nils Liedholm

Il 5 novembre ricorre l’anniversario della morte di Niels Liedholm, personaggio mitico nella storia del calcio sia da giocatore che da allenatore

Chissà cosa avrebbe pensato del calcio italiano attuale Niels Liedholm, sia sul piano tecnico che della comunicazione. Un calcio che sta diventando sempre più moderno e propositivo e che, per questo sarebbe piaciuto al Barone. L’uomo che per primo ha portato in Serie A notevoli dosi di modernità, oltre alla sua celeberrima ironia con cui sapeva sempre sdrammatizzare le polemiche. Un’icona indimenticabile, sia da giocatore che da allenatore.

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Gli anni del Gre-No-Li tra Milan e Nazionale

Nell’immaginario comune, Liedholm viene ricordato soprattutto per quanto ha fatto da allenatore. Impossibile dimenticare i successi storici sulle panchine di Milan e Roma, che però non devono oscurare quanto il Barone abbia fatto da giocatore tra club e Nazionale. Dopo i primi anni di carriera passati in Svezia, nel 1949 viene acquistato dal Milan. In rossonero trova i connazionali Gunnar Gren e Gunnar Nordahl, con cui forma il primo tridente entrato nella leggenda: il Gre-No-Li.

Tre giocatori integrati alla perfezione dal punto di vista tattico: Nordahl era un micidiale finalizzatore, Gren un costruttore di gioco sublime e Liedholm un instancabile corridore disposto a spendere ogni goccia di sudore per la squadra. Un tridente che fa faville sia a livello di club, che di Nazionale. Con i tre svedesi al comando, infatti, il Milan si aggiudica lo scudetto 1950/51. La nazionale svedese, certamente non abituata a mangiare pane e vittorie, conquista la medaglia d’oro alle Olimpiadi di Londra del 1948 e sfiora un clamoroso successo nel Mondiale casalingo del 1958. Il sogno s’infrange contro il Brasile di Pelé, in una finale persa per 5-2 ma aperta proprio da un gol di Liedholm.

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La gavetta da allenatore

Dopo aver collezionato altri allori da giocatore – 3 scudetti e 2 Coppe Latine con il Milan – ed essere diventato il secondo straniero più presente nella storia rossonera con 394 presenze, Liedholm appende le scarpette al chiodo e comincia la carriera di allenatore. La sua gavetta parte dalle giovanili del Milan, per poi proseguire nel migliore di modi conquistando la promozione in Serie A sulle panchine di Verona e Varese. Un percorso che lo riporta verso il suo vecchio amore, visto che firma per il Milan nell’estate del 1977.

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Nils Liedholm, successi e idee rivoluzionarie con Milan e Roma

Dopo l’esperienza nelle giovanili, viene chiamato per risollevare le sorti della prima squadra reduce da un deludente 10^ posto in campionato. Il Barone porta nel club rossonero un gioco imprevedibile e frizzante, dando pochi punti di riferimento soprattutto in zona offensiva. Un tipo di calcio esalta giocatori come Aldo Maldera, terzino mai così prolifico come con Liedholm in panchina, e rilancia fuoriclasse del calibro di Gianni Rivera. Un’idea innovativa e vincente, che regala al Milan lo scudetto della stella nel campionato 1978/79.

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Successivamente, a Liedholm riesce un’altra impresa: portare la Roma da una serie di campionati anonimi – negli anni precedenti veniva chiamata “Rometta” – ai vertici del calcio italiano ed europeo. Il barone giunge nella capitale nell’estate del 1979 e, in cinque anni, cambia radicalmente la storia giallorossa. Non solo sul piano dei risultati – con i giallorossi che conquistano uno scudetto, tre Coppe Italia e perdono una finale di Coppa dei Campioni -, ma soprattutto dal punto di vista del gioco. Liedholm porta infatti la difesa a zona, praticamente mai utilizzata in Italia fino ad allora, e un modo di giocare molto orientato all’estetica. Come avvenuto con il Milan, si rivela un’idea che porta risultati oltre a far divertire i tifosi.

La fase finale della carriera del Barone

Dopo la conclusione del ciclo giallorosso, Liedholm torna al Milan nel periodo di passaggio da Giussy Farina a Silvio Berlusconi. Una fase non particolarmente brillante del club rossonero, ma nella quale trasmette comunque le sue idee moderne alla squadra. Insegnamenti che torneranno molto utili ai vari Baresi, Maldini, Tassotti, Galli ed Evani, che avranno poi maggiore facilità a riprodurre quanto chiesto da Arrigo Sacchi (successore di Liedholm e simile al Barone per modo di intendere il calcio).

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Nella parte finale della sua carriera, Liedholm torna alla Roma nella stagione 1996/97, riuscendo nel finale di stagione ad evitare una clamorosa retrocessione. L’atto finale di una carriera straordinaria, fatta di imprese indimenticabili e di idee che hanno contribuito a cambiare profondamente il calcio italiano.