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Ora sono loro a starsene seduti, ma per modo dire, vent’anni dopo averlo visto fare a Franco Colomba il tragitto panchina-bordocampo in ogni partita. Sono cresciuti alla Reggina, Andrea Pirlo e Roberto Baronio, oggi allenatore e collaboratore tecnico della Juventus, due amici che si sono ritrovati alleati in quest’inattesa avventura. Non sono mancate le prime critiche e Colomba, anni 65, che il mestiere un (bel) po’ lo conosce, e ai microfoni di Minuti Di Recupero preferisce spegnerle sul nascere: “Sarebbe stato complicato anche per un allenatore navigato fare subito bene col mercato ancora aperto e la rosa incompleta”.

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Pirlo improvvisamente alla Juve: è tempo di esperimenti

Colomba difende il suo giovanissimo calciatore, nel 1999 aveva diciannove anni, all’indomani del pari contro la Roma: “In questo momento Pirlo sta facendo diversi esperimenti, tante situazioni sono ancora da consolidare. Sta verificando la posizione di Kulusevski, gli uomini giusti a centrocampo, l’intesa tra Ronaldo e Morata, l’equilibrio tra i reparti. Non parlerei di errori quelli visti contro la Roma, semplicemente – appunto – di sperimentazioni in attesa di trovare il modulo giusto su cui fare affidamento”.

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L’addio di Sarri e l’annuncio a sorpresa

Pirlo è stato l’allenatore dell’Under 23 della Juve per pochi giorni. L’esonero di Sarri gli ha spalancato a sorpresa le porte di grandi: “E’ stato tutto abbastanza improvviso, la situazione è precipitata e così Pirlo, che era stato preso dalla Juve per fare un po’ di gavetta, si è ritrovato in sella. Non era facile rifiutare la prima squadra e poi perché avrebbe dovuto? Pirlo ha la pacatezza e la maturità giusta per poter far bene. Sta conoscendo situazioni nuove da provare sulla propria pelle. Sarà tutta esperienza”.

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Il campione che sogna di diventare un grande allenatore

E’ stato un regista straordinario, Pirlo, con piedi obbedienti ad eseguire gli ordini della mente. Da allenatore si riparte da zero ma con basi già solide: “Prevedo per lui una crescita continua. La Juve gli metterà a disposizione ottimi giocatori e lui ha il carisma dei grandi per gestirli. Piuttosto, alla Juve manca uno come lui, il Pirlo della situazione a centrocampo. Per fortuna c’è Ronaldo che ti semplifica la vita, come contro la Roma. E comunque meglio qualche sbavatura adesso che più avanti. Ora c’è tutto il tempo per rimediare”.

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Pirlo, la Reggina e l’intuizione (poi vincente) di Colomba

Colomba, allenatore della Reggina nel 1999, schierava Pirlo a ridosso degli attaccanti ma solo perché in cabina di regia c’era già Baronio: “Pirlo svariava dalla metà campo in avanti ed era determinante pur senza avere il passo da trequartista. L’anno dopo, se non avessi avuto Baronio e fosse rimasto Pirlo, lo avrei fatto giocare proprio da regista. Era quello il suo ruolo”. La svolta arrivò qualche anno dopo al Brescia con Mazzone in panchina. Difficile credere abbia sorriso all’intuizione: “Ma lui era così, mai appariscente. Poi scoprivi che era tra i più simpatici e brillanti dello spogliatoio. Aveva un lato nascosto. Sembrava assente, ma era il più presente di tutti”.

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Con la Porsche in allenamento: quando Colomba obbligò Pirlo a cambiare auto

Faceva correre la palla, Pirlo, e a diciannove anni anche la sua Porsche, quella con la quale raggiunse Loiano, un giorno, in ritiro, prima di un’amichevole col Bologna. Colomba racconta divertito un episodio poi divenuto storia: “Appena lo vidi arrivare, gli dissi che non sarebbe stata positiva l’immagine di un ragazzo di 19 anni con una Porsche a Reggio Calabria. Lui capì subito, mi diede le chiavi, il mio secondo riportò la sua auto a Bologna e poi tornò con un amico di Brescia. Da allora capì che Pirlo aveva un solo obiettivo: diventare un campione“. Traguardo raggiunto anche in Panda.

di Fabio Tarantino