caputo cagliari
Foto: twitter @tommasogiulini

Nell’anno del centenario e del cinquantesimo anniversario dalla conquista dello scudetto, il Cagliari di Tommaso Giulini ha vissuto una stagione travagliata, conclusasi con un amaro 14° posto in classifica.

Cento anni dalla fondazione del club, cinquanta dalla conquista dell’unico, storico scudetto targato Scopigno e Gigi Riva. Agli occhi di tifosi, dirigenti e addetti ai lavori, il 2020 del Cagliari si presentava come uno degli appuntamenti principali nella storia della società isolano. Una di quelle ricorrenze da onorare al meglio, magari con una grande cavalcata verso un piazzamento europeo in campionato.

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Il ricco mercato in entrata della scorsa sessione estiva aveva innalzato notevolmente il livello della rosa a disposizione di Rolando Maran, tecnico alla sua seconda stagione sulla panchina rossoblù. Un gruppo di giocatori talentuosi e pronti a rilanciare il Cagliari verso le zone più nobili della classifica. Gli arrivi di Rog, Simeone e Olsen e i ritorni di Pellegrini e del “figliol prodigo” Nainggolan avevano riacceso l’entusiasmo della piazza, convinta di poter finalmente respirare di nuovo l’aria di quelle coppe europee che vedono l’assenza del Cagliari dalla stagione ’93-’94.

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E dopo le sconfitte rimediate nelle prime due giornate di campionato, il Cagliari ha ampiamente rispettato le aspettative. Quarto posto, 29 punti, 31 gol fatti – terzo miglior attacco al pari dell’Inter di Antonio Conte – e solo 19 reti subite dopo le prime 15 giornate. Numeri da potenziale protagonista.

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Dopo la Lazio, il buio

Il collaudato 4-3-1-2 di Maran con Nainggolan trequartista alle spalle di uno scatenato Joao Pedro e di un ritrovato Simeone – perni del reparto avanzato rossoblù, orfano dell’infortunato Pavoletti – pareva l’arma migliore per riportare in alto il Cagliari in massima serie. Solidità difensiva, capacità di ripartire e la sensazione di poter far male in qualsiasi momento all’avversario: erano queste le chiavi del super Cagliari di Maran. Una squadra capace di regalare spettacolo. Quello visto, ad esempio, nel pirotecnico 5-2 interno contro la Fiorentina. Una sfida che ha probabilmente funto da emblema della straripante prima parte di stagione degli isolani.

Poi è arrivata la Lazio, in quel fatidico 16 dicembre scorso. Una data, quest’ultima, da segnare in rosso nella travagliata annata rossoblù. Passati in vantaggio col “Cholito” Simeone in avvio di gara, Nainggolan e compagni non sono tuttavia riusciti a a chiudere la gara, subendo poi una clamorosa rimonta nei minuti di recupero. Una sconfitta cocente in uno scontro diretto importante per le ambizioni d’alta classifica del Cagliari. Una prima – ma dolorosissima – ferita nei rossoblù.

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Sette sconfitte e 3 pareggi nelle successive 10 gare. Soltanto 3 i punti conquistati su un totale di 30 a disposizione. Sono i numeri seguiti al K.O. interno con i biancocelesti. Un ruolino di marcia da brivido se rapportato alla prima, esaltante parte di stagione e che ha portato all’inevitabile – e doloroso – esonero di Maran. Perché dopo quel 1-2 della Sardegna Arena, qualche ingranaggio dello splendido giocattolo creatosi in casa rossoblù si è inspiegabilmente rotto.

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L’era Zenga

Chiamato da un deluso presidente Giulini a risollevare un ambiente abbattuto dagli ultimi risultati negativi, Walter Zenga è stato il profilo scelto dal club per la ripartenza post Maran. Un tecnico la cui eventuale conferma in panchina sarebbe stata contrattualmente legata al raggiungimento di un piazzamento europeo. L’ennesimo segnale da parte di una dirigenza che non ha mai smesso di credere nel sogno Europa League.

Capace di lanciare quattro giovani della Primavera e di conquistare due vittorie contro Spal e Torino nelle prime tre sfide disputate dopo la ripresa post Covid, Zenga è poi incappato in una crisi di risultati. Sette sfide consecutive senza vittorie, prima del successo casalingo contro la Juventus tricolore. Uno score inevitabilmente segnato dai tanti infortuni e dagli innumerevoli impegni ravvicinati in questo anomalo finale di campionato.

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Rivoluzione Cagliari

“Il Cagliari Calcio è lieto di annunciare di aver affidato la guida tecnica della prima squadra a Eusebio Di Francesco: l’allenatore ha raggiunto l’accordo che lo lega alla società rossoblù sino al 30 giugno 2022″. Con questo comunicato, il Cagliari ha comunicato l’arrivo dell’ex tecnico di Roma e Sampdoria in panchina. Un allenatore sul quale vengono riposte le speranze isolane dopo il fallimento di quest’anno. L’inizio di una vera e propria rivoluzione nel club di Tommaso Giulini, culminata con il sollevamento dell’incarico di direttore sportivo di Marcello Carli.

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Dai sogni europei, all’amarezza finale. Dopo una stagione a due facce, il Cagliari è ora pronto a ripartire. L’obiettivo? Riaccendere l’entusiasmo dei tifosi, delusi dopo i risultati negativi che hanno caratterizzato un anno crocevia nella storia del club. Il sogno? Sempre lo stesso. Riportare il Cagliari in una competizione europea 26 anni dopo l’ultima partecipazione.

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