Dani Olmo
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In un calcio che fa del dinamismo estremo e delle skills sovrumane le sue caratteristiche portanti, Dani Olmo rappresenta un caso unico. Le sue giocate, infatti, non sono mai “esagerate”, né mostrano un talento fuori dal comune come quello di Neymar e nemmeno un atletismo come quello di Adama Traoré.

Eppure il canterano del Barcellona non è un giocatore “banale”, e la semplicità racchiusa nei suoi dribbling e nei suoi passaggi lo ha portato a essere considerato uno dei trequartisti più promettenti d’Europa, anche se il suo impatto con la Bundesliga non è stato così devastante come ci si aspettava.

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L’addio al Barca e l’affermazione in Croazia

Anche in Croazia, dove era arrivato a sorpresa dalle giovanili del Barcellona, all’inizio fece fatica. Abituarsi a una cultura, a un calcio e a dei compagni di squadra completamenti diversi non è stato facile per un ragazzino spagnolo appena 16enne, che probabilmente di quello Stato non conosceva nulla.

I primi due anni con la Dinamo Zagabria, infatti, non furono straordinari e Dani Olmo sembrava un giovane come tanti altri, ma nella stagione 2017-2018, con Cvitanovic e Bjelica in panchina, il trequartista spagnolo divenne un elemento imprescindibile. La sua tecnica, straordinaria e semplicissima allo stesso tempo, aiutò la squadra a vincere il 19esimo titolo nazionale, e lui venne eletto miglior giocatore del torneo, grazie ai suoi 8 gol e 6 assist.

Le voci di un suo addio si fecero insistenti, ma Olmo decise di rimanere in Croazia per maturare ulteriormente, senza velocizzare la sua crescita. Una scelta che evidenziò l’incredibile maturità del ragazzo, che sarebbe potuto andare o in Serie A o in Premier League.

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La sua scelta si rivelò corretta e la stagione successiva fece meglio, realizzando 12 gol e 12 assist in tutte le competizioni, un buon risultato, che però non rappresentava appieno l’immensa qualità di cui Olmo disponeva.

Il suo talento, infatti, diventava sempre meno appariscente, come se le crescenti responsabilità che gravavano sulle sue spalle lo limitassero. Così non era, perché lo spagnolo stava semplicemente compiendo una transizione verso un modo di interpretare il calcio più moderno, che faceva della semplicità la sua arma migliore.

E questa semplicità gli consentì di brillare agli Europei Under-21 in Italia, che vinse con la sua Spagna. Fabian Ruiz venne eletto miglior giocatore del torneo, ma il vero trascinatore nella finale contro la Germania fu il trequartista della Dinamo, che infatti venne scelto come miglior giocatore della partita e venne inserito nella top 11 del torneo.

Tante, troppo aspettative in Bundesliga

Il grande calcio lo aspettava con ansia, ma lui decise di rimanere ancora alla Dinamo. L’inizio di stagione fu eccezionale, con Olmo che dominò non solo in campionato, ma anche in Champions League, dove finalmente le sue qualità trovarono il palcoscenico migliore per esprimersi.

Milan, Lazio e Juventus provarono a portarlo in Serie A, ma alla fine fu il Lipsia a convincere il classe e 1998 la Dinamo Zagabria con un’offerta da 35 milioni di euro (bonus inclusi). La squadra di Nagelsmann sembrava l’ambiente migliore per permettere al trequartista spagnolo di crescere, ma inizialmente la fatica fu tanta: nel poco spazio concessogli non fece intravedere quella qualità e quel talento che avevano convinto il Lipsia, e lentamente sprofondò in panchina.

La semplicità delle sue giocate non era più apprezzata. L’allenatore e i tifosi pretendevano tanto, forse troppo da un giocatore che non aveva mai giocato in un campionato così competitivo e dinamico come la Bundesliga.

La rinascita dell’eleganza

Nelle ultime partite, però, Dani Olmo sembra essersi finalmente preso il Lipsia. Con tre gol decisivi e soprattutto con tante giocate di qualità lo spagnolo ha dimostrato non solo di essere un giocatore importante, ma anche di poter far da solo la differenza.

La sua doppietta contro l’Hoffenheim ne è una chiara prova: due gol apparentemente semplici, entrambi realizzati con il destro, entrambi sul primo palo. Nessuna giocata ad alto coefficiente di difficoltà, nessun accelerazione bruciante, solo pura classe e grande eleganza.

Perché nonostante tutto Olmo rimane un canterano del Barca e il tiki-taka, nella sua semplicità, fa parte di lui.

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