joshua king
Fonte: Instagram @iamjoshuaking

Retrocesso, in scadenza e con la voglia di rimettersi in gioco: Joshua King può diventare un’occasione low cost per il mercato italiano

In un calciomercato povero di soldi ma ricco di idee, un calciatore di 28 anni, in scadenza di contratto e con un buon trascorso in Premier League può trasformarsi in un’occasione da non farsi sfuggire. È il caso di Joshua King, attaccante del Bournemouth: la punta delle Cherries, retrocesse in Championship al termine della stagione 2019/20, sarebbe in procinto di lasciare l’Inghilterra per rimettersi in discussione dall’altra parte.

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Tra le tante società interessate a questo profilo c’è anche il Torino: il direttore dell’area tecnica granata, Davide Vagnati, ha sondato la disponibilità del calciatore a trasferirsi sotto la Mole per ricominciare dalla Serie A, campionato nel quale King approderebbe dopo aver maturato una più che discreta esperienza nel torneo più ricco e qualitativo del mondo. Il fatto che il suo matrimonio col Bournemouth sia ormai al capolinea può facilitare la trattativa, trasformando il nazionale norvegese nel nuovo partner di Belotti.

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Senso del gol e cattiveria: il fattore Bournemouth

Qualche tempo fa su Twitter circolava una curiosa statistica, che metteva in parallelo Joshua King con Anthony Martial. Il motivo, direte voi? Semplice: alla fine della stagione 2015/16 l’attaccante del Bournemouth era finito in orbita Red Devils, così un tifoso del Manchester United aveva pubblicato una statistica che sottolineava come King fosse molto più prolifico rispetto al collega francese. Poi non se ne fece nulla, ma ai tempi il norvegese era riuscito a creare un bel po’ di hype.

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I numeri, infatti, non mentono mai: in Premier League Joshua King ha totalizzato 170 presenze, segnando 50 gol e mettendo a referto 17 assist. Numeri non di altissimo livello, ma comunque molto interessanti e spendibili, soprattutto, in un contesto dove c’è già un altro attaccante in grado di garantire la doppia cifre. Non è un caso che, quando la punta originaria di Oslo si è inceppata, il Bournemouth abbia trovato più difficoltà. A livello realizzativo, infatti, l’ultima è stata la sua peggior stagione in carriera.

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Da Oslo a Manchester: l’intuizione Solskjaer

Joshua King è norvegese di nascita ma ha un background profondamente multirazziale: papà Chuku era emigrato dal Gambia a Oslo da ragazzo su suggerimento del fratello maggiore e, dopo aver fatto qualsiasi tipo di lavoro per sbarcare il lunario, si è affermato nel mondo della discografia reggae grazie alla conoscenza casuale di un produttore. Un’ascesa, quella di King senior, impensabile, che però lo ha portato perfino a mediare per un concerto di Damian Marley, figlio del leggendario Bob.

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Dall’unione con una ragazza norvegese è nato il piccolo Joshua, cresciuto in un quartiere difficile e multietnico, al quale il calcio ha subito detto qualcosa in più rispetto agli sport invernali tanto in voga in Norvegia. A 8 anni entra nel vivaio del Valerenga, dove all’inizio fatica per via di una convivenza con un fastidioso problema cronico di asma. Lì lo nota Ole Gunner Solskjaer, oggi manager del Manchester United, che lo opziona per il club e ce lo sistema al compimento del sedicesimo anno d’età.

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Un Erasmus che si ferma a Bournemouth

La parabola sembra quella di un predestinato: a 17 anni esordisce in League Cup con la prima squadra, poi finisce in prestito al Preston dove però trova poco spazio. Il Manchester United, che avrebbe potuto riprenderselo qualche anno fa, comincia a mandarlo in prestito un po’ ovunque: prima Borussia Moenchengladbach, poi Hull City e infine Blackburn sono le tre tappe intermedie prima del grande incontro con Eddie Howe.

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Il manager del Bournemouth lo acquista per pochi spiccioli proprio dai Rovers e decide di cucirgli attorno, seppure per gradi, tutto l’impianto di gioco delle Cherries, nel frattempo salite in Premier League. E l’esperimento si rivela vincente sin da subito: “Uno degli affari migliori che io abbia mai concluso – dichiarò Howe al Bournemouth Herald qualche tempo fa – serio, grande professionista, adatto a qualsiasi contesto”. Insomma, una punta che può fare al caso di molti.

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Chi è Joshua King: caratteristiche tecniche e tattiche

Joshua King è sicuramente un attaccante in grado di sposarsi con vari contesti tattici. Gioca da punta unica ma si associa molto bene con un numero nove di ruolo e ama sfruttare le doti fisico atletiche sviluppate sin da ragazzino, quando alternava allenamenti di calcio con corse su pista. Rapido nelle brevi e medie distanze, forte fisicamente e dotato di una buona tecnica, King – nel giro della nazionale norvegese – possiede delle ottime letture di gioco ed è letale in area di rigore avversaria.

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Calcio di destro ma sa disimpegnarsi bene anche col piede debole, è freddo quanto basta negli ultimi venti metri e partecipa volentieri all’azione, anche quando la squadra subisce il possesso avversario. Insomma, sulla carta si parla comunque di un profilo abbastanza completo, che in Premier League si è trovato particolarmente a suo agio proprio per via di determinate caratteristiche in suo possesso. Tutto il resto, ce lo può dire soltanto il tempo.

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