Premier League, lotta al razzismo: i club boicottano i social

Il razzismo in Premier League ha portato le leghe professionistiche a prendere seri provvedimenti: per proteste, i club oscureranno i propri social per un intero weekend

Il mondo del calcio inglese si unirà per una protesta di quattro giorni contro le ormai reiterate manifestazioni di razzismo sui social network, in particolar modo contro i calciatori. Lo faranno “spegnendo” i rispettivi social network per quattro giorni consecutivi a partire dal prossimo weekend: le società, in lotta contro le grandi aziende che non fanno nulla per arginare questa deriva di intolleranza, non posteranno nulla per 96 ore filate, lasciando i fans senza aggiornamenti.

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Una decisione forte, simbolica, ma anche doverosa visti gli insistenti episodi che coinvolgono sempre più atleti di colore. L’intero prossimo weekend non verrà quindi coperto, in modo tale da dare il là a una campagna di sensibilizzazione profonda promossa dagli stessi club. La goccia che ha fatto definitivamente traboccare il vaso è rappresentata dagli attacchi vigliacchi al terzino del Liverpool, Alexander-Arnold, insultato su Twitter e Instagram.

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Fonte: Instagram @kop_for_lfc

Razzismo in Premier League: la protesta della FA

La Football Association ha affermato che gli eventi che hanno coinvolto il campione inglese devono essere da stimolo per provare a cambiare qualcosa, perché il calcio è uguaglianza e inclusione, e non intolleranza e razzismo.

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Gli organi calcistici, inoltre, hanno anche fatto riferimento alle richieste avanzate a febbraio alle società di social media per bloccare o rimuovere rapidamente i post offensivi, migliorare la verifica degli account e offrire assistenza attiva alla polizia per identificare e perseguire i creatori di post offensivi. Tuttavia, la risposa delle multinazionali non è stata ritenuta soddisfacente.

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“Con questa decisione – si legge nel comunicato della FA firmato anche da Kick It Out, associazione che si impegna nella lotta al razzismo all’interno dello sport – ribadiamo queste richieste nel tentativo di arginare il flusso incessante di messaggi discriminatori e garantire che ci siano conseguenze nella vita reale per chi utilizza le piattaforme per questo tipo di manifestazioni”.

Il ruolo del Governo

Il problema del razzismo in Premier League è ormai una piaga consolidata, tanto che la FA ha più volte richiesto l’intervento del Governo per essere aiutata in questa battaglia di civiltà. Edleen John, direttore delle relazioni internazionali e degli affari aziendali della FA e co-partner per l’uguaglianza, la diversità e l’inclusione, ha dichiarato: “È semplicemente inaccettabile che le persone continuino a incassare questi abusi”.

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Questa cosa va risolta rapidamente – ha continuato la John. Due anni fa diversi calciatori hanno preso parte alla campagna #Enough, un boicottaggio sui social media durato 24 ore per protestare contro il razzismo. D’altronde i social rappresentano il modo più rapido di comunicazione tra fan e calciatori. Alcuni account hanno un bacino d’utenza impressionante: l’attaccante del Manchester City Raheem Sterling, ad esempio, ha 2,7 milioni di follower su Twitter. Eppure il razzismo online nei confronti dei calciatori neri sembra essersi intensificato.

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Richard Masters, amministratore delegato della Premier League, ha affermato che le diversità sono uno dei punti di forza del calcio: “Parliamo di uno sport diverso, che riunisce comunità e culture di ogni provenienza: per questo la competizione migliora sempre di più”. Gli fa eco David Birch, ad della English Football League: “Io ho stesso ho sollecitato la collaborazione tra le piattaforme, il governo, la polizia e i pubblici ministeri: attendiamo ancora risposte concrete”.

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