Serie A, perché sette club chiedono le dimissioni del presidente Dal Pino

Il presidente Dal Pino è al centro delle polemiche dei club di Serie A, alcuni dei quali ne hanno ufficialmente chiesto le dimissioni. Scopriamo perché

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Sette società hanno sfiduciato ufficialmente Paolo Dal Pino, il presidente della Lega Serie A, accusandolo per la sua gestione. È quanto riporta il Sole 24 Ore, che aggiunge che i club sarebbero anche pronti a sporgere denuncia contro il dirigente e fare richiesta di risarcimento danni.

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Un mossa che vuole spingere chiaramente Dal Pino a rassegnare quanto prima le proprie dimissioni, portando a termine la sua esperienza alla guida della Lega Serie A, iniziata nel 2020. Al centro del dibattito ci sono il modo in cui sono stati gestite due questioni cruciali del calcio italiano, i diritti tv del prossimo triennio del campionato e l’accordo coi fondi di private equity sulla media company della Serie A.

Chi è Paolo Dal Pino

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Milanese classe 1962, Paolo Dal Pino è laureato in Economia e fin dagli anni Ottanta è uno dei più noti manager italiani nel settore delle telecomunicazioni. Ha iniziato in Fininvest, per poi passare a Mondadori e, negli anni Novanta, all’Espresso, di cui è stato General Manager. Successivamente, ha rivestito ruoli di primo piano a La7, Telecom Italia e Pirelli (in queste ultime due è stato responsabile in America Latina).

tifosi allo stadio
Fonte Immagine: @footballitalia.ir (Instagram)

L’8 gennaio 2020 è stato nominato presidente della Lega Serie A, sostituendo Gaetano Micciché. Al centro del suo operato c’è stata innanzitutto l’ambiziosa trattativa per la nascita di una media company legata direttamente al massimo campionato italiano di calcio, necessaria per aumentare il giro di denaro in favore dei club e innovare in maniera decisiva la struttura economica del torneo.

Le accuse contro Dal Pino

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Sette club significano la minoranza delle società che compongono la Lega, ma il problema è che tra esse ci sono quelle con maggiore potere economico, ovvero Juventus, Inter, a cui si aggiungo pure Napoli, Fiorentina, Atalanta, Lazio e Verona. I club si sono rivolti allo studio legale Chiomenti di Milano, che ha inviato nella giornata di oggi due lettere alla Lega, mettendo in chiaro la situazione.

Dal Pino è accusato principalmente per l’affare coi fondi di private equity. I club erano a favore del progetto della media company, ma si sono opposti alla proposta della coordata Cvc-Advent-Fsi, secondo loro troppo vincolante (Juventus e Inter, in particolare, sono contrarie a una penale contro l’abbandono del campionato, che precluderebbe loro l’accesso a un’eventuale Superlega europea). La trattativa al momento si è arenata, e probabilmente si attendeva solo la risoluzione del problema dei diritti tv per sfiduciare Dal Pino.

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Contro l’attuale presidente di Lega pesa infatti anche la gestione dell’assegnazione dei diritti tv della Serie A. I sette club hanno sostenuto fin da subito l’opzione Dazn, poi rivelatasi vincente, ma la trattativa è andata per le lunghe e ha corso il rischio di saltare a cause delle forti opposizioni. Il ritardo è stato dovuto a una frattura interna alla Lega (i club della fazione pro-Dazn erano anche quelli contro l’accordo coi fondi, e i favorevoli a quest’ultimo hanno cercato di bloccare l’ok a Dazn per riaprire l’altra trattativa), ma ora la responsabilità viene scaricata su Dal Pino, colpevole di non essere riuscito a mediare.

Inoltre, va ricordato che la partita sui diritti tv ancora non è chiusa: sono stati assegnati i paccheti 1 e 3, ma non ancora il 2, e con il bando in scadenza si rischia di dover avviare una nuova asta, quando ormai la stagione sta volgendo al termine.

La questione del pubblico negli stadi

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I due j’accuse parlano solo di diritti tv e fondi, ma è opinione diffusa che la goccia che ha fatto traboccare il faso sarebbe anche la recente decisione del governo di aprire l’Olimpico di Roma al pubblico per quattro partite dei prossimi Europei.

Da circa un anno, la Serie A gioca senza pubblico, con grandi perdite economiche per i club. Il fatto che il governo, su richiesta della FIGC, abbia accettato di aprire l’Olimpico per gli Europei in condizioni di sicurezza (discussione già avviata nel settembre 2020, peraltro), confermerebbe che una possibilità per fare lo stesso in campionato c’era, ma che Dal Pino non è stato in grado di far valere le ragioni dei club.

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