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Fonte: Instagram @cadizclubdefutbol

Dopo un ventennio passato nel limbo delle divisioni inferiori spagnole, il Cadiz è tornato in Liga partendo alla grande

Guardare la classifica dall’alto al basso può essere pericoloso, soprattutto se soffri di vertigini. È quello che devono aver pensato i tifosi del Cadiz prima della trasferta di Ipurua, poi vinta 2-0 contro un coriaceo Eibar. I tre punti in terra basca hanno regalato il primo posto in Liga alla compagine andalusa. Certo, la situazione potrebbe capovolgersi in poche ore ma, per una neopromossa, 14 punti in 8 partite sono già un discreto bottino.

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Già, perché la situazione del Cadiz va letta semplicemente in chiave salvezza. Neopromossi, un po’ a sorpresa peraltro, gli ‘amarillos’ si sono dimostrati squadra particolarmente abili in trasferta. Nella Liga attuale hanno vinto quattro volte su quattro lontano dalla propria casa. Il che, nella settimana che porta alla sfida del Wanda Metropolitano contro l’Atletico Madrid, può diventare una chiave di lettura interessante.

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Alvaro Cervera, l’anima del Cadiz

Se il Cadiz è arrivato dov’è oggi, molto del merito va ascritto al grande lavoro portato avanti da Alvaro Cervera, allenatore degli andalusi e protagonista principale della cavalcata promozione dello scorso anno. Cervera ha 55 anni, viene ormai da tutti considerato cantabrico – visti i suoi ottimi trascorsi a Santander – ma è nato in Guinea Equatoriale, dove il padre svolgeva la funzione di diplomatico. Il suo arrivo a Cadiz ha rivoltato squadra e ambiente, grazie al profondo lavoro psicologico intrapreso dal giorno uno.

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Cervera vanta una serie di esperienze in panchina nelle serie minori e, prima di arrivare in Andalusia, mai si era nemmeno avvicinato alla Liga. Cadiz gli ha dato questa possibilità. In campo la sua squadra gioca un calcio ragionato e organizzato, imperniato su un 4-4-2 in grado di coprire bene tutte le zone del campo. L’iniziativa la tengono quasi sempre gli altri, ma le ripartenze sono fulminanti e vanno a sfruttare le ottime connessioni tra terzini ed esterni, oppure tra le due punte che amano muoversi e scambiarsi palla nello stretto.

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Una base solida

Alla base del Cadiz c’è comunque una società molto solida. Gli ‘amarillos’ sono stati un club che, soprattutto negli anni Ottanta, frequentava abitualmente la Liga. Poi è arrivato un periodo di declino e, nell’ultimo ventennio, solo nel 2005 il Cadiz aveva saputo riaffacciarsi in prima divisione. Nel 2014 Manuel Vizcaino, acquistato la maggioranza delle quote del club, è diventato presidente cambiando inerzia e prospettive.

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Laureato in giurisprudenza, imprenditore che ha fatto le fortune nella comunità valenciana, ha ricoperto ruoli importanti in aziende come Seditel Idea, Ufesa e Heinz Ibérica, oltre ad aver ottenuto un master all’Università di Siviglia. “Vogliamo fare calcio in maniera sostenibile e riportare entusiasmo” disse al suo insediamento, parlando con realismo a una città anestetizzata da troppi anni di oblio. Due anni dopo è arrivato il matrimonio con Cervera. Poi, l’estate scorsa, finalmente si è potuto festeggiare la promozione. Ovviamente a distanza, ma è stato ugualmente bellissimo.

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Pochi volti noti, la stella è Negredo

Per affrontare questo ritorno in Liga, il Cadiz ha investito solo 10 milioni di euro, portandosi però a casa diversi profili funzionali all’ottenimento dell’obiettivo. Per esempio, a parametro zero è arrivato Alvaro Negredo: il ‘Tiburon’, lo squalo, dopo anni a girovagare per l’Europa, ha accettato di tornare in patria, con il Cadiz che ha ripetuto, a un anno di distanza, l’operazione del Granada con Roberto Soldado. Dal Rosario Central invece è stato acquistato il portiere argentino Jeremias Ledesma, decisivo a Eibar.

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Sempre per l’attacco, la dirigenza andalusa ha preso Alvaro Gimenez, ex Birmingham, ma soprattutto Anthony Lozano. Il ‘Choco’, nato in Honduras ma ormai trapiantatosi definitivamente in Spagna, ha militato nel Valencia e nel Barcellona, prima di passare al Girona. Il Cadiz lo ha riscattato dopo averlo preso in prestito l’estate scorsa, mettendolo al centro dell’attacco e sfruttando la sua grande qualità, fuori scala per una seconda divisione.

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Il Cadiz, Negredo a parte, non vanta profili di grande qualità né, tantomeno, di lunga militanza in Liga, ma è costruito in maniera funzionale. Per esempio, in questo primo scorcio di stagione sta facendo molto bene il terzino sinistro Alfonso Espino, uruguayano e in odore di nazionale, così come l’ala destra Salvi Sanchez, una seconda linea in grado di incidere a partita in corso. Tutti utili, nessuno indispensabile: è questa la filosofia portante del Cadiz. Che vuole salvarsi, per festeggiare ancora.

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