Genoa-Venezia, dal paradiso all’inferno

Oggi si giocherà il match Genoa Venezia, una partita che evoca ricordi particolari ai tifosi rossoblù.

La squadra di Davide Ballardini ospiterà quella di Paolo Zanetti per un’importantissima sfida di bassa classifica: i tre punti in palio sono molto pesanti e nessuna delle due compagini può permettersi di commettere errori in uno scontro diretto.

Genoa Venezia, però, non sarà un semplice match per la salvezza. Per i tifosi rossoblù la partita con il club veneto non può che riportare indietro nel tempo, precisamente nel giugno 2005, quando quella che doveva essere una serata di festa, si è trasformata in una tragedia sportiva.

Genoa Venezia
fonte immagine: profilo Ig @genoacfc.1893

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Genoa Venezia, la partita

E’ l’11 giugno del 2005 e la città di Genova è completamente tinta di rossoblù: centinaia di palazzi sono vestiti di bandiere e striscioni e tra le strade del capoluogo ligure si respira un’aria di trepida attesa. Non è un trofeo da sollevare o un campionato da vincere la causa di tutto questo fermento, ma una semplice promozione in Serie A.

Dopo dieci lunghissimi anni di attesa, il Grifone è ad un passo dal ritorno nel massimo campionato italiano. La settimana prima, un oceano di diecimila genoani aveva invaso Piacenza, ma il 2-2 finale non era bastato a farli gioire. In vista dell’ultima giornata di campionato, la squadra allenata da Serse Cosmi e trascinata dalla coppia Milito-Stellone ospiterà il già retrocesso Venezia: quale avversario migliore per ottenere i tre punti?

Eppure, fin da subito, Genoa Venezia non sembra una partita già scritta: gli ospiti passano in vantaggio al tredicesimo minuto con il gol di Gonzalo Vicente, che gela un Luigi Ferraris tutto esaurito.  I padroni di casa spingono, attaccano, ma non riescono a trovare il pareggio. Almeno fino all’ultimo minuto del primo tempo, quando Diego Milito, di puro istinto, spinge in porta un cross di Marco Rossi.

Milito Genoa Venezia
fonte immagine: profilo Ig @genoacfc.1893

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La seconda frazione inizia con il Grifone completamente nella metà campo avversaria. I rossoblù sprecano tantissime occasioni, fino al tap-in vincente di Rossi. Sembra fatta per tutti, ma non per Luis Oliveira. L’attaccante di nazionalità belga pareggia i conti verso l’ora di gioco e gli spettri del passato tornano prepotentemente nelle menti di tutti i tifosi genoani.

A pensarla diversamente però c’è sempre Milito. Pochi minuti dopo il due a due, il Principe riceve il pallone il profondità, salta secco l’avversario e conclude alle spalle del portiere. Marassi esplode. La rimanente mezz’ora di gioco scorre via senza grossi pericoli e, al triplice fischio dell’arbitro Morganti, sugli spalti scoppia l’entusiasmo. Dopo dieci soffertissimi anni di attesa, il Genoa è tornato in Serie A…forse.

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Genoa Venezia, il post partita

Purtroppo per i tifosi genoani, infatti, Genoa Venezia non finisce con il fischio del direttore di gara. Tre giorni dopo la festa rossoblù, l’auto del dirigente del Venezia, Giuseppe Pagliara, viene fermata nei pressi della sede della Giochi Preziosi a Cogliate. A bordo gli agenti trovano una busta con 250 mila euro in contanti e un contratto di vendita riguardante il calciatore Ruben Maldonato, intestato al Genoa.

A causa della vicinanza con la sede dell’azienda del presidente del Genoa e di alcune intercettazioni telefoniche tra Preziosi e l’ex proprietario del club veneto Dal Cin, la disciplinare sportiva sospetta fin da subito che le due società si siano messe d’accordo per indirizzare l’esito dell’incontro.

Le sentenze di primo grado e quella di appello condanneranno il Grifone all’ultimo posto nel campionato cadetto, causando la retrocessione in Serie C e lacerando sul nascere tutti i sogni del popolo genoano.

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