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Giovani, poco budget ma tante idee: come il Barnsley sta stupendo la Championship

Il Barnsley sta avendo una stagione sorprendente in Championship, e dietro ai suoi successi c’è un progetto ambizioso, tra Moneyball e Red Bull

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Quasi retrocesso l’anno scorso, ma in lotta per la promozione oggi: il Barnsley non perde da 10 partite in Championship, la seconda serie inglese, e al momento occupa la sesta posizione in classifica.

Un risultato eccellente se consideriamo che stiamo parlando della squadra col budget più basso del campionato e la rosa più giovane. Dietro tutto questo, però, c’è una società seria, gestita con accuratezza e con una precisa filosofia: prudente sul mercato quanto coraggiosa in campo, due concetti apparentemente opposti tenuti insieme da un modo di pensare decisamente moderno.

Il Moneyball nel calcio

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Sembra quasi scontato dire che un club che sceglie i propri giocatori tramite un’accurata analisi dei dati statistici si sia ispirato a Moneyball, il film del 2011 con Brad Pitt (in Italia noto anche come L’arte di vincere) che racconta l’impresa degli Oakland Athletics. E invece, nessuna squadra di calcio merita questo paragone quanto il Barnsley, non foss’altro perché tra i suoi principali azionisti c’è anche Billy Beane, il general manager protagonista del film.

A coinvolgerlo nel progetto è stato Chien Lee, ricco investitore statunitense di origine cinese e oggi uno dei grandi boss del calcio europeo: già proprietario del Nizza fino al luglio 2019, Lee possiede anche il Thun in Svizzera, l’Ostenda in Belgio, l’Esbjerg in Danimarca e il Nancy in Francia.

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Nel dicembre 2017 ha aggiunto al portafoglio anche il Barnsley, che a fine stagione venne però retrocesso in League One. Per il rilancio del club, Lee coinvolse Beane, che importò nel calcio la filosofia che lo ha reso celebre nel baseball.

Un affare ambizioso, poiché il Barnsley è un po’ la regina delle piccole del calcio inglese: non vede la Premier League dal 1998 e, per contro, vanta il record assoluto di partecipazioni alla seconda divisione (77). Proveniente da una cittadina industriale e mineraria del South Yorkshire, in bacheca vanta un solo grande trofeo, la FA Cup vinta nel lontano 1912.

I piani di Mr. Lee al Barnsley

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“È una piccola città, per cui la squadra di calcio è la sua identità” ha spiegato Lee nel 2018 in un’intervista. Quello che potrebbe sembrare un bizzarro sfizio di un ricco imprenditore d’origine asiatica è in realtà un’operazione commerciale studiata a puntino, perché Chien Lee non si muove a caso: in Francia, ha trasformato il semisconosciuto Nizza in una delle migliori realtà della Ligue 1, rendendola molto popolare in Asia. Barnsley è una città piccola dove però gli asiatici rappresentano oltre l’1% della popolazione, più degli afrodiscendenti.

 

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E ovviamente la scelta di coinvolgere Beane nella società, pur con un ruolo marginale (è nella proprietà, ma resta negli Stati Uniti a occuparsi di baseball) è una mossa mediatica volta a rafforzare l’identità del club. Anche se l’interesse del manager della Florida per il calcio è noto, dato che in passato ha collaborato con i San José Earthquakes ed è stato consulente dell’AZ Alkmaar.

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Il progetto del Barnsley

Una filosofia che si posa bene con un tipo di gioco moderno e spettacolare, per il quale il Barnsley ha scelto di guardare in particolar modo alla scuola tedesca: nel 2018 è stato ingaggiato come allenatore Daniel Stendel, ex-Hannover 96; dopo di lui è stata la volta di Gerhard Struber, formatosi nelle giovanili del Salisburgo e poi emerso alla guida di Liefering e Wolfsberger. Lo scorso ottobre si è scelto di puntare su Valerien Ismael, francese ma formatosi in Bundesliga e reduce da un’ottima stagione alla guida del LASK Linz.

L’obiettivo è mantenere una rosa molto giovane (il più anziano del gruppo è il bomber Cauley Woodrow, 26 anni) e focalizzata sull’atletismo: la statistica che viene tenuta principalmente d’occhio dagli analisti e dagli scout del Barnsley è quella dei passaggi per azione difensiva, che evidenzia l’intensità che un giocatore mette nel recupero del pallone.

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“Se notiamo un giocatore davvero di talento, con gol e assist sopra la media ma che non può sostenere il pressing difensivo, allora lo scartiamo” spiega Dan Murphy, chief executive del Barnsley. In questo modo sono stati messi assieme giocatori sconosciuti ai più, come il pilastro difensivo Mad Juel Andersen, scovato tra i danesi del Horsens, il terzino kenyota ex-Leeds Clarke Oduor, il regista scozzese Alex Mowatt, che giocava in terza serie all’Oxford United. Fino, da ultimo, a Daryl Dike, 20enne punta arrivata in prestito dall’Orlando City a febbraio e che oggi fa gola a vari club di Premier League.

Questo spiega anche le difficoltà degli anni passati: il Barnsley ha un progetto che richiede tempo, per far maturare i propri giocatori e trovare la fiducia di cui hanno bisogno. Ora che sembrano aver ingranato, inizia la nuova fase del piano, che grazie alle multiproprietà internazionali di Lee mira a emulare la struttura della Red Bull e affermarsi come un club globale di successo.

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Valerio Moggia
Valerio Moggia
Nato a Novara nel 1989, è il curatore del blog Pallonate in Faccia, ha scritto per Vice Italia e Rivista Undici, e collabora con la rivista digitale Linea Mediana.

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