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Da acquisto incomprensibile a perno fondamentale del Milan di Stefano Pioli: Hakan Calhanoglu si è preso i rossoneri

Missione compiuta: il Milan passa il turno di Europa League e vola ai playoff che, se vinti, garantiranno ai rossoneri l’accesso ai gironi della seconda coppa europea per importanza. La squadra di Pioli segna, sbaglia, soffre e nel finale rischia di capitolare davanti all’occasione della vita sbagliata, quasi a porta vuota, dal punr ottimo Bodo Glimt. Doveva andare così, e così è stato: il 3-2, con tanto di primo gol da professionista del giovane Lorenzo Colombo, porta in dote il Rio Ave.

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A decidere la partita contro i norvegesi però è stato Hakan Calhanoglu, autore di una doppietta e più in generale di tutta una serie di giocate di grandissima fattura, che ne sottolineano – se ancora ce ne fosse bisogno – il buon momento che il trequartista turco sta vivendo in particolar modo dal post lockdown: “Sono libero in testa, il mister mi dà la sua fiducia – ha detto a Milan TV – Mi sento a mio agio, ho detto in tante interviste di voler giocare in questa posizione e adesso il mister mi ci lascia giocare”.

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Milan, la rinascita di Calhanoglu

Parole forti ma sincere e dirette, che implicitamente fanno capire una cosa: l’incisione in questo Milan da parte di Calhanoglu è figlia dell’arrivo di Stefano Pioli. Il turco, per sua stessa ammissione, si trova molto bene sotto la direzione dell’ex allenatore della Fiorentina, che ne ha incanalato talento e difetti fino a trasformarlo in un profilo decisivo. E, indirettamente, parte anche la stilettata verso chi ha preceduto Pioli, evidentemente non in grado di sfruttarlo per le sue peculiarità principali.

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Punto fermo con Gattuso e Montella, Calhanoglu è sempre però stato contraddistinto da una discontinuità cronica, figlia probabilmente di alcune situazioni legate a una tenuta mentale non sempre al top. Contro il Bodo Glimt, invece, il turco si è letteralmente caricato la squadra sulle spalle, e non solo per la doppietta che di fatto ha deciso il match. Ha corso, ripiegato e caricato i compagni ogni qual volta se ne verificava il bisogno. In assensa di Ibrahimovic, insomma, ha vestito i panni da leader.

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Il migliore post lockdown

Parlando invece di numeri e statistiche, quelle di Calhanoglu da quando il calcio è ripartito sono semplicemente sensazionali: nelle restanti giornate della Serie A 2019/20 ha chiuso con 6 gol e 8 assist, per ricominciare alla grandissima nella nuova stagione. Prima il gol al Bologna, in campionato, poi la doppietta al Bodo Glimt in Europa League.

Traguardi importanti, non solo a livello personale, perché il Milan ha bisogno di più leader come Calhanoglu, capaci – soprattutto nei momenti di difficoltà – di cambiare e raddrizzare le partite con una giocata estemporanea. Pioli lo ha riportato nel ruolo naturale di trequartista, nel quale fece cose egregie già ai tempi del Leverkusen, permettendogli di esprimersi al massimo: “Poche volte in carriera mi sono sentito bene così”, ha confessato il turco.

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Le prospettive in rossonero

Una delle “colpe” di Calhanoglu è senza dubbio quella di essere arrivato al Milan durante la famosa campagna acquisti di Fassone e Mirabelli, quella delle “cose formali” che poi si rivelarono nient’altro che scatole cinesi vuote. Così, anche il turco è finito nel mirino della critica, bollato come bidone strapagato pensando di fare un grande acquisto. Invece andava solo aspettato.

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La rinascita era solo questione di tempo: ora il turco è un perno centrale del progetto tecnico del Milan presente e futuro, nonostante nei mesi scorsi qualche voce di mercato lo abbia particolarmente disturbato. Ralf Rangnick, che in rossonero sarebbe dovuto approdare da questa stagione, lo avrebbe portato volentieri al Lipsia, ma oggi l’Italia e la Serie A rimangono al centro di tutto. Ora che ci si inizia a divertire, sarebbe davvero stupido lasciare.

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