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Fonte: Instagram @samueldicarmine

Una vita in provincia, la Serie A a 30 anni: alla scoperta di Samuel Di Carmine, il centravanti del Verona che ha spodestato Pazzini

Prima un colpo di testa sotto misura, poi un destro imparabile che si va a infilare sotto l’incrocio dei pali. Una botta straordinaria, imprendibile per l’incolpevole portiere del Cagliari costretto, in meno di un tempo, a raccogliere per ben due volte la palla in fondo al sacco. Il ritorno in campo dell’Hellas Verona è all’insegna delle vecchie abitudini: calcio intenso, organizzato, con idee e qualità dei singoli al centro di tutto. La doppietta di cui sopra, quella che ha deciso l’importante match contro i sardi, è invece stata firmata da Samuel Di Carmine.

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Il 31enne toscano è uno degli attaccanti rivelazione di questa stagione: con le due reti segnate ai rossoblu di Walter Zenga, Di Carmine sale a quota 5 gol segnati in campionato, un bottino importante ma anche un premio, soprattutto per un ragazzo che di gavetta ne ha fatta a tonnellate. La punta fiorentina è attualmente il capocannoniere di una vera e propria cooperativa del gol, all’interno della quale il tecnico Ivan Juric è stato fondamentale nell’instillare il concetto del ‘noi’. Non ci sono star da copertina, ma solo tante formiche operaie che remano tutte dalla stessa parte.

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Un matrimonio difficile

Gli storyteller tanto di moda in quest’epoca definirebbero ‘fiabesco’ l’abbinamento tra l’ascesa del Verona e quella di Di Carmine. L’Hellas, alla vigilia del campionato, era la squadra considerata come il fanalino di coda della Serie A, una specie di vittima sacrificale contro la quale fare facilmente bottino pieno. E invece no, perché dopo un grande girone di andata gli scaligeri sono riusciti a mantenere la barra dritta, grazie al grande lavoro portato avanti da Juric e dai suoi ragazzi.

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Lo stesso vale per il centravanti, al quale la piazza non ha regalato mai nulla. Anzi, lo scorso anno la figura di Di Carmine finiva spesso al centro di discussioni accese ogni qualvolta il giocatore non riusciva a trovare la via della rete. Il motivo? Molto semplice: nonostante Fabio Grosso abbia provato a più riprese a farlo coesistere con Giampaolo Pazzini, i due si pestavano i piedi diventando deleteri per la squadra. Ma a Verona si sa, il ‘Pazzo’ è un’istituzione, un personaggio intoccabile che ha dimostrato attaccamento alla maglia anche nei momenti più bui.

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Una gavetta lungo l’Italia

Ma Di Carmine rappresentava un affare troppo oneroso per non essere sfruttato a fondo. D’altronde, la punta nata a Firenze nel 1988 – che, peraltro, da giovanissimo collezionò un paio di presenze in Serie A proprio con la maglia viola – è arrivata in Veneto nell’estate del 2019, in cambio di un assegno da 2,5 milioni di euro. Una cifra importante, soprattutto per una società in difficoltà economiche come l’Hellas di quei tempi, ma anche veritiera, visti i grandi numeri realizzativi messi insieme nel biennio giocato con la maglia del Perugia.

LA SQUADRA CHE HA SEGNATO PIU’ GOL IN UNA STAGIONE DI SERIE A

L’avventura umbra ha rappresentato una vera e propria sliding door per Di Carmine: arrivato a Perugia nel 2016, ha terminato il suo primo anno con 13 reti e il secondo addirittura con 22. Inevitabile quindi che un club intenzionato a risalire nella massima serie puntasse su di lui. Il tutto, nonostante alle soglie dei 30 anni il centravanti avesse collezionato solo esperienze in provincia. Dopo aver mosso i primi passi alla Fiorentina, ha addirittura tentato un’avventura in Inghilterra, al QPR, prima di rientrare in Italia al Gallipoli.

Poi Frosinone, Cittadella e un ambizioso progetto come quello della Juve Stabia lo hanno convinto ad affinarsi nella cosiddetta periferia del calcio italiano. La svolta di Perugia è stata decisiva per alzare l’asticella: nella prima stagione giocata al Verona, pur tra mille difficoltà, Di Carmine ha segnato 8 reti e aiutato in maniera sensibile la squadra a raggiungere la promozione, ottenuta ai playoff contro il Cittadella. Nella finale di ritorno ha firmato uno dei gol più importanti della sua carriera, impattando la sfida poi risolta nel finale da Zaccagni.

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Di Carmine, il risolutore dell’Hellas

Nonostante l’impatto in Serie A non sia stato propriamente soft e, contestualmente, Di Carmine non sia mai stato un bomber da doppia cifra costante, 3 dei 5 gol realizzati fino a oggi hanno permesso al Verona di conquistare la bellezza di 6 punti, importantissimi se consideriamo come ancora oggi gli scaligeri siano dentro alla corsa per la qualificazione in Europa League. Il primo in assoluto – e non si dica che il destino non esiste – è arrivato contro la Fiorentina, un club che rappresenta non solo il suo passato, ma anche la squadra che gli fa palpitare il cuore.

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Poi la doppietta bella ma inutile contro l’Atalanta sembrava averlo sbloccato definitivamente, facendo ritrovare a Juric una risorsa importante. Ora, con i due gol al Cagliari, Di Carmine si candida come mina vagante in questo rush finale. Fino a oggi non è mai stato utilizzato con costanza – ha solo 13 presenze all’attivo – soprattutto per motivi tattici: Juric, infatti, spesso ha utilizzato un ‘falso nueve’ come referente offensivo del suo 3-4-2-1, che al primo posto prevede i movimenti costanti di tutti i calciatori.

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In tal senso, il 31enne toscano si è ritrovato un po’ penalizzato, essendo un attaccante d’area bravo a finalizzare, un centravanti che sfrutta il suo fisico per sbloccare partite apparentemente chiuse: “Sappiamo che da qui in poi comincia un altro campionato – ha dichiarato al termine del match contro il Cagliari – quindi voglio farmi trovare pronto. In questi mesi abbiamo lavorato bene e sono consapevole di poter aiutare la squadra e il mister”. Il ‘noi’ al centro di tutto come missione principale e insindacabile. Nessuno è indispensabile, tutti sono utili. Specialmente se sanno lottare, proprio com Samuel Di Carmine.

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