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Martial deve decidere cosa vuole essere da grande

Anthony Martial si ritrova ora nuovamente in discussione, a secco di gol in Premier League e in crisi d’identità. A quasi 25 anni, è giunto per lui il momento della verità

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Il tabellino stagionale di Anthony Martial in Premier League è abbastanza sconfortante: 5 partite, 0 gol, 1 assist e 1 cartellino rosso. Più espulsioni che reti, come sottolineato dal Guardian, per un attaccante di cui da tempo si parla moltissimo ma che oggi, a quasi 25 anni, sembra non aver ancora risolto i suoi problemi di rendimento.

La scorsa stagione sembrava essere stata finalmente quella della svolta, con 17 reti e 7 assist che erano stati decisivi nell’ottima annata del Manchester United, arrivato terzo in campionato e in semifinale di tutte le competizioni in cui era in corsa. Eppure qualcosa sembra essersi rotto di nuovo.

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Il difficile ambientamento allo United

La storia di Martial e lo United non è iniziata nel modo migliore, bisogna dirlo. Nell’estate del 2015, i Red Devils si ritrovarono senza attaccanti negli ultimi giorni di mercato, e arrivarono a spendere 60 milioni per strappare Martial al Monaco: in quel momento, il francese aveva appena 19 anni, e diventava il teenager più pagato al mondo.

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Questo finì per caricarlo di enormi aspettative, probabilmente esagerate per un giocatore sì di talento, ma non certo destinato a essere tra i più grandi al mondo. Molti fan ironizzarono sul fatto che non fosse nemmeno così noto, e subito si diffuse la convinzione che fosse stato super-valutato. Lo stesso Van Gaal dovette intervenire per dire che non si aspettava da Martial un’esplosione immediata, ma che andava piuttosto considerato un’acquisto per il suo successore.

Un primo problema fu rappresentato dal ruolo: il francese era stato preso per fare la punta centrale, sul modello di giocatori del passato dello United come Van Nistelrooy e Van Persie, ma senza averne le caratteristiche. Alto solo 1,81 per 76 chili, Martial non aveva neppure mai dimostrato di essere un bomber implacabile: nella sua precedente stagione in Ligue 1, aveva segnato appena 9 reti in 35 partite; la sua specialità sembrava piuttosto il gioco negli spazi e l’assist ai compagni.

Van Gaal, alla fine, capì e lo spostò a giocare da ala sinistra, e il suo rendimento migliorò: con 17 reti tra tutte le competizioni, la sua prima stagione al Manchester United non fu poi così male, ma le cose sarebbero presto cambiate. Martial non riuscì mai a legare, tatticamente ma ancora di più umanamente, con Mourinho, e da allora il suo rendimento è andato avanti tra alti e bassi fino alla scorsa stagione, quando finalmente sembrava aver trovato la quadra.

La nuova crisi di Martial

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Con Solskjaer, Martial è tornato a giocare centravanti, ma il cambio di ruolo aveva dato inizialmente ottimi frutti, e la cessione di Lukaku dimostrava l’intenzione del tecnico norvegese di voler puntare su di lui. Eppure qualcosa nel suo gioco ha smesso di funzionare in questa stagione, e non solo con il Manchester United: nelle otto partite giocate dalla Francia da settembre a oggi, è rimasto completamente a secco.

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Il mese scorso, Paul Scholes ha detto che il problema dei Red Devils è di non avere un centravanti puro, e in parte questo è vero: Martial, la prima punta titolare, è un giocatore atipico che in carriera non ha mai saputo garantire un alto numero di gol, e la passata stagione pare più un’eccezione che una regola. Ma è anche vero che non si possono caricare sulle sue spalle tutti i problemi di una squadra che sta arrancando in Premier League, e in cui i gol sono comunque garantiti da Bruno Fernandes, al momento.

Il ritorno di Cavani – che abbiamo rivisto in settimana contro il Basaksehir, match in cui il francese è stato spostato nuovamente a sinistra – potrebbe essere un nuovo punto di svolta nella carriera di Martial: la concorrenza in un ruolo che è stato abituato a considerare suo di diritto potrebbe spingerlo a migliorarsi o a scoprirsi capace di rendere meglio da punta esterna. Insomma, per Anthony Martial è arrivato il momento di decidere cosa vuole essere da grande.

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Valerio Moggia
Valerio Moggia
Nato a Novara nel 1989, è il curatore del blog Pallonate in Faccia, ha scritto per Vice Italia e Rivista Undici, e collabora con la rivista digitale Linea Mediana.

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