HomeSerie AI tre motivi che hanno spinto la Fiorentina a non vendere Vlahovic

I tre motivi che hanno spinto la Fiorentina a non vendere Vlahovic

Poteva lasciare Firenze ma ala fine è rimasto: perché la Fiorentina, nonostante le offerte, non ha venduto Dusan Vlahovic?

Poteva essere la grande operazione in uscita, dopo quella che ha portato Romelu Lukaku al Chelsea, in un’estate di profonda austerity per la Serie A. Invece, alla fine Dusan Vlahovic è rimasto alla Fiorentina. Il club viola ha resistito al forte pressing di Inter e Atletico Madrid, che per motivi differenti avevano puntato forte sul serbo.

Infatti, i nerazzurri avevano pensato a Vlahovic proprio per sostituire il centravanti belga, mentre l’Atletico Madrid si era spinto fino a un’offerta, secondo indiscrezioni, di 70 milioni di euro. Lì Rocco Commisso ha vacillato, ma quando ha detto di no i Colchoneros si sono buttati su Matheus Cunha accompagnando il tutto col romantico ritorno di Griezmann.

allenatore fiorentina
Fonte immagine: InsideFoto

Vlahovic e Fiorentina, questione di prospettive

Perché la Fiorentina, pur pensando seriamente a cedere il suo gioiello, alla fine ha desistito? Ci sono diverse motivazioni alla base di questa scelta. La prima riguarda senz’altro una questione di prospettive, perché Vlahovic è un classe 2000 che ha appena iniziato la sua terza stagione in Serie A.

Ergo, davanti ha orizzonti ancora inesplorati che, se raggiunti sfruttando le ottime cose fatte vedere fino a oggi, potrebbero permettere alla Fiorentina di monetizzare molto di più rispetto ai 70 milioni stanziati dall’Atletico Madrid.

E, per farlo, il serbo giocherà in una Serie A che ha già dimostrato di poter a tratti dominare. Inoltre, dando per scontato un’altra stagione in doppia cifra (chissà, magari sfiorando o raggiungendo i 20 gol), la prossima estate potrebbero aggiungersi altre pretendenti, facendo decollare l’asta di mercato.

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Fonte: @DV (Instagram)

Un percorso da terminare

C’è poi anche un discorso da fare riguardo l’evoluzione del Vlahovic attaccante, che – da ventunenne quale è – ha ancora tutto un percorso da completare prima di potersi dire definitivamente arrivato. Il mood imboccato sembrerebbe comunque essere quello giusto.

Nelle prime due partite, dove ha fatto vedere ottime cose, il centravanti viola ha dimostrato di aver affinato anche alcuni fondamentali che gli mancavano, come per esempio un evidente sgrezzamento nel gioco spalle alla porta e la capacità di difendere palla facendo salire la squadra.

Non solo un finalizzatore, ma un attaccante a tutto tondo, che prende falli per far respirare la squadra e dialoga con i compagni, chiudendo anche triangoli stretti con giocate palla a terra. Completarsi, anche e soprattutto per lui, sarà fondamentale per garantirsi un futuro al top.

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Fonte immagine: @AntonioMango4 (Twitter)

Un profilo insostituibile

Infine, non possiamo non considerare le necessità della stessa Fiorentina, che quest’anno ha cominciato un progetto totalmente nuovo con Vincenzo Italiano in panchina. Privare il tecnico di una pedina fondamentale per il suo 4-3-3 sarebbe stato rischioso, soprattutto in un mercato così particolare.

I viola hanno speso tanto e, probabilmente, incassando tanti soldi per Vlahovic si sarebbero ritrovati un discreto tesoretto per sostituirlo. Il punto è che per qualità, età e prospettive, in questo momento sarebbe stato molto difficile scegliere uno switch almeno di pari livello.

E, alla fine, tutte le parti in causa hanno concordato che la permanenza del talento serbo a Firenze sarebbe convenuta a tutti. Il resto, è rimandato al 2022.

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Andrea Bracco
Cuneese, ha fondato il primo sito di calcio sudamericano in Italia e collaborato con diverse realtà editoriali di importanza nazionale, come Ultimo Uomo e Rivista Undici. Liga e Sudamerica le sue stelle polari, il calcio minore la sua debolezza.

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