Il dopo Dzeko della Roma dipenderà dall’allenatore

Si guarda al dopo Dzeko nella Roma, con il bosniaco probabile partente e tre opzioni in attacco per sostituirlo

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La Roma sta vivendo una stagione altalenante con risultati postivi in Europa e un settimo posto in Serie A da cui non può né scendere né salire. Il principale indiziato per questa situazione è Paulo Fonseca, il quale è colpevole di non aver mai creato un feeling adeguato con un ambiente romanista sempre molto difficile da decifrare.

Lo spogliatoio è privo di una vera guida, poiché Edin Dzeko, nonostante la fascia di inizio campionato, non è mai stato convinto di rimanere in giallorosso e a ogni finestra di calciomercato cerca una destinazione nuova. I risultati non aiutano ad amalgamare un gruppo particolarmente vario e l’allenatore non è riuscito a trovare la chiave per la svolta, continuando a parlare di mancanza di personalità da parte della rosa.

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Per il bosniaco, questa estate sembra quella giusta per fare le valigie e andare altrove. La Roma si sta già muovendo sul mercato e ha individuato tre nomi che potrebbero sostituire agevolmente Dzeko: Vlahovic, Zapata e Belotti. La scelta dipenderà dal tipo di allenatore che siederà sulla panchina giallorossa la prossima stagione.

Dopo Dzeko: Vlahovic, il favorito

Il principale indiziato a sostituire il bosniaco è Dusan Vlahovic. L’attaccante serbo, in questa stagione ha giocato 29 partite, segnato 15 gol e fornito 2 assist, numeri importanti per un giocatore classe 2000 (escludendo Haaland). Alto 1.90, Vlahovic è un attaccante al quale piace giocare fuori dall’area di rigore ma che ha anche grandi doti aeree. La qualità tecnica è fuori discussione e le giocate a sostegno dei compagni sono diventate sempre maggiori.

Vlahovic
Fonte: @DV9 (Instagram)

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In quest’anno ha migliorato le sue transizioni positive e la capacità di copertura del pallone per far rifiatare la squadra. A 21 anni è diventato uno dei migliori bomber della Serie A con 1 gol ogni 147 minuti di gioco. Per caratteristiche è quello che più si avvicina all’Edin Dzeko nel suo prime e per questo sarebbe perfetto per la Roma attuale. Nel caso in cui arrivasse un allenatore più “palleggiatore” il serbo potrebbe avere qualche problema perché il dribbling in spazi stretti non è una delle sue armi principali.

Dopo Dzeko: Zapata, la rottura col passato

Le caratteristiche di Zapata non sono paragonabili a quelle di Dzeko, per questo motivo segnerebbe un elemento di discontinuità con il passato. Nelle sue 29 presenze ha segnato 13 gol e fornito 8 assist, trovando in Muriel il partner ideale per le proprie qualità. In una squadra come l’Atalanta, in cui le capacità fisiche sono sublimate in un gioco che richiede continua riaggressione della palla e transizioni (o mini-transizioni) positive fulminee, Duvan riesce ad esprimersi al massimo potenziale possibile.

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La capacità di giocare con a fianco un giocatore più mobile e che lavori il primo pallone per lui, lo inglobano in un calciatore più adatto a un attacco a 2 che a un bomber solista. Gli 8 assist non sono un caso. Nella Roma attuale potrebbe faticare, soprattutto perché non riuscirebbe a lavorare il pallone con la stessa delicatezza di Dzeko, ma nel caso in cui arrivasse Juric (il discepolo di Gasperini per eccellenza) sulla panchina della Roma, il discorso cambierebbe.

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Fonte: Instagram @duvanzapata91

Dopo Dzeko: Belotti, l’uomo della svolta

Il più vociferato, sia sponda Roma che Milan, è sicuramente Belotti. La stagione fallimentare del Torino porterà a un cambiamento radicale della rosa e il Gallo potrebbe non rientrare nei piani di Cairo. La squadra capitolina ha avviato i primi contatti ma, ripeto, tutto dipenderà dalla scelta dell’allenatore.

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Belotti è un giocatore particolare e, forse, un eterno incompiuto. Ai tempi del Palermo era definito il nuovo futuro della Nazionale ma, nonostante sia una dei tre attaccanti nelle rotazioni di Mancini, non ha mai rispettato fino in fondo le aspettative. In questa stagione ha messo a referto 12 gol e 6 assist in 27 partite, riuscendo, insieme a Nicola, a tenere a galla una squadra destinata alla retrocessione. Con Giampaolo, però, Belotti era a suo agio e segnava a ripetizione, finendo per diventare determinante ma sconfitto.

Le sue caratteristiche sono adatte a schemi tattici in cui le prime punte debbano fare solamente quello di mestiere e non siano costrette a compiti di regia o di smistamento palloni. Belotti è un agonista ma pecca molto dal punto di vista tecnico. Per questo motivo, se sarà lui la scelta di Tiago Pinto, vorrà dire che il futuro allenatore romanista sarà un nome a sorpresa.

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Fonte: @po.golu (Instagram)

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