HomeCuriositàFantacalcio: i cinque colpi del passato presi ad uno

Fantacalcio: i cinque colpi del passato presi ad uno

Al Fantacalcio i colpi a uno sono fondamentali. A poche settimane dal mercato di riparazione, ripercorriamo la storia dei primi anni duemila in Serie A, alla ricerca di giovani sconosciuti che hanno “rotto” il nostro campionato. 

Fantacalcio, i cinque colpi a uno: fattore “C” o lungimiranza? 

Nel gioco più famoso della penisola la diatriba tra chi sostiene l’importanza capitale del fattore “C” nel corso delle stagioni e delle campagne acquisti, e chi sostiene invece la forza delle proprie idee e intuizioni. In questo compendio sui colpi a uno di inizio anni duemila, il fantacalcio ne esce come commistione di questi fattori. 

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Giocatori infortunati o sconosciuti ai più che nel campionato allora più importante del mondo riuscirono a cambiare le sorti dei fantallenatori in maniera drastica. Si parte così dal lontano 1998-99, ormai più di vent’anni fa, in apertura di nuovo millennio, con un cannoniere venuto dal basso, per approdare all’anno dello Scudetto giallorosso, vero humus per grandi sorprese e per gli scout più attenti. 

Dario Hubner

Come non iniziare da un attaccante in grado di vincere il titolo di capocannoniere in Serie A nel 2001-02 dopo averlo vinto in Serie B e in Serie C? 

Dario Hubner fu la gioia di quel fantacalcio: appena approdato in Serie A, alla bella età di trent’anni, esordì il 31 agosto 1997 contro l’Inter e riuscì a segnare ben sedici gol alla prima stagione nel campionato più importante. 

Quell’anno, un po’ come accadde con Ciccio Caputo l’anno del suo debutto, in pochi credettero nel cannoniere della serie cadetta: nell’anno precedente erano stati 15 i gol in Serie B, non abbastanza a quasi trent’anni per renderlo appetibile al grande pubblico fantacalcistico. 

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Chi però riuscì a intravedere la stella del centravanti brillare dall’alto del suo metro e ottantasei, si rese protagonista dell’acquisto di un attaccante in grado di segnare sedici gol all’esordio in A, e di vincere, nel 2002, il titolo di capocannoniere con ventiquattro reti, davanti a campioni del calibro di Trezeguet, Vieri e Di Vaio. Un vero e proprio lusso averlo al fantacalcio, ce ne fossero di più come lui. 

Hidetoshi Nakata

Nello stesso anno in cui Hubner “ruppe” la Serie A, anche Hidetoshi Nakata impressionò il grande pubblico del fantacalcio di fine millennio segnando dieci gol in trentatré presenze con la maglia del Perugia. 

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Giunto dal Giappone a ventuno anni, il trequartista approdava al Perugia di Gaucci che con Ilario Castagner sognava la salvezza, dopo la promozione dell’anno precedente. Per questo le quotazioni del ragazzo del Sol Levante non erano altissime tra gli appassionati di Fantacalcio e il suo acquisto era prevedibilmente da considerarsi un ripiego: un sicuro titolare per non rimanere in dieci. 

Dieci. Dieci come i gol che rifilò a uno stupefatto campionato italiano, a partire dalla doppietta all’esordio contro la Juventus campione d’Italia (con la quale a diciannove anni aveva fatto uno stage) e dal gol-meraviglia contro il Piacenza. 

Nakata divenne la prima vera stella del calcio nipponico ad imporsi in Europa nonostante la sua carriera terminerà sette anni dopo, quando il giovane trequartista aveva solo 29 anni, desideroso di vedere il mondo. 

Emerson

Arrivato così al Fantacalcio 2000-01, l’anno di Enrico Chiesa capocannoniere, del trio Totti-Montella-Batistuta e della Lazio pronta a difendere un tricolore che passerà di mano ma non città. 

Quell’anno il Fantacalcio ospitò tre grandi stelle comete pronte a interare le rose dei più lungimiranti con colpi a basso prezzo. Il primo divenne cardine della squadra campione d’Italia anche giocando solo tredici gare: parliamo di Emerson, brasiliano che nella sua carriera vestì le maglie di Roma, Juventus, Real Madrid e Milan. 

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Nell’estate del 2000, quella in cui Capello preparava l’assalto allo scudetto al fianco del presidente Sensi, Emerson si lesionò il legamento crociato, facendo andare in fumo i progetti di un centrocampo a tre in cui il mediano brasiliano gestisse i tempi di gioco di tutta la squadra. 

Lo aspetteremo perché Emerson merita rispetto – dirà Sensi – poi speriamo di averlo in breve tempo, magari anche tra tre-quattro mesi.”

La prognosi avrebbe parlato di otto mesi, costatando come alla Roma non abbiano perso il vizio di accelerare i tempi di recupero per gli infortuni alle ginocchia.

Così Emerson rientrò a gennaio (colpo perfetto per il mercato di riparazione) e in sole tredici presenze non solo segnò tre gol e fornì due assist, ma divenne imprescindibile per Capello che a lui si affidò ciecamente. Un colpo da novanta, preso a uno per la felicità degli avversari. 

Fabio Liverani 

Nella stessa stagione che fu di Emerson alla Roma, il Perugia di Gaucci e di Serse Cosmi – sempre loro a scoprire perle degli abissi – acquistò Fabio Liverani per un’inezia. Il centrocampista, che poi giocò anche alla Lazio, alla Fiorentina e al Palermo in ordine sparso, divenne perno fondamentale del centrocampo di un Perugia che riuscì a centrare l’undicesimo posto. 

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Acquistato ad un credito per il background che lo accompagnava, Liverani divenne così l’uomo di sicuro affidamento nel centrocampo dei fantallenatori, che in lui trovarono anche una presenza costante con 30 gare giocate, due gol e tre assist. Numeri importanti, in bilico tra intuizione e fattore “C”. 

Marco Materazzi

Come non citare Marco Materazzi? Dal cannoniere Hubner – attaccante di professione, mito per diletto – si passa al centrale di difesa più prolifico degli ultimi vent’anni. Marco Materazzi segnò dodici gol (dodici, si) ne Perugia di Cosmi, arrivando a bucare due volte la rete di Inter, Udinese e Reggina, con i tifosi avversari in breve tempo iniziarono ad odiarlo. 

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Nell’estate 2001 poi, passò all’Inter per dieci milioni di euro, giocando con la Beneamata fino al 2011 e vincendo il Triplete con José Mourinho. 

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Marcatore navigato, Marco segnerà anche ai Mondiali 2006 contro la Francia, ottimo affare anche per chi avesse azzardato il Fanta-mondiale come diletto estivo. 

Simone Mannarino
Simone Mannarino
Classe '94 e laureato in Storia all'Università Statale di Milano, ama il calcio in ogni sua forma ed espressione. Alla costante ricerca di storie da raccontare che permettano di andare oltre ciò che vediamo tutte le domeniche.

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