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La stagione del Liverpool può svoltare con Fabinho

Nessun giocatore come Fabinho ha vinto più contrasti del brasiliano durante il match di Champions League contro il Lipsia. E Klopp se lo coccola

La bella doppia prestazione sfoderata contro il Lipsia riporta un po’ di ottimismo in casa Liverpool. I Reds in campionato non se la stanno cavando benissimo, ad anni luce di distanza dal primo posto e usciti, recentemente, sconfitti dalle ultime cinque partite disputate ad Anfield Road. Invece in Champions League le cose vanno bene: dopo la stagione scorsa, con l’inopinata eliminazione agli ottavi di finale da parte dell’Atletico Madrid, quest’anno i quarti di finale sono arrivati.

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Nel match giocato contro i tedeschi sul campo neutro di Budapest si è particolarmente messo in mostra Fabinho, centrocampista brasiliano che, per questioni di emergenze legate a infortuni e positività al Coronavirus, quest’anno ha ruotato in più ruoli all’interno dello scacchiere tattico di Jurgen Klopp. La sua prestazione si è contraddistinta non solo per l’apporto concreto alla manovra, ma banalmente anche per i numeri messi insieme. Le due cose, amalgamate, impongono quindi delle riflessioni.

fabinho
Fonte immagine: @TheAnfieldBuzz (Twitter)

Fabinho è un risorsa fondamentale

Parliamo innanzitutto di posizione in campo: dopo diverse partite giocate da difensore centrale, Fabinho è stato nuovamente schierato nella posizione di mediano, a schermo davanti alla difesa nel 4-3-3 di Klopp. Il ritorno alle origini è stato possibile grazie al lancio in difesa del giovanissimo Nathaniel Philipps, con il manager tedesco che ha così preso due piccioni con una fava. Dentro un giovane da testare su un palcoscenico di livello e, di conseguenza, Fabinho può tornare al suo posto.

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Una doppia situazione vincente: il Liverpool ha chiuso senza subire gol e Fabinho ha sfoderato una grande partita, vincendo più contrasti di tutti gli altri calciatori presenti in campo, riserve comprese. Klopp si è soffermato a parlare della prestazione del suo calciatore: “Chiariamo una cosa – ha detto il tedesco – tutti vogliamo Fabinho da numero 6. Ho dovuto spostarlo per esigenza ma so benissimo quanto può darmi in quella posizione”.

Diga insuperabile

“Ha giocato bene – ha continuato Klopp – facendo quello che gli ho chiesto. Inoltre metterlo in quella posizione mi permette di spostare Wijnaldum nel ruolo di interno, dove Gini ha molta più libertà di inserirsi davanti. I tre centrocampisti hanno giocato molto bene, aiutando sia l’attacco che la difesa”.

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Inoltre, con la presenza del brasiliano da vertice basso, anche Thiago – uno dei più deludenti di questa stagione – si è potuto concentrare nello sfoderare una partita aggressiva soprattutto in fase di non possesso, senza troppe preoccupazioni in costruzione. Ma Fabinho in difesa, come accennato da Klopp, è stato semplicemente un’esigenza del momento.

 

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Difensore d’emergenza

Gli infortuni di Gomez e van Dijk, infatti, si sono protratti oltre modo e dal mercato è arrivato l’interessante, ma evidentemente ancora acerbo, Ozan Kabak. Il turco è senza dubbio un profilo spendibile per il futuro, ma per il momento – pur essendo già attivo nelle rotazioni della squadra titolare – non può essere quello attorno al quale costruire la difesa del presente.

Nonostante il Liverpool non faccia un giro palla difensivo ossessivo, ma provi a giocare un calcio più diretto facendo tanti metri con meno passaggi possibili, Fabinho è servito spesso per saltare la prima linea di pressione avversaria e giocare palla sul centrocampo (o sulle fasce), in modo da imbastire rapidamente il ribaltamento del campo, ma questo non sempre ha funzionato proprio perché in mezzo, tra Thiago e Wijnaldum, nessuno ha nelle corde la verticalizzazione improvvisa. Con il rientro degli assenti però Klopp può tirare un sospiro di sollievo. E Fabinho, finalmente, torna al suo posto.

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Andrea Bracco
Cuneese, ha fondato il primo sito di calcio sudamericano in Italia e collaborato con diverse realtà editoriali di importanza nazionale, come Ultimo Uomo e Rivista Undici. Liga e Sudamerica le sue stelle polari, il calcio minore la sua debolezza.

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