Maradona e la Mano de Dios: la storia del gol di mano all’Inghilterra

Maradona e il suo gol più controverso: quello segnato di mano all’Inghilterra ai Mondiali del 1986, poco prima di quell’altro gol ch tutti sapete. Ecco la storia della Mano de Dios.

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La Mano de Dios è uno dei tanti nomi con cui, più o meno informalmente, ci si riferisce a Diego Armando Maradona: è legato a uno dei suoi gol più famosi e, allo stesso tempo, famigerati, quello segnato appunto di mano all’Inghilterra nel quarto di finale dei Mondiali 1986 contro l’Inghilterra.

Si è sempre parlato molto di quel gol, spesso usandolo come esempio di una presunta scorrettezza di Maradona in campo (cosa, per la verità, tutt’altro che vera), e quasi sempre senza sapere bene il contesto e la storia dietro quella rete. Proviamo a raccontarla qua.

Il contesto dietro Argentina – Inghilterra

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Prima di tutto, l’Argentina. Patria di grandissimi campioni, eppure un paese che dal calcio ha sempre faticato a ottenere i trofei che meritava: la prima finale iridata della storia, fu disputata e persa contro i rivali dell’Uruguay, aprendo la rincorsa argentina al Mondiale che culminò solo nel 1978. Ma si trattò di un successo che molti ritenevano “macchiato” per via della dittatura militare, che ne fece un simbolo della propria legittimità, mentre letteralmente a poca distanza dallo stadio Monumental di Buenos Aires gli oppositori politici venivano torturati e fatti sparire nel nulla.

Ne consegue che l’Argentina avvertisse, come squadra di calcio ma ancor di più come nazione, la necessità di vincere un titolo pulito, e il fatto di avere in rosa Maradona investiva l’Albiceleste di una forte aspettativa. Rispetto al 1978, c’era Bilardo in panchina al posto di Menotti, un calcio decisamente diverso e meno offensivo, ma costruito solidamene sull’estro di Maradona, a cui facevano da compagni giocatori come Ruggeri, Burruchaga, Passarella e Valdano.

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Dopo aver vinto il girone davanti all’Italia campione del mondo, alla Bulgaria e alla Corea del Sud, l’Argentina aveva sconfitto proprio l’Uruguay negli ottavi, e ai quarti si ritrovò contro l’Inghilterra, avversario a cui era legata da una lunga rivalità. Le due squadre si erano già affrontate ai Mondiali del 1966: il capitano argentino Rattin fu espulso per proteste, contestando all’arbitro la direzione filo-inglese, ma si rifiutò d’uscire e dovette essere accompagnato fuori; mentre ciò accadeva ne approfittò per sedersi sul tappetto rosso della regina Elisabetta e per stropicciare platealmente la bandierina del calcio d’angolo, che portava i colori della Union Jack.

Il contesto in cui si affrontarono l’Argentina di Maradona e l’Inghilterra di Shilton, Hateley e Lineker era gravato anche dall’assurda guerra della Falkland-Malvinas, combattuta nel 1982 per volere della giunta militare argentina, che sperava di riconquistare consensi con una guerra nazionalista per il controllo di alcune isole suddite della Corona britannica. Il Regno Unito, invece di cercare una mediazione, rispose con le armi, e a farne le spese furono oltre 13.000 argentini, tra morti, feriti e prigionieri.

Maradona contro l’Inghilterra

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Il 22 giugno 1986, l’Argentina stava affrontando la transizione verso la democrazia, quando il match con l’Inghilterra riportò in superficie un’antica rivalità, l’odio alimentato dalla guerra e il profondo senso di rivalsa che il popolo sudamericano riversava nel calcio. Il quarto di finale si disputava al mitico stadio Azteca di Città del Messico, lo stesso che 16 anni prima aveva ospitato la Partita del Secolo tra Italia e Germania Ovest.

Al sesto minuto del secondo tempo, col risultato ancora sullo 0-0, Maradona partì per una percussione centrale, appena fuori area passò a Valdano, che però sbagliò lo stop; Hodges tentò di calciar via il pallone, ma anche lui commise un errore, alzando un campanile verso il centro dell’area, dove però c’era solo il portiere Peter Shilton. Maradona sbucò quasi dal nulla al centro dell’area e, scegliendo alla perfezione il tempo dello stacco, anticipò Shilton e mise la palla in rete.

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Fin da quel momento, fu chiaro a tutti che l’aveva toccata con la mano, e il gol andava annullato. I giocatori inglesi mimarono il gesto all’arbitro, il tunisino Ali Bin Nasser (che a volte trovate anche scritto come Ali Bennaceur), che però non aveva visto nulla, e convalidò l’1-0. La partita sarebbe poi finita 2-1 per l’Argentina, futura campione del mondo, e il gol del raddoppio, sempre di Maradona, fu quell’altro gol di cui sapete tutti molto bene.

Il mito della Mano de Dios

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Nella conferenza stampa post-partita, Maradona stesso scelse il nome per quel gol, dicendo che era stato segnato “un po’ con la testa di Maradona e un po’ con la mano di Dio“. In una frase, c’era tutto quel senso di riscatto che l’Argentina si portava dietro da decenni, contro gli inglesi ma un po’ contro il mondo intero.

Nel 2019, sempre Maradona, intervistato nel documentario sulla sua vita diretto da Asif Kapadia, chiarì il significato simbolico di quel gol in relazione alle Falkland-Malvinas: “Non sapevamo cosa stesse combinando il regime, ci dicevano che stavamo vincendo la guerra, mentre in verità gli inglesi erano avanti 20-0. La pressione fece sì che la partita divenisse un’altra guerra.”

A contribuire al mito fu ovviamente anche Alejandro Ojeda Carbajal, il fotografo messicano che scattò la foto di Maradona in volo con Shilton. La Mano de Dios è divenuta un’icona talmente forte che nel 2007 il regista Marco Risi l’ha scelta come titolo del suo film biografico su Maradona.

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