riva
Fonte Immagine: @calciovintage2020 (Instagram)

Il 7 novembre 1944 nasceva Gigi Riva, l’attaccante che fu bandiera del Cagliari e della Nazionale, un fuoriclasse che scelse di essere un eroe popolare.

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Raccontava Giulio Angioni, noto antropologo e scrittore italiano del secolo scorso, che un giorno durante un suo viaggio in una terra lontana il concierge di un albergo riconobbe la scritta Cagliari sul suo passaporto e subito esclamò: “Cagliari! Gigi Riva!”

Un piccolo aneddoto che può dire poco o forse tutto della dimensione del campione Gigi Riva, diametralmente opposto ai colleghi per cui la propria fama va di pari passo con quella dei potenti club per cui giocano: Riva era diventato noto a Cagliari e, per riflesso, si era caricato i rossoblù sulle spalle, portandoseli dietro nella sua ascesa a idolo del calcio globale.

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Riva nacque sulle sponde lombarde del Lago Maggiore, in una famiglia di origini modeste. La sua fu un’infanzia difficile: rimase orfano di padre a nove anni, la madre doveva lavorare tutto il giorno e lo mandò in un severissimo collegio religioso, dove lui stesso raccontò che gli studenti venivano regolarmente umiliati a causa della condizione sociale delle loro famiglie. Perse anche la madre, e fu la sorella maggiore a occuparsi di lui.

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Come spesso succede, fu il calcio a fornigli una via d’uscita. Iniziò a giocare nei ragazzi del Laveno Mombello, dove si segnalò come un prolifico attaccante, quindi passò al Legnano, in Serie C, dove la sua crescita proseguì incessante, attirando l’interesse di vari club professionistici. In prima fila c’era il Bologna, che era reduce da due finali della Coppa Mitropa, di cui una vinta, e ormai lottava per lo scudetto.

Il Cagliari lo scoprì quasi per caso: i sardi si trovavano a Legnano regolarmente, poiché per ragioni di praticità giocavano due partite in trasferta di fila in campionato, così da evitarsi troppi viaggi sul continente, e avevano fatto della cittadina lombarda una delle loro basi. Il Cagliari, quindi, si trovò nelle condizioni ideali per anticipare tutti e assicurarsi il nuovo talento del calcio italiano.

 

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Riva arrivò in Sardegna controvoglia, convinto che, se avesse fatto bene, in pochi anni avrebbe potuto trasferirsi in una squadra più forte e più vicina a casa. Ma le cose erano destinate a cambiare di lì a poco: prima di tutto, grazie alla promozione in Serie A, conquistata anche grazie a 8 reti del giovane Riva; poi, per l’arrivo in panchina del tecnico friulano Manlio Scopigno, che s’integrò alla perfezione con la squadra e fece splendere al meglio Riva.

Ma il vero momento di svolta fu, paradossalmente, la crisi che colpì il Cagliari intorno alla metà degli anni Sessanta: il presidente Rocca aveva meditato di vendere Riva, ma la reazione della tifoseria lo fece desistere, e l’unica soluzione per slavare il club fu la trasformazione in Spa. Diverse aziende iniziarono a investire nel Cagliari, compresa la Saras di Angelo Moratti, presidente dell’Inter, e il club sardo si risollevò, riuscendo anche a investire e rafforzarsi.

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Attorno a Riva si costruì una squadra sempre più competitiva, grazie agli innesti del brasiliano ex-Juventus Nené, alla punta del Varese Roberto Boninsegna, all’esperto inglese Gerry Hitchens e, infine, a un grande portiere come Enrico Albertosi della Fiorentina e all’attaccante interista Angelo Domenghini.

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Non era preventivabile che un giocatore come Gigi Riva potesse passare tutta la sua carriera al Cagliari, e ancora meno che a Cagliari riuscisse pure a vincere quel magico scudetto del 1969-70. Negli stessi anni, Rombo di tuono si affermava anche in Nazionale, vincendo gli Europei del 1968 e arrivando in finale ai Mondiali del 1970, i due eventi che segnarono la resurrezione del calcio italiano dopo i fasti degli anni Trenta.

Purtroppo, la parabola discendete del club sardo e alcuni brutti infortuni minarono gli anni Settanta di Riva, che riuscì a mantenere altissime medie realizzative e rimase tra i più grandi giocatori al mondo, ma senza più riuscire a vincere titoli. Nel 1972, il Cagliari disputò la sua ultima grande stagione, chiudendo al quarto posto grazie alle 21 reti del bomber lombardo.

Nel 1976, a nemmeno 32 anni, subì uno strappo muscolare alla coscia destra in uno scontro di gioco con il milanista Aldo Bet, che in breve lo convinse a ritirarsi. Riva era stato tre volte capocannoniere della Serie A e tre volte della Coppa Italia; aveva stabilito il record di gol della storia del Cagliari, ovviamente, ma anche della Nazionale italiana. Nella stagione del suo ritiro, simbolicamente, i sardi retrocessero in Serie B dopo dodici stagioni nella massima serie.

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