Roma, Europa

Roma Europa

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Nel venticinquesimo anniversario di Roma – Slavia Praga, forse la partita che racchiude meglio l’essenza dell’essere romanista, alzi la mano chi non ha pensato alla beffa sempre dietro l’angolo, ad un Vavra qualunque pronto a spuntare a pochi minuti dalla fine, per interrompere bruscamente il sogno. Roma Europa, d’altronde, è sempre stato un rapporto a dir poco conflittuale.

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Chi ricorda I ragazzi della Terza C, serie TV famosissima andata in onda alla fine degli anni ’80 su Italia 1, sa che Chicco Lazzaretti, uno dei protagonisti del telefilm, arriva a perdere un jack-pot miliardario ad un quiz di Marco Columbro pur di negare l’esistenza di una finale di Coppa dei Campioni persa in casa, all’Olimpico, ai rigori: “Roma – Liverpool non si è mai giocata” – dice, togliendosi le cuffie prima di andare via.

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Poi c’è una sfortunatissima doppia finale di Coppa Uefa contro l’Inter nel 1991 – a proposito, anche qui ricorre un anniversario importante, sono 30 anni. Dopo aver perso a Milano 2 a 0, la Roma trova il gol della speranza a quindici minuti dalla fine, attacca e chiude l’Inter di Trapattoni nella propria area, ma non riesce a trovare il gol che la porta ai supplementari. La storia della partita con lo Slavia è leggenda: ribaltato un 2 a 0 subito a Praga, con la Roma in vantaggio per 3 a 0 al 115′ minuto, i cechi trovano la rete a 2 dalla fine dei supplementari sull’unico tiro in porta della serata.

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Roma Europa: i meriti di Fonseca

Paulo Fonseca ha l’aria dell’allenatore che non si cura della storia e della cabala, e fa bene. È molto poco romano, ha rispetto dell’ambiente ma non lo assorbe. Perché è un portoghese nato in Mozambico e la sua dimensione va molto al di là delle frasi di circostanza sull’ambiente romano e sulle sue radio. Sembra che gli scivoli tutto addosso, che ogni volta che è sull’orlo del baratro possa precipitare come un Willy Coyote qualunque, ma delle due l’una: o Paulo è più furbo o ha una grande visione, un progetto più grande nella testa.

Un progetto che va avanti nonostante la mancata qualificazione alla Champions dello scorso anno (e probabilmente a quella di quest’anno, almeno stando alla classifica), all’eliminazione in Coppa Italia per colpa (anche) dei cambi sbagliati, alla parziale assenza di una società, alle rinunce al suo giocatore più importante ogni volta che si avvicina una finestra di mercato.

Imperterrito Fonseca va avanti, alla ricerca di una dimensione europea che – stavolta grazie anche ad una buona dose di fortuna – adesso lo proietta in una semifinale di Europa League. Un traguardo non da poco, se consideriamo che l’Inter capolista è uscita malamente ai gironi di Champions e che la Juventus ha dovuto abdicare agli ottavi per mano di una squadra che vale grossomodo l’Ajax, se non meno.

Al di là di come finirà – ora la Roma dovrà andare ad affrontare un altro suo incubo europeo, il Manchester United che diede 7 gol ai giallorossi, tanto da ispirare una poesia di Valerio Mastandrea Li vedi rotolà su un prato all’inglese, come ‘na balla de fieno a Porta Portese. Poi parte un conto alla rovescia dei malrovesci che ce danno, pensi ancora “daje… basta poco!” si… ma quanno? – bisognerà valutare il lavoro di Paulo Fonseca anche in questa ottica. È un errore pensare che una stagione sia positiva solo quando porti a casa un trofeo, perché è altrettanto importante andare avanti e regalarsi notti di gala in Europa. Di aspettative, di speranze e anche di tifo. Cosa vogliono i tifosi in fondo, se non regalarsi più notti possibili come quelle dell’altra sera?

Chi era rimasto in terra sampietrina
era du’ giorni che nun dormiva come dormiva prima
er traffico nun c’era,
i semafori silenti,
i dentisti s’erano rifiutati de cavà li denti,
i televisori a palla coprivano li piatti apparecchiati,
qualcuno pannellava,
sciopero dei carbroidrati.

Derubricare il tutto alla sola conquista del trofeo è un esercizio utile più che altro a chi tifa contro. Vale ovviamente anche per la finale persa dall’Inter lo scorso anno contro il Siviglia e per le due sconfitte della Juve di Allegri in Champions. È vero, la storia la scrivono i vincenti, ma spesso la costruiscono i coraggiosi. E in questa categoria trova sicuramente posto Paulo Fonseca, che l’audacia e la bellezza l’ha cercata in Ucraina con lo Shakhtar Donetsk, dove si è seduto sulla panchina di Lucescu, probabilmente il suo vero modello, e che all’aggressività e all’intensità preferisce la circolazione del pallone e la ricerca quasi ossessiva della tecnica.

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Difficilmente trovano spazio nelle squadre di Fonseca giocatori poco tecnici e, nella sua dimensione europea, rientra anche quel credo davvero rivoluzionario per il calcio italiano: meglio la gioventù in difesa e l’esperienza in attacco, che viceversa. Perché Fonseca di difensori esperti se ne fa poco, preferisce di gran lunga ardore giovanile e incoscienza soprattutto in fase di costruzione. Insieme all’Inter – non dimentichiamo che anche Bastoni, Skriniar e De Vrij sono giovanissimi o giovani – la Roma è la squadra che fa la migliore costruzione del basso. Sicuramente sta pagando dazio in Italia, soprattutto nelle partite con le grandi, vero punto di debolezza di questa squadra, ma la strada è tracciata.

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L’errore sarebbe sicuramente quello di non seguirla. L’upgrade successivo potrebbe essere Fonseca stesso, cresciuto molto dopo due stagioni a Roma – lì dove Rudi Garcia, Spalletti ma anche atri illustri predecessori sono finiti nel vortice della Suburra, lui è riuscito a non farsi coinvolgere più di tanto – oppure Roberto De Zerbi, tentato però anche dal Skaktar. Non un caso, la palestra ucraina permette di sperimentare in Champions come poche altre: non c’è obbligo di vittoria, si parte da un impianto che funziona da anni e che ha una filosofia ben definita e si gioca per prendere confidenza con palcoscenici sempre più importanti.

L’errore più grande è pensare che a Roma sia differente.

La Roma ha conquistato, negli ultimi 40 anni, due scudetti, sette Coppe Italia e nulla in Europa. È una squadra che partendo dalla ricerca della dimensione internazionale può crescere tantissimo anche in Italia, tornando a lottare per qualcosa di importante. Intanto qualcosa di molto importante se lo va giocare tra un paio di settimane nel teatro dei sogni: ci vorrà coraggio, ci vorrà incoscienza e sono piuttosto certo che Fonseca allontanerà tutti i brutti ricordi ricordi facendo quello che sa fare meglio: farseli scivolare addosso. Invitando i giocatori a fare una cosa poco italiana e molto europea: godersela.

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