La caduta all’inferno dell’Espanyol

La sconfitta nel derby contro il Barcellona costa matematicamente la Liga all’Espanyol, che lascia la massima divisione spagnola dopo 27 anni

Quanti sono 27 anni? Molti, soprattutto nel calcio. Troppi per non accusare una caduta fragorosa come quella dell’Espanyol, che dopo aver perso l’ennesimo derby contro il Barcellona ha dovuto incassare l’onta dell’aritmetica retrocessione.

Chi sperava in un altro ‘Tamudazo‘ per rimanere ancora aggrappati alla speranza è così rimasto deluso: ai blaugrana, infatti, è bastata una giocata estemporanea tra Messi e Griezmann per spalancare la porta a Luis Suarez, che con un tocco sotto ha battuto senza problemi Diego Lopez.

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Espanyol, storia di una retrocessione annunciata

Sconfitta e retrocessione. Inaspettata, secondo quelle che erano le premesse stagionali, ma diventata concreta settimana dopo settimana. Ma, soprattutto, sconfitta dopo sconfitta: su 35 partite l’Espanyol ha perso 27 volte, non riuscendo praticamente mai ad abbandonare gli ultimi tre posti della classifica. Quella che si prospetta da qui a dieci giorni, inoltre, sarà probabilmente la peggior stagione in Liga di sempre dei pericos, mai caduti così in basso nella loro storia.

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Prima di ieri sera, l’Espanyol era la quinta società per presenze nella massima divisione spagnola, subito dietro alle tre grandi della Liga e all’Athletic Bilbao. Per certi versi, nonostante una bacheca abbastanza avara di trofei, si potrebbe dire che il club biancoblu faccia comunque parte dell’èlite del calcio locale. Il che, oggi, fa sorridere, se si considera come la squadra sia deflagrata già alle prime difficoltà autunnali, abbandonando il progetto iniziato con il canterano David Gallego in panchina.

Sogni di gloria infranti

E dire che la stagione era cominciata sulle ali dell’entusiasmo per il ritorno in Europa dopo 12 anni di assenza. Grazie al grande girone di ritorno della stagione scorsa, l’Espanyol aveva scalato la classifica fino a consolidarsi settimo, guadagnandosi l’accesso ai preliminari di Europa League. Superati, peraltro, brillantemente, così come senza problemi – nonostante le mille difficiotlà in Liga – i pericos hanno passato la fase a gruppi della competizione continentale.

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In realtà, nonostante una rosa non da retrocessione, il numero di impegni e le incertezze gestionali hanno fatto la differenza. In campionato la squadra non è mai riuscita a vincere due partite di fila e nemmeno gli onerosi arrivi di gennaio sono riusciti a correggere il tiro. Nonostante il buon apporto di Raul de Tomas, i catalani hanno sempre faticato a produrre situazioni offensive efficaci, rimanendo il peggior attacco della Liga assieme al Leganes.

Situazioni, quest’ultime, probabilmente sottovalutate dalla proprietà cinese, che dall’arrivo di Wu Lei si è preoccupata più di espandere il brand e di curare il marketing che non del mero aspetto sportivo. I risultati sono quindi sotto gli occhi di tutti. E, diciamolo, è davvero un peccato che la Liga debba perdere una delle sue compagini storiche per mancanze societarie comprensibilmente evidenti anche all’occhio meno esperto.

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La girandola di allenatori e i talenti da bloccare

Come se non bastasse, a completare il tutto ci ha pensato una dirigenza incapace di studiare una strategia efficace sul lungo periodo. Il che, chiaramente, è stata una cosa abbastanza inaspettata visto che a ricoprire il ruolo di direttore tecnico dell’Espanyol c’è un professionista molto preparato come Rufete, finito addirittura in panchina in queste ultime partite.

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La sua scelta di affidarsi a David Gallego, fresco di promozione dal settore giovanile, non ha pagato, così come non hanno pagato le scelte di Pablo Machin e Abelardo, con quest’ultimo che era riuscito a normalizzare un po’ l’ambiente, senza però trovare continuità di risultati. E adesso l’Espanyol diventa una bottega importante alla quale suonare il campanello. La retrocessione costerà infatti un po’ di soldi a livello di mancati introiti, quindi la proprietà dovrà cedere qualche pezzo pregiato.

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Gente come Marc Roca, Oscar Melendo, Sergi Darder, Adrià Pedrosa o lo stesso Raul de Tomas non potranno di certo scendere in seconda divisione. E, con i soldi incassati dalle loro partenze, il club potrà potenziare ulteriormente uno dei settori giovanili più floridi di tutta la Spagna. Ma nel frattempo c’è una Liga da riconquistare: non sarà facile e nemmeno scontato, ma l’Espanyol ha l’obbligo di provarci sin da subito.

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Andrea Bracco
Andrea Bracco
Cuneese, ha fondato il primo sito di calcio sudamericano in Italia e collaborato con diverse realtà editoriali di importanza nazionale, come Ultimo Uomo e Rivista Undici. Liga e Sudamerica le sue stelle polari, il calcio minore la sua debolezza.

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