lo 0-0 contro lo Shakhtar, sono stati eliminati per la terza stagione di fila dalla fase a gruppi.

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E, quel che è peggio, quest’anno la squadra diretta dal tecnico leccese non retrocederà nemmeno in Europa League. Quarti, ultimi del loro girone, i nerazzurri hanno vinto una sola volta in sei partite, segnato zero gol agli ucraini – che, tanto per dare un’idea, contro il Borussia Monchengladbach ne hanno presi dieci tra andata e ritorno -, perso male col Real Madrid e, soprattutto, evidenziato un gioco nullo.

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Conte fa il pompiere e non potrebbe essere altrimenti, ma la situazione dell’Inter è preoccupante e il mister, probabilmente, è una delle cause che ha contribuito a renderla tale. D’altro canto, a 12 milioni di euro netti l’anno si presupporrebbe che sia lo stesso Conte a fare la differenza. Spesso invece l’ex manager del Chelsea si è rivelato un valore aggiunto, ma non per l’Inter.

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Fonte immagine: @CN29vfarsopoli (Twitter)

Limiti tattici e integralismo

“Un piano B lo abbiamo ma non lo diciamo per non farlo scoprire ai nostri avversari”. Conte, nel postpartita di Inter-Shakhtar, ha risposto così a un incalzante Fabio Capello. Piccato, il tecnico ha cercato di liberarsi dei microfoni il più in fretta possibile, proprio nel momento in cui stavano arrivando le domande più scomode. In primis, tutti vorrebbero capire il motivo di questo dogmatismo tattico esagerato.

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Anche contro gli ucraini, che durante il match non hanno praticamente mai attaccato, Conte ha mantenuto fino all’85esimo tre difensori centrali fissi, togliendo opzioni alla manovra offensiva. In più, a un certo punto in campo c’erano anche Darmian e D’Ambrosio, due terzini, più Gagliardini – un centrocampista non certo di costruzione – e un profilo box to box alla Barella.

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Davvero troppa cautela per la tipologia di match e per i calcoli che l’Inter avrebbe dovuto fare. E, anche nel finale, anziché mettere in campo tutta l’artiglieria pesante, sono arrivati solo ed esclusivamente cambi ruolo per ruolo. A tratti sembra che Conte stia depotenziando l’Inter. Che, comunque, complessivamente rimane una squadra con qualche difetto, sui quali bisogna intervenire presto.

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Il grottesco caso Eriksen

Se n’è parlato tanto, ma il caso Eriksen merita un ulteriore approfondimento. Le interpretazioni che si possono dare sono molteplici e tutti hanno provato a dare una propria chiave di lettura. Il punto, invece, potrebbe essere molto più semplice: il danese, nonostante colpe anche sue, non può avere un minutaggio così basso in una squadra che pecca di qualità nel cuore della manovra.

Forse l’Inter ha già trovato il sostituto di Eriksen

Il 3-5-2 ‘contiano’ non è certo cosa per lui, ma probabilmente c’è un momento nel quale anche l’allenatore dovrebbe – anche solo minimamente – adattarsi a quelle che sono le caratteristiche della propria rosa, mettendo nella condizione i big di rendere per ciò che possono dare. Nella fattispecie, Eriksen non può essere imbrigliato, ma va lasciato libero di disegnare calcio.

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Inoltre, buttarlo nella mischia sempre e solo nei minuti di finali sa di ripicca, anche se non si capisce se verso la società o il calciatore stesso. Che, di suo, ci sta mettendo probabilmente poco per trovare spazio, demotiva da un contesto nel quale evidentemente viene visto come un corpo estraneo. D’altronde, Marotta lo ha fatto capire abbastanza chiaramente: a gennaio, Eriksen lascerà l’Inter.

Finalmente Eriksen

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Fonte immagine: @DeclinoIta (Twitter)

Inter, quali prospettive?

Cosa succede adesso? L’Inter, Coppa Italia a parte, potrà quindi concentrarsi solo sul campionato. Una Serie A, l’attuale, in cui la Juventus ha dimostrato di poter concedere qualcosa e le altre concorrenti per i piani alti stanno più o meno attraversando tutte momenti di alti e bassi. Con questa rosa i nerazzurri possono pensare di vincere lo Scudetto?

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Ci sono diverse variabili da considerare. La prima riguarda ovviamente le pretendenti: alla Juventus va, almeno a oggi, aggiunto anche il Milan, che sta andando alla grande. In secondo luogo, andrà capito come la squadra assorbirà la delusione europea. Conte fa ancora parte del progetto o, dopo aver fatto perdere a Suning circa 10 milioni di euro, avrà il compito di arrivare a fine stagione per poi salutare?

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Ma soprattutto, che eredità lascerà? Sembra scontato che il leccese lascerà a giugno, ma l’Inter – nel frattempo – in rosa ha caricato ingaggi di calciatori a fine carriera, o comunque di gente over 30 non più piazzabile sul mercato. La maggior parte di loro sono stati pretesi proprio da Conte e potrebbero mettere in difficoltà la dirigenza per quanto riguarda i mercati futuri. Come ha detto Marotta, da qui in poi serviranno idee.

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Andrea Bracco
Cuneese, ha fondato il primo sito di calcio sudamericano in Italia e collaborato con diverse realtà editoriali di importanza nazionale, come Ultimo Uomo e Rivista Undici. Liga e Sudamerica le sue stelle polari, il calcio minore la sua debolezza.

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