Christian Eriksen

Christian Eriksen è sicuramente una delle stelle più brillanti della Serie A: arrivato a gennaio, emerso dopo un inizio complicato, potrebbe essere la chiave di volta per un’Inter che insegue uno Scudetto difficile ma non impossibile.

Quando lo scorso 28 gennaio è arrivata l’ufficialità del suo accordo con l’Inter, con tanto di sbarco in Italia con sei mesi di anticipo dietro il pagamento di un “risarcimento” al Tottenham pari a 20 milioni di euro, Christian Eriksen ha giustamente riempito le pagine dei giornali e scomodato fior di opinionisti a tutti i livelli: discutere il valore del giocatore in termini assoluti era impensabile, naturalmente, ma non erano pochi quelli che tra tifosi e addetti ai lavori si interrogavano sull’utilità del suo arrivo a stagione in corso.

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Non che uno come il regista danese potesse essere considerato una zavorra: da anni considerato tra i centrocampisti offensivi più forti in circolazione, dotato di una visione di gioco superiore e per sei stagioni perno del Tottenham capace di crescere fino a sfiorare Premier e Champions League, il trasferimento di Eriksen all’Inter ha stupito i tanti che dalla scorsa estate lo avevano più volte accostato a club al momento ben più ricchi e importanti ed è stato considerato un vero e proprio segnale dell’ambizione di Zhang e Suning nel riportare la Beneamata ai vertici del calcio italiano e continentale.

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Adesso Eriksen ha convinto anche gli scettici

La questione semmai – che potrebbe tornare d’attualità in futuro con il possibile arrivo in nerazzurro di Sandro Tonali – era di natura tattica e ambientale: si temeva infatti che il danese avrebbe faticato a inserirsi nel rigido 3-5-2 di Antonio Conte, operando come interno con licenza di sganciarsi in avanti, mentre venivano avanzati dubbi anche sulla sua capacità di adattarsi dopo tanto tempo a un calcio diverso da quello della Premier League, con un minor ritmo ma molte più pressioni e tatticismo.

Arrivare in un nuovo Paese e imporsi da subito, lo insegna la storia, è qualcosa che non è riuscito nemmeno a fenomeni epocali come Michel Platini e Zinedine Zidane. Eppure qualcuno deve averlo dimenticato, perché all’indomani delle prime prove, decisamente incolori, ecco che in tanti si erano affrettati a definire il danese un corpo estraneo, fuori forma, inadatto alla Serie A, addirittura sopravvalutato. E se in pochi mettevano in discussione l’Eriksen visto al Tottenham la sensazione che non si trattasse del giocatore che serviva all’Inter per la corsa Scudetto era fin troppo diffusa.

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Il lungo stop a cui il calcio è stato costretto causa coronavirus potrebbe però aver decisamente cambiato le prospettive tanto dei nerazzurri quanto dello stesso centrocampista danese, che con il ritorno in campo sembra aver finalmente trovato la posizione di campo che gli permette di esprimere tutto il suo potenziale: merito di Conte, bravo ad allentare i propri paletti tattici passando dal 3-5-2 al 3-4-1-2, e di un Eriksen che finalmente libero di muoversi a proprio piacimento nella trequarti avversaria sembra adesso sul punto di esprimersi finalmente al 100%.

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Durante il lockdown il danese è sicuramente riuscito a prendere confidenza con l’ambiente e a capire quello che l’allenatore si aspetta da lui, ma è comunque doveroso sottolineare come già prima della pausa fosse possibile intravedere la classe infinita di un giocatore tecnicamente tra i migliori al mondo e per cui le critiche di gran parte della stampa sono state sicuramente affrettate quanto fuori luogo.

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Due prestazioni da incorniciare

Contro il Napoli, in Coppa Italia, l’ex Tottenham si è preso per la prima volta la scena in nerazzurro disputando una partita convincente al di là del gol che ha illuso la Beneamata, arrivato direttamente su corner ma con la complicità decisiva del portiere partenopeo Ospina: Eriksen ha convinto anche in pressing su Demme e in appoggio alla coppia Lukaku-Lautaro Martinez, che invece ha deluso le aspettative.

Contro la Sampdoria, nel recupero della 25esima giornata che ha spinto l’Inter a -6 dalla Juventus capolista, la prestazione è stata ancora migliore: gol dopo 2 minuti, anche se annullato per fuorigioco, due assist per Lukaku (sul primo il belga segna, sul secondo ciabatta a lato) conclusioni che mettono in difficoltà Audero e una presenza costante nel gioco – anche in fase difensiva, 6 i palloni recuperati, unita a una verve atletica che fino a questo momento non si era ancora vista.

Eriksen-Inter, adesso ci siamo

Non sarà ancora il vero Eriksen ma siamo sicuramente sulla strada giusta, e anche se è logico che non possono bastare 180 minuti per sancire la definitiva esplosione di un giocatore quanto visto nelle ultime uscite può far sorridere Antonio Conte e tenere vivo il sogno-Scudetto dell’Inter: forse a qualcuno sfugge il fatto che i nerazzurri sono a -6 dalla vetta a 12 giornate dalla conclusione, e con una Juventus che resta fortissima ma non più imbattibile considerare la Beneamata fuori dai giochi è decisamente sbagliato, a maggior ragione in un finale anomalo come quello che ci aspetta.

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Certo la rimonta non sarà facile, perché è tutt’altro che scontato che Juventus e Lazio possano compiere nuovi passi falsi. Anche se fosse è necessario che l’Inter non sbagli una gara, e giocando ogni tre giorni con una rosa limitata nei cambi si tratta di una missione difficilissima. Ma se Christian Eriksen – che non dimentichiamolo, è costato 20 milioni perché in scadenza ma viene piazzato dal popolare sito Transfermarkt al 29° posto nel mondo come valore assoluto, al 2° in Serie A dietro a Dybala e naturalmente al 1° nell’Inter – dovesse riuscire ad esprimere davvero tutte le sue qualità, aggiungendo la fantasia che manca ai muscoli della coppia Lautaro-Lukaku, nessun obiettivo è impossibile.

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