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Biraghi, perché è il valore aggiunto della Fiorentina

Cristiano Biraghi è il leader di una Fiorentina ancora in cerca di identità. Una buona notizia per i tifosi viola e per Mancini, che lo tiene in considerazione per l’Europeo

La classe di Ribery? Il talento di Vlahovic? La solidità di Pezzella e Milenkovic? Niente di tutto questo: il vero top player di questa prima parte di stagione della Fiorentina si chiama Cristiano Biraghi. Il termine è forte, ma davvero il laterale sinistro viola sta giocando un campionato sopra le righe, soprattutto se consideriamo il contesto difficoltoso nel quale è obbligato a esprimersi.

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La Fiorentina, passata di recente dalla gestione Iachini alla cura Prandelli, sta avendo un rendimento abbastanza discontinuo, fatica a tornare a vincere e, anche a livello di prestazioni, non è che i tifosi viola possano ritenersi particolarmente soddisfatti. Qualche spiraglio recente c’è stato, ma è ancora presto per cantare vittoria. In tutto questo Biraghi, vero leader della squadra, è stato uno dei pochi a salvarsi.

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Fonte immagine: @Fantacalcio (Twitter)

Biraghi, decisivo per caso

Eppure Cristiano Biraghi, alla Fiorentina di quest’anno, nemmeno doveva esserci. Tutt’altro, perché in teoria la dirigenza viola aveva un accordo di massima per il riscatto del calciatore da parte dell’Inter, che in cambio avrebbe messo il cartellino di Dalbert. Le prestazioni del brasiliano, però, sono state così poco convincenti che in Toscana non ne hanno più voluto sapere.

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Così, mentre Dalbert tornava alla base, Biraghi ritrovava il pubblico fiorentino dopo un anno di esperienza altrove. La piazza non lo ha mai apprezzato più di tanto nel primo anno in viola. Impreciso, disattento, un calciatore da rendimento medio come ce ne sono tanti, si diceva. Invece Biraghi ha fatto cambiare idea a tutti, con il lavoro e l’abnegazione di chi è cosciente dei propri mezzi.

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Un ritorno in grande stile

L’anno di Milano ha cambiato Biraghi, rientrato con un altro spirito e la voglia di fare il salto di qualità. Dopo aver lasciato l’Inter da comprimario – nonostante le 39 presenze, condite da 3 gol e 7 assist -, il laterale quest’anno ha segnato 1 gol e messo a referto 3 passaggi decisivi. Ciò che però ha impressionato maggiormente è l’impatto avuto in un sistema atto a esaltarlo.

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Nonostante i risultati, infatti, Biraghi era già il valore aggiunto della Fiorentina di Iachini. E, quando Prandelli ha deciso di passare alla difesa a quattro arretrandolo sulla linea dei terzini, il 28enne di Cernusco ha sofferto il fatto di dover coprire meno metri di campo. Biraghi infatti si esprime bene quando può affondare su tutta la fascia, abbinando qualità e quantità in fase difensiva e offensiva.

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A testimoniarlo sono i numeri stagionali, che lo vedono come uno dei laterali tiratori migliori della Serie A e, soprattutto, come uno dei crossatori più precisi del campionato. Iachini prima e Prandelli (in parte) poi, stanno provando ad affinare un asse di gioco con Ribery, che sui filtranti di Biraghi riesce a diventare pericoloso tra le linee.

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Fonte immagine: @OptaPaolo (Twitter)

L’eredità di Conte e la Nazionale

“Sono tornato perché credo in un progetto tutto nuovo” ha detto Biraghi il giorno della presentazione alla stampa, confidando di aver avuto in Antonio Conte un grande maestro. Ma “la società ha fatto di tutto per chiudere l’operazione”, facendo sentire il terzino fondamentale sin dai primi approcci. E pensare che, solo un anno prima, l’agente Giuffredi aveva parlato di Conte come fattore decisivo per scegliere l’Inter.

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Per Biraghi giocare è fondamentale, perché in ballo non c’è solo una salvezza da raggiungere il prima possibile, ma anche una Nazionale e un Europeo da conquistare. Il giocatore è sicuramente nelle rotazioni che ha in testa Mancini: di recente, ha giocato la partita di Nations League contro la Bosnia e l’amichevole contro la Moldavia, prendendosi il posto di titolare sulla sinistra.

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Andrea Bracco
Cuneese, ha fondato il primo sito di calcio sudamericano in Italia e collaborato con diverse realtà editoriali di importanza nazionale, come Ultimo Uomo e Rivista Undici. Liga e Sudamerica le sue stelle polari, il calcio minore la sua debolezza.

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