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La fulminea avventura di Maradona al Siviglia

Maradona al Siviglia è una storia che racconta un po’ tutta la carriera di Diego, nel bene e nel male, riassumendola in una stagione al tempo stesso esaltante e deludente.

MAMMA, (NON) HO VISTO MARADONA

L’ultima avventura europea di Diego Armando Maradona è una storia strana, affascinante e malinconica al tempo stesso, che racchiude in poche partite quasi tutta una carriera. Siviglia era la città dell’Expo, nel 1992, sede di una squadra – quella biancorossa oggi celeberrima per le sue imprese in Europa League – che non metteva un titolo in bacheca dal 1948, ma con tanta voglia di innovarsi, in un periodo in cui l’Andalusia, e la Spagna in generale, stavano vivendo anni di crescita economica.

All’epoca, Maradona aveva quasi 32 anni, ma la sua carriera era già in fase discendente: l’anno precedente era stato scoperto positivo alla cocaina e aveva subito una pesante squalifica, dopo la quale il suo rapporto col Napoli si era compromesso irrimediabilmente. Le ambizioni del club si erano ridimensionate, e dopo l’esplosione di Zola il progetto tecnico guardava altrove; l’argentino decise di cambiare aria. Il Napoli gli impose di rispettare il contratto (mancavano ancora tre anni alla sentenza Bosman), e Diego minacciò di ritirarsi se non lo lasciavano andare. Intervenne addirittura Blatter, nemico giurato di Maradona, per convincere Ferlaino.

IL SIVIGLIA STA FACENDO COSE IMPORTANTI

Perché Siviglia?

Perché lì c’era Carlos Bilardo, l’allenatore dell’Argentina campione del mondo del 1986, che dopo due anni di riposo tornava in panchina e per la prima volta in Europa: con Maradona al suo fianco, improvvisamente il progetto del Siviglia avrebbe assunto una forma nuova e grandiosa. Proprio Bilardo mise in chiaro le cose con la dirigenza andalusa, in stile maradoniano, minacciando che senza Diego si sarebbe dimesso. Maradona al Siviglia divenne più di un semplice trasferimento.

NOVEMBRE 1980, QUANDO MARADONA UMILIÒ IL GRANDE GATTI

Se da un lato segnava la fine dell’idillio napoletano, dall’altro certificava il via di una nuova avventura in un altro Sud, quello spagnolo, che ambiva a entrare nel calcio che conta. In squadra, in un nugolo di calciatori spagnoli dalla mediocre fama, c’era però un altro Diego argentino, più giovane e dal piede di tutt’altra sensibilità, il mediano Simeone che Bilardo aveva voluto prendere dal Pisa, dopo averlo già portato in Nazionale quattro anni prima. E poi c’era il centravanti Davor Suker, colpo dell’estate precedente, arrivato in Andalusia in seguito al disfacimento della Jugoslavia.

Alla fine, contro ogni pronostico, Maradona finì però col legare soprattutto con il portiere di riserva (il titolare era l’ex-Barcellona Juan Carlos Unzué), il giovane Monchi, che poi sarebbe divenuto dirigente e avrebbe fatto le fortune del Siviglia di questi ultimi anni. Monchi era un mattiniero, che amava girare per la sua città alle prime luci dell’alba; Maradona, invece, essendo Maradona, era costretto a uscire a passeggiare a quell’ora, se non voleva essere assaltato dai fan: i due finirono per trovarsi in strada, e divennero compagni di passeggiate.

L’argentino era arrivato tra tanti legittimi dubbi sulla sua forma fisica, ma fin dalle prime uscite apparve chiaro che, sovrappeso o meno, Maradona sapeva fare cose che agli altri giocatori non riuscivano possibili nemmeno se si fossero allenati tre vite. I tifosi andalusi ricordano soprattutto un match contro il Real Madrid, vinto per 2-0 con reti di Suker e Marcos Martin: secondo gli esperti di Liga, fu la migliore prestazione di Maradona in Spagna, meglio anche dei tempi di Barcellona.

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Maradona e la rottura col Siviglia

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Maradona era costato 14 milioni di dollari, e al suo arrivo a Siviglia i negozi di merchandising erano esplosi. Le prestazioni in campo erano buone, ma discontinue a causa della forma fisica, che non andava migliorando, generando crescente malcontento nella dirigenza andalusa.

Poi, a febbraio, ci fu l’infausta partita col Logroñés: Maradona aveva fatto presente alla società che, dopo quel match, sarebbe volato a Buenos Aires per disputare due amichevoli con l’Argentina (tra cui quella del Centenario della Federazione, a cui teneva molto), anche se il Siviglia suggeriva di saltarne almeno una; in campo in Liga, Maradona apparve svogliato e poco incisivo, e a tutti passò per la testa che non volesse affaticarsi prima di giocare con la Nazionale.

Quel match ruppe il patto che l’argentino aveva stabilito con la città. La stampa ci andò a nozze, iniziando a tirar fuori storie sulle sue notti brave, sugli allenamenti saltati, sulla sua bella e veloce Porsche; il presidente Cuervas dovette addirittura ingaggiare un investigatore privato che gli dicesse cosa faceva Maradona quando non era in campo. La tensione crebbe, e infine, alla penultima di campionato, quando Bilardo lo sostituì, i due litigarono davanti alle telecamere.

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Quel campionato si concluse al settimo posto, con 26 presenze e 5 reti da parte di Maradona. “Non sarebbe in forma nemmeno per giocare a golf” sentenziò il vicepresidente Del Nildo, aprendo le porte alla cessione dell’argentino al Newell’s Old Boys. La stagione, sebbene migliore di quella precedente, non era stata abbastanza, visto quanto si era investito: anche Bilardo ne pagò le conseguenze, venerdo esonerato.

Lui e Maradona avrebbero poi fatto pace, incontrandosi di nuovo per qualche partita nel 1996, al Boca Juniors. Il Siviglia, invece, scelse Luis Aragonés come nuovo allenatore, e in capo a due stagioni raggiunse un quinto posto che significò l’approdo in Europa e il miglior piazzamento dal 1983.

COME STA ANDANDO L’AVVENTURA DI SUSO AL SIVIGLIA?

Valerio Moggia
Valerio Moggia
Nato a Novara nel 1989, è il curatore del blog Pallonate in Faccia, ha scritto per Vice Italia e Rivista Undici, e collabora con la rivista digitale Linea Mediana.

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