Gasperini contro la Superlega: “Nata per salvare 12 club”

Conti in ordine, risultati importanti e un settore giovanile invidiabile: Gasperini è contro la Superlega per difendere l’Atalanta

La bella vittoria per 5-0 sul Bologna proietta l’Atalanta al secondo posto di una Serie A entrata proprio in queste settimane nell’importantissimo rush finale. Gli orobici stanno lottando per entrare in Champions League e, in caso di qualificazione, sarebbe la terza qualificazione consecutiva per una squadra non di prima fascia.

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Mica male, per chi nell’ultima settimana era finita nella categoria delle snobbate dalla Superlega: “Sono sincero – ha detto Gian Piero Gasperini a Sky – è da lunedì scorso che non ci dormo. Pensateci bene: noi rischiavamo di non giocare più per salvare 12 squadre. Sarebbe stato un peccato non poterci più misurare col Real Madrid o altri top club”.

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Fonte immagine: @tuttoatalanta (Twitter)

Gasperini contro la Superlega: “Uccidono la speranza”

“Il calcio – ha continuato Gasperini – deve alimentarsi delle speranze di tutti. Col Bologna rischiava di essere una partita che non contava nulla per noi, con la Superlega. Pensavo, cosa la giochiamo a fare? Il nostro sogno è confrontarci con le migliori d’Europa. Ci avessero invitato, sinceramente, non ci saremmo andati”. Difficile fare una tara dell’eventuale coerenza, di certo Gasperini ha scelto la linea comune ad altri suoi colleghi, esponendosi in prima persona.

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Infatti, il tecnico dell’Atalanta è il chiaro esempio in antitesi con tutti i principi sui quali si fondava la Superlega, che nel tentativo di salvarsi in angolo è stata definita da Florentino Perez come una competizione nella quale, una volta dato il via a un virtuoso giro di soldi, ci sarebbero state risorse da redistribuire per tutti.

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Per i Percassi i bilanci sono legge, non potranno mai comprare un giocatore da 50 milioni, però hanno alzato l’asticella rispetto a cinque anni fa. E pure il Bayern – ha incalzato il tecnico piemontese – ha il bilancio a posto e vinto tutto. Certo, non può passare che i debiti di certi club debbano pagarli tutti quanti”.

Atalanta, un esempio gestionale

Le parole di Gasperini contro la Superlega hanno fatto breccia, scatenando diverse reazioni a pochi giorni dalle fiondate contro l’èlite del calcio europeo pronunciate da De Zerbi. L’Atalanta, d’altronde, dimostra che si può lavorare bene anche tenendo i conti in ordine e, se altri non ce la fanno, il problema non può essere di chi sa fare azienda.

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“Anche il Bayern Monaco lavora in attivo” ha chiosato Gasperini contro la Superlega che, almeno per ora, difficilmente vedrà la luce. I bilanci dell’Atalanta, in tal senso, sono straordinariamente in ordine. Quello del 2020, reso noto solo pochi giorni fa, parla di un attivo di 51,7 milioni di euro, con aumento del valore di produzione da 188,6 a 242 milioni di euro.

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I ricavi da trading, invece, si stanziano a 88,9 milioni (68,5 di plusvalenze, 18,8 per premi, 1,6 per cessioni in prestito), mentre i proventi televisivi sono passati a 117,2 milioni e quelli non audiovisivi a 4,2 milioni. La partecipazione alla Serie A porta 56 milioni, la Champions League per 61. Le sponsorizzazioni salgono a 18,2 milioni, i ricavi dallo stadio scendono a 4 milioni a causa della pandemia. Numeri importanti, che non possono essere ignorati da chi vorrebbe spendere più soldi solo perché non in grado di amministrare quelli che già non ha.

Il nodo mercato

Gasperini contro la Superlega non è il solo tema della serata, perché quando al tecnico di Grugliasco viene fatto notare che per l’Atalanta è complicato tenere i migliori, si è aperto un interessante dibattito sulla questione mercato. L’Atalanta ha sempre venduto molto bene, sfruttando un lavoro profondo sul settore giovanile che altri club non fanno, per mancanza di idee o semplicemente di tempo.

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Anche se Gasperini non lo dice, è giusto che sottintenda come ormai la Dea sia un brand , in cui paghi di più solo perché acquisti dal negozio nerazzurro: “In passato abbiamo dovuto per forza rinunciare ad alcuni calciatori – ha detto – perché arrivavano società che offrivano anche dieci volte quello che poteva garantire Percassi, eppure non ci siamo mai lamentati”.

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A questo vanno aggiunti due ragionamenti a corredo. Il primo, puro e semplice: se non si hanno i soldi non si compra. Il secondo, più articolato, riguarda lo status della società: “State pur tranquilli – ha chiuso il tecnico – che se Percassi fallisce non lo salva nessuno, al contrario di altri”. Le grandi bordate di Gasperini contro la Superlega, probabilmente, hanno colpito nel segno.

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