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Fonte Immagine: @kevindebruyne (Instagram)

Dopo l’arresto del suo procuratore, Kevin De Bruyne sta trattando da solo il rinnovo col City: una cosa piuttosto insolita, nel calcio odierno dominato dagli agenti.

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Kevin De Bruyne sta trattando il prolungamento del suo contratto con il Manchester City. Se vi sembra una notizia di poco conto, è perché non avete colto la sottigliezza linguistica: De Bruyne sta letteralmente trattando in prima persona col club, senza fare ricorso a un procuratore.

In un’epoca di agenti di giocatori strapotenti e ingombranti come Mino Raiola e Jorge Mendes, la decisione del belga di trattare in prima persona con il City è decisamente in controtendenza. Ma ci sono delle motivazioni precise dietro questa scelta.

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I guai dell’ex-procuratore di De Bruyne

Il procuratore storico di De Bruyne è Patrick De Koster, agente di molti giocatori belgi a capo della J&S International, che lo scorso agosto è stato arrestato con le accuse di riciclaggio e falsificazione di documenti. Un’inchiesta che ha segnato la rottura di un rapporto che durava da circa quindici anni, quando De Koster scovò l’adolescente De Bruyne nel settore giovanile del Gent.

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I reati contestati al procuratore risalgono al periodo 2014-15, quando De Bruyne giocava al Wolfsburg e, al termine della stagione, si trasferì al Manchester City. De Koster avrebbe falsificato gli atti riguardanti i compensi percepiti dal suo assistito, depositandoli in conti segreti in Liechtenstein per evadere il fisco, truffando a quanto pare anche lo stesso De Bruyne.

De Koster è uno di quei procuratori che hanno visto svoltare la propria carriera grazie all’improvvisa esplosione di talenti avvenuta nel proprio paese (un percorso simile, anche se più in piccolo, a quello di Mendes e altri suoi connazionali), legando la sua fortuna a quella di De Bruyne. Ma a quanto pare è stato proprio il calciatore, con l’aiuto di suo padre Herwig, a scoprire le discrepanze nei rendiconti di De Koster e a denunciarlo, nel 2019, alle autorità belghe.

Giocatori e agenti

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La gestione in proprio delle trattative di rinnovo del contratto è quindi dovuta alla necessità, e non a un tentativo di rivoluzionare i rapporti tra calciatori e procuratori. Certo, in questi mesi De Bruyne avrebbe anche potuto cercarsi un nuovo agente, ma ha ritenuto non ci fosse alcuna fretta, anche per via della sua ferma volontà di restare a Manchester.

“Se non avessi voluto restare, avrei avuto bisogno di qualcuno per mediare. Ma quando vuoi rimanere, non è poi così difficile” ha detto il centrocampista. D’altronde, De Bruyne può contare sul supporto del padre, che lo ha sempre seguito in questi anni e che è stato decisivo nella rottura del rapporto con l’agente belga.

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Non è il primo caso, infatti, di giocatore che sceglie di far curare i propri affari da un famigliare, per evitare situazioni spiacevoli come quella di De Koster (Neymar è forse l’esempio più celebre, ma anche Icardi ricorre a sua moglie). Questa tendenza, seppure minoritaria, fa capire che non tutti i calciatori vedono di buon occhio la sempre più ingombrante presenza dei procuratori nel sistema calcio.

Nel frattempo, poche settimane fa l’ormai ex-procuratore di De Bruyne è stato messo agli arresti domiciliari in attesa del processo, ma difficilmente potrà tornare a lavorare con il centrocampista del City. Per il Belgio si tratta dell’ennesimo scandalo recente che coinvolge reati di riciclaggio: tra il 2017 e il 2019, diverse persone sono state arrestate nell’ambito di una grossa inchiesta, e tra loro anche alcuni procuratori, tra cui il potente Mogi Bayat.

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