luigi sepe

Luigi Sepe è diventato grande. L’ex Napoli a Parma ha trovato la consacrazione. Oggi è tra i migliori portieri della Serie A per rendimento.

Invecchiamento, affinamento, maturazione. Sono questi i passaggi necessari che consentono a un buon vino di poter essere definito tale. Un percorso obbligato intrapreso con successo da Luigi Sepe, nella stagione della sua definitiva consacrazione a portiere di livello, troppo spesso in passato colpevolmente sottovalutato da critica e addetti ai lavori.

Solo dopo l’ennesimo calcio di rigore parato ci si sta realmente accorgendo delle qualità dell’estremo difensore del Parma, tra i migliori del campionato in senso assoluto. A ventinove anni, il ragazzo formatosi nel settore giovanile del Napoli, appare pronto per il salto di qualità.

Una svolta più volte accarezzata ma che sembrava non arrivare mai. Affidabile e decisivo, al punto da domandarsi se e quando qualche club vorrà prospettargli un ruolo da protagonista oppure se la sua scelta sarà quella di restare in una piazza come Parma, dove le aspettative vanno di pari passo con i risultati.

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Sguardo fiero, maglietta a manica corta a prescindere dalle condizioni climatiche, tatuaggi bene in vista e idee chiare. Lo stile di Sepe è ormai inconfondibile, così come le sue peculiarità da portiere moderno, essenziali in un calcio sempre più evoluto nel quale ai portieri spetta il compito di iniziare l’azione.

La bravura con i piedi – testimoniata dai dati statistici di Wyscout riguardanti la precisione di “passaggi corti e lunghi”, rispettivamente al 99% e 69% – si coniuga alla perfezione con l’esplosività tra i pali e la particolare abilità nelle uscite alte. Colpisce, non a caso, una certa somiglianza con Pepe Reina, ex compagno ai tempi del Napoli.

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Quasi scontato che, a parte i dissapori con Maurizio Sarri, Sepe sia riuscito nel periodo vissuto all’ombra del collega spagnolo a carpirne i segreti, facendoli suoi e riuscendo così a coniugarli al meglio con il proprio modo di interpretare il ruolo. Nonostante sia attualmente la sesta miglior difesa del campionato, il Parma è tra le squadre che subisce più tiri nello specchio della porta.

Il lavoro al quale sono spesso chiamati i portieri gialloblù, conferma la bontà delle prestazioni offerte. 25 partite disputate, 34 gol subiti. Numeri tutt’altro che scontati se analizzati alla luce dei 5.4 “tiri subiti” mediamente a partita. Lasciatosi alle spalle il grave infortunio di gennaio al tendine della coscia sinistra, è tornato protagonista, mostrando notevoli miglioramenti anche in un fondamentale che mai in passato gli aveva regalato particolari soddisfazioni.

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Un’ottima annata

Quagliarella, Belotti, Criscito. Tre scalpi d’eccezione in serie, dopo che nei precedenti 30 tiri dal dischetto che si era trovato a fronteggiare in carriera fosse mai riuscito a parare un calcio di rigore. Una statistica clamorosa che evidenzia il lavoro svolto in questi ultimi anni, costantemente in cerca di un miglioramento imposto da un ruolo di estrema importanza nel quale nulla è frutto del caso.

Secondo soltanto a Pedrag Rajkovic (portiere del Reims) nella speciale classifica di para rigori tra i principali campionati europei, Sepe è diventato grande attraversando come spesso accade momenti particolarmente difficili.

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Dopo l’ottimo campionato con l’Empoli di Sarri nella stagione 2014-2015, si attendeva più considerazione da parte di Paulo Sousa ai tempi della Fiorentina e in effetti quando il tecnico portoghese gli preferì Tatarusanu anche in Europa League, l’eco di alcune sue dichiarazioni rischiò di far esplodere un vero e proprio caso, costringendo la dirigenza viola a metterlo fuori rosa.

Tornato a Napoli, la squadra del cuore con cui aveva esordito appena diciassettenne in serie A nel 2009, riuscì a scendere in campo una sola volta in due anni, decidendo non senza polemiche di cercare fortuna altrove. In questo senso Parma è stata come quell’occasione che non t’aspetti ma che credi fortemente di meritare.

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Roberto D’Aversa, suo allenatore ai tempi del Lanciano, gli ha concesso quella fiducia che nessuno sembrava a disposto a dargli, ricavandone moltissimo in termini di rendimento e crescita.

Ecco perché non deve sorprendere il fatto che oggi sia uno dei portieri più ricercati del panorama nazionale, con Napoli e Inter da tempo sulle sue tracce per far fronte a esigenze differenti.

Come un vino maturo che indipendentemente dall’età ha visto raggiungere il massimo grado di apprezzamento di tutte le sue componenti, così Sepe ha completato il suo processo di maturazione. Sarebbe davvero un peccato dimenticarlo al fresco in cantina senza averne apprezzato le indubbie qualità.

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