L’attuale crisi del Tottenham è raccolta nelle statistiche

Numeri impietosi per il Tottenham di Nuno Espirito Santo: mentre il portoghese è a un passo dall’esonero, le statistiche inchiodano il board

I 15 punti in classifica, a meno cinque dal quarto posto che significa qualificazione alla prossima Champions League, non sono un grande problema. O meglio, non lo sarebbero se la squadra in questione, in crisi aperta, non fosse il Tottenham.

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In casa Spurs infatti le cose non stanno andando benissimo e, nelle prossime settimane, si parla addirittura di un possibile e probabile esonero di Nuno Espirito Santo. Il manager portoghese non ha mai convinto in questi primi mesi di gestione e la società medita un cambio repentino.

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fonte: twitter (@Football__Tweet)

La folle estate del Tottenham

Che avrebbe comunque del clamoroso, soprattutto se si considera che Daniel Levy – numero uno del club – durante la presentazione di Nuno Espirito Santo aveva garantito che la scelta fosse stata fatta in chiave prospettica, assieme allo sforzo di mantenere i big in rosa affidando le questioni di campo a un nuovo direttore sportivo.

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E qui escono le prime incoerenze. Infatti, al storia estiva del Tottenham dice tutt’altro. In primis, la scelta principale di Fabio Paratici era Paulo Fonseca, allenatore stimato a tal punto che il dirigente aveva pensato a lui già per il dopo Pirlo alla Juventus.

In seconda battuta, era stato bloccato Gattuso, con la firma saltata in extremis per questioni extrasportive che riguardavano i rapporti tra la dirigenza inglese e l’agente Ramadani. Infine, vista la mancanza di alternative, si è bussato a Jorge Mendes, che ha veicolato il passaggio di Nuno al Tottenham portando contestualmente Bruno Lage al Wolverhampton.

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Tasche ingrassate, soldi facili e assistiti piazzati nel campionato più importante del mondo. Se non fosse che ora le carte in tavola sono cambiate, per giunta velocemente. I nomi di Fonseca e Gattuso sono tornati in auge, mentre Paratici è tornato su Antonio Conte, già tentato dal Manchester United. Un loop quasi temporale, dal quale gli Spurs non riescono a uscire.

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Fonte Immagine: @spursofficial (Instagram)

Le cause della disfatta

Parallelamente c’è anche il campo a testimoniare le difficoltà dell’attuale gestione tecnica del Tottenham. I londinesi hanno uno dei peggiori attacchi del campionato – 9 gol segnati, solo il Norwich ha fatto peggio -, uno dei coefficienti xG più bassi della Premier League e sono una delle squadre che producono meno azioni sia offensive che nell’ultimo terzo di campo.

Il che sfigura con ciò che le statistiche hanno detto nelle ultime stagioni. Inutile girarci intorno, al Tottenham non funziona nulla e per elencare i motivi di questa situazione non si sa nemmeno da che parte cominciare.

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L’involuzione di Harry Kane, che in estate ha fatto di tutto per andarsene, incide, così come incide la campagna acquisti estiva sciagurata portata avanti da Paratici, improntata su idee non concretizzate e il conseguente non rafforzamento di alcun reparto.

Carenza di gioco e qualità

Il risultato è sotto gli occhi di tutti, perché da una parte c’è una squadra che gioca poco e male a calcio – contrariamente al Wolverhampton di Nuno, che a parte l’ultimo anno era una delle squadre più propositive della Premier League -, dall’altra singoli che non incidono perché qualitativamente limitati.

 

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E ora Nuno Espirito Santo potrebbe pagare per tutti, in modo tale che la dirigenza possa almeno al momento controllare gli attacchi che arrivano da media e tifosi, da tempo sul piede di guerra per alcune decisioni totalmente prive di senso – chi ha menzionato il ritorno di Bale? – da un board che parrebbe aver esaurito le idee.

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E se da una parte gli Spurs sono attesi da un calendario sulla carta più soft da qui in poi, i recenti disastri messi insieme dalla squadra non lasciano ben sperare per il prossimo futuro. E Nuno, ormai, sembra il classico uomo sul ciglio di un burrone. Con una spinta cadrà giù, per lasciare spazio alla prossima vittima sacrificale.

 

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