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Fonte Immagine: @liverpoolfc (Instagram)

Il Liverpool sconosciuto: gli analisti che hanno aiutato Klopp a costruire i suoi Reds

Il Liverpool non è solo il genio tattico di Klopp o l’estro dei suoi straordinari attaccanti: dietro ai successi del club inglese c’è un rivoluzionario approccio ai dati matematici, che sta facendo dei Reds il club dominante nel settore della football analytics.

IL SIVIGLIA STA FACENDO COSE IMPORTANTI

Nello scorso weekend di Premier League, il Liverpool ha travolto 3-0 i rivali per il titolo del Leicester City nonostante sei assenze cruciali. Il giorno prima, l’Inghilterra del rugby otteneva una grande vittoria 18-7 sull’Irlanda. Cosa lega questi due risultati eccezionali? Un uomo di nome Ian Graham, che col calcio sembra non c’entrare praticamente nulla: è un fisico teorico, con un PhD a Cambridge concluso nel 2005, che da circa otto anni lavora al Liverpool.

Eddie Jones, l’allenatore della Nazionale di rugby, ha rivelato nel post-partita con l’Irlanda di aver letto Believe Us, un libro di Melissa Reddy sulla storia del Liverpool di Jurgen Klopp, uscito da poche settimane, e di aver scoperto del lavoro fondamentale di Graham nell’analisi dei dati per la preparazione tattica dei Reds, così gli ha subito chiesto aiuto. La vittoria sull’Irlanda è il frutto anche dei consigli del fisico, e ora l’Inghilterra del rugby sta lavorando alla creazione di un proprio team di analisti.

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Come tutto è iniziato

Dobbiamo fare un salto indietro fino al marzo 2012, quando il Liverpool è passato nelle mani della nuova proprietà statunitense, Fenway Sports Group, dal 2002 a capo anche dei Boston Red Sox, una delle più note squadre di baseball al mondo. All’epoca, FSG tentò subito di portare a Boston Billy Beane, il geniale manager degli Oakland Athletics e guru dell’applicazione dei dati matematici nello sport, la cui storia è raccontata nel film Moneyball – L’arte di vincere, ma l’affare non si concretizzò.

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Nel 2014, Kurt Badenhausen descriveva FSG su Forbes come “il più sofisticato e sinergico attore nell’epoca dei conglomerati sportivi internazionali”. Quando la multinazionale americana entrò nel Liverpool, esisteva già un reparto analisti guidato da qualche mese da Michael Edwards: si trattava di un ex-terzino di Football League 1, la terza serie del calcio inglese, che dopo la carriera da giocatore aveva insegnato informatica alle superiori; nel 2003, durante l’epoca pionieristica dell’analisi dati nel calcio, l’azienda ProZone lo ingaggiò e lo inserì nel team che lavorava per il Portsmouth.

Edwards si occupava di dati e analisi di mercato, e strinse un ottimo rapporto con l’allenatore Harry Redknapp, che nel 2008 lo volle con sé al Tottenham, dove assieme costruirono la rinascita degli Spurs, fino al passaggio di Edwards al Liverpool. Qui, sotto la nuova proprietà, ha scalato le posizioni dirigenziali fino a diventare direttore sportivo nel 2016, segnalandosi come un eccezionale uomo mercato: sua l’idea di puntare su Firmino, Mané e soprattutto Salah, convincendo Klopp a preferire l’egiziano a Julian Brandt.

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È stato Edwards a voler investire su un moderno settore di football analytics, ingaggiando subito Graham, che aveva già voluto al Tottenham. Quest’ultimo ha chiesto di poter scegliere un proprio team, con cui elaborare nuove metodologie di lavoro, per rivoluzionare l’analisi matematica del calcio. Il suo primo nome è stato quello di Will Spearman, un texano con una laurea in fisica delle particelle conseguita ad Harvard ed ex-dipendente del CERN: a lui è stata affidata la ricerca sul lungo periodo, dedicata alla sviluppo di nuovi modelli matematici.

Assieme a lui, al Liverpool è arrivato l’astrofisico Tim Waskett, che è subito divenuto uno degli uomini chiave del settore scientifico dei Reds. Successivamente, alla squadra si sono aggiunti un ex-campione di scacchi a livello giovanile e professionista del settore energetico come Dafydd Steele, e due responsabili degli aspetti tecnologici del club, Mark Howlett e Mark Stevenson.

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Molte società di calcio hanno un reparto di analisi dati, ormai, ma nessuna ci fa affidamento come il Liverpool. I rossi del Merseyside, grazie all’esperienza della proprietà americana, hanno orientato la gestione sportiva del club verso gli studi matematici, dando grande spazio a ciò che il team di Graham produce.

Come funziona, nello specifico

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L’aspetto più importante degli studi del team di Graham è quello che riguarda il controllo del campo e la gestione degli spazi. Liverpool.com, un sito che segue da vicino tutte le questioni interne al club inglese, ha pubblicato uno straordinario approfondimento su questo lavoro, con tanto di grafici usati dagli stessi analisti del club per illustrare il proprio lavoro.

Waskett ha spiegato che lui e i suoi colleghi elaborano le informazioni generando grafici delle diverse situazioni in cui il Liverpool è in controllo del pallone e deve avviare l’azione offensiva. I grafici evidenziano le aree statisticamente controllabili dagli avversari e quelle invece dai compagni, suggerendo verso quali sia meglio indirizzare il pallone. Per ognuna delle possibili situazioni, vengono preparati ulteriori studi che indicano la probabilità che queste hanno di trasformarsi in gol nel giro di 15 secondi.

La stessa cosa, ovviamente, viene applicata per le transizioni e per la fase difensiva: questo è uno dei motivi per cui, nonostante la tragica scarsità di difensori dovuta agli infortuni che il Liverpool sta affrontando in questo perodo, i Reds siano ancora primi sia in campionato che nel girone di Champions League, dove non hanno ancora subito nemmeno un gol.

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Il primo a raccontare con dovizia di particolari la straordinaria rivoluzione scientifica del Liverpool è stato, nel maggio 2019, Bruce Schoenfeld del New York Times (quotidiano che peraltro detiene parte delle quote dei Red Sox assieme a FSG). Il suo articolo prende il via da una discussione tra Graham e Klopp del 2015, dopo l’arrivo del tecnico tedesco al Liverpool, in cui l’analista mostrò i dati di un match della stagione precedente, in cui il Borussia Dortmund di Klopp aveva dominato il piccolo Mainz e alla fine aveva perso 2-0.

Integrare dati scientifici e gioco del calcio non è facile, e arrivati a questo punto della lettura potrebbe essersi venuto il sospetto che il vero merito dei successi del Liverpool non sia dell’allenatore ma degli analisti. Ovviamente non è così: Graham e soci forniscono al manager dei dati che suggeriscono possibili sviluppi del gioco, ma non danno soluzioni precise; è Klopp, in definitiva, che deve trasformare quei numeri in calcio, renderli coerenti con una determinata impostazione tattica e con le caratteristiche dei suoi giocatori. I quali, poi, sono quelli che prendono le vere decisioni in campo e influenzano realmente il risultato.

Ma il ruolo degli innovativi analisti del Liverpool è stato comunque decisivo, in quanto parte di un tutto che, in questi anni, si è imposto come una delle realtà più spettacolari, solide e vincenti al mondo. Ed è stato lo stesso Klopp, in fondo, a riconoscere che senza gli studi di Graham la dirigenza probabilmente non lo avrebbe ingaggiato come allenatore dei Reds.

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