Home Serie A Gosens ma non solo: Atalanta, la fabbrica di esterni

Gosens ma non solo: Atalanta, la fabbrica di esterni

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Fonte: Instagram @robingosens

Da Conti al talentuoso olandese: durante la gestione Gasperini, i laterali di centrocampo si sono rivelati fondamentali per l’Atalanta

C’è una squadra italiana che, ormai da diversi anni, sta facendo stropicciare gli occhi a tutto il mondo. Si tratta dell’Atalanta di Gian Piero Gasperini, uno dei progetti tecnici più interessanti, ambiziosi e lungimiranti dell’intero panorama calcistico europeo. I risultati parlano per lei: dopo aver scalato velocemente le tappe, arrivando a sedersi al tavolo delle grandi, quest’anno la Dea è riuscita a spingersi fino ai quarti di finale di Champions League, competizione nella quale tornerà in campo ad agosto per provare a scrivere l’ennesima pagina indelebile dell’ultimo lustro.

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In campionato, ormai l’Atalanta va quasi considerata come la potenziale quarta forza della Serie A: anche in questa stagione, nonostante il lockdown, i bergamaschi sembrano non aver mai perso lo smalto dei tempi migliori, come ampiamente dimostrato dall’impatto avuto una volta tornati in campo. Alla travolgente vittoria col Sassuolo ha infatti fatto eco la rimonta pazzesca, da 0-2 a 3-2, messa insieme contro la Lazio, in un match di alta classifica che si è poi rivelato tra i migliori dell’intera annata.

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Atalanta, quanto incidono gli esterni: il top è Gosens

Ancora una volta, a risultare decisivo, è stato l’apporto dei due laterali di centrocampo. Hans Hateboer e Robin Gosens rappresentano due certezze per un’Atalanta che, dall’avvento in panchina di Gasperini, si è rivelata una vera e propria scopritrice di esterni. Il modulo adottato dal tecnico di Grugliasco esalta particolarmente la figura del classico laterale a ‘tutta fascia’, il quale deve avere caratteristiche ben definite per svolgere al meglio le consegne di un allenatore in grado valorizzare ogni risorsa consegnatagli dalla dirigenza.

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L’importanza dei laterali nel cosiddetto ‘metodo gasperiniano’ è fondamentale, perché i due interpreti hanno il compito di aiutare la difesa in fase di non possesso e, contestualmente, di inserirsi senza palla in area avversaria con movimenti costanti, divenendo decisivi in fase realizzativa. A confermarlo sono i numeri: con il gol segnato alla Lazio, Gosens è diventato – a livello statistico – il miglior esterno dell’intera gestione atalantina del mister piemontese. La crescita dell’olandese è stata clamorosa e in questa stagione la Dea raccoglie i frutti di quanto ha seminato ormai tre anni fa.

Era infatti l’estate del 2017 quando uno sconosciuto mancino tedesco approdò a Bergamo, pagato 900 mila euro dal piccolo Heracles Almelo. La prima stagione di apprendistato lo ha aiutato a inserirsi, la scorsa ha cominciato a far intravedere quelle qualità che hanno convinto Gasperini a incoronarlo come erede del partente Spinazzola (il 2018/19 lo ha chiuso con 3 gol complessivi). Poi, quest’anno, è arrivata l’esplosione definitiva: a oggi ha segnato 9 gol tra Serie A e Champions League, corredandoli da 6 assist. Numeri da attaccante, più che da laterale.

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Da Conti ad Hateboer: quante frecce sulla destra

Da poche ore quindi Andrea Conti non è più l’esterno più prolifico della storia recente dell’Atalanta. Anche se Gosens ha messo la freccia in corsia di sorpasso, però, l’attuale terzino del Milan rimane la rappresentazione plastica di come una plusvalenza nasca praticamente dal nulla. Gasperini lo lanciò in seguito a una serie di brutte prestazioni che gli stavano costando l’esonero e vinse la scommessa. Conti, alla pari dei vari Caldara, Gagliardini, Kessié e Cristante, colse l’occasione e terminò la sua prima vera annata da titolare con 8 reti.

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Nella stagione 2016/17 l’incidenza in fase realizzativa dei laterali toccò il 33%, una percentuale mai vista in Serie A e raggiunta sostanzialmente solo grazie alle grandi prestazioni offensive di Conti. Che, infatti, a Bergamo non ci rimane per molto tempo, visto che l’estate successiva viene acquistato dal Milan per 24 milioni di euro. Il suo posto viene così preso da Hans Hateboer, olandese classe 1994 acquistato per poco più di un milione di euro dal Groningen, a pochi giorni dall’arrivo di Gosens.

Titolare inamovibile sin da subito, Hateboer rappresenta in pieno la tipologia di calciatore che si esalta nel sistema di gioco di Gasperini. Abile in entrambe le fasi, spinge e difende con efficacia, ha tempi di inserimento impressionanti e in fase realizzativa si fa trovare spesso presente. Lo scorso anno ha chiuso con 5 gol e altrettanti assist, in questa stagione ha segnato solo due volte ma in entrambi i casi in Champions League. Reti e prestazioni pesanti, che lo hanno trasformato in un vero e proprio oggetto del desiderio per molti top club. Ma l’Atalanta lo valuta non meno di 25 milioni.

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Spinazzola e Castagne, le intuizioni di Gasperini

E che dire di Leonardo Spinazzola? Gasperini se lo è ritrovato in squadra reduce da due esperienze in Serie B con Perugia e Vicenza, trasformandolo in un laterale sinistro in grado di ricoprire con profitto anche il ruolo di esterno sull’out opposto. Spinazzola è rimasto a Bergamo per due stagioni, per poi fare ritorno alla Juventus. Oggi è alla Roma e nel giro della Nazionale, con la quale – fisico permettendo – ha buone possibilità di andarsi a giocare il prossimo Europeo.

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La panoramica si chiude con Timothy Castagne, anche lui arrivato per pochi spiccioli dal sempre florido campionato belga. Castagne, in passato vicino al Torino, oggi ha una valutazione di 20 milioni di euro pur essendo di fatto la prima riserva della coppia Hateboer – Gosens. Il motivo? Ormai l’Atalanta, grazie al lavoro della dirigenza e ai risultati raggiunti, si è creata uno status importante e può permettersi di richiedere certe cifre per i propri tesserati.

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Parlandone dal lato squisitamente tattico, Castagne può giocare su entrambe le fasce e assicura qualità e quantità sia in fase di attacco che in ripiegamento, e all’occorrenza si muove addirittura terzino in una difesa a quattro. Nell’Atalanta ha comunque un ruolo importante e a 24 anni può ragionevolmente pensare a salire di livello già il prossimo anno. E per la Dea non ci sono problemi, perché probabilmente Sartori e Zamagna avranno già le idee chiare su come sostituire eventuali partenze. L’importante non è chi va, ma chi arriva per prenderne il posto. E a Bergamo, il mercato lo sanno fare discretamente bene.

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