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Fonte: Instagram @torinofc1906

Il pareggio in casa della Spal ha chiuso il discorso salvezza con due turni di anticipo, ma la stagione del Torino può dirsi tutt’altro che positiva

Nei giorni in cui si vocifera un cambio di società in grado di mettere fine ai 15 anni di gestione targata Urbano Cairo, il Torino festeggia una quasi miracolosa salvezza. Già, il verbo corretto è proprio questo: festeggiare.

E poco importa se al fischio finale della partita pareggiata sul campo della Spal nessun giocatore granata si sia nemmeno battuto il classico ‘cinque’ per complimentarsi col compagno di turno.

La stagione, fortemente influenzata dal prolungato lockdown, è stata un vero e proprio calvario. Nelle ultime giornate, i tifosi del Torino hanno passato più tempo con le calcolatrici in mano che non a tifare, seguendo per filo e per segno tutte le partite che hanno animato un’appassionante lotta salvezza.

La pirotecnica vittoria del Bologna sul Lecce ha permesso alla squadra di Longo di scendere in campo contro la Spal con più consapevolezza. Risultato? 1-1, una perfetta chiusura del cerchio.

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La prima sliding door di una stagione da dimenticare risale addirittura ad agosto, quasi un anno fa, quando il Torino uscì decisamente ridimensionato dal doppio confronto contro i Wolves nei preliminari di Europa League. Le prime avvisaglie di qualche calciatore scontento cominciarono proprio lì, in uno spogliatoio che ben presto si sarebbe trasformato in un’autentica polveriera. Pochi giorni dopo, Urbano Cairo annunciava gli arrivi di Simone Verdi e Diego Laxalt, uniche due entrate del mercato estivo.

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Una campagna di ‘rafforzamento’ – virgolette volute – che ha inasprito i rapporti con la tifoseria, già devastata da una gestione persistentemente in spending review. Cairo spiegò che il non aver toccato la squadra era un atto doveroso, concordato con l’allora tecnico Walter Mazzarri, un modo per premiare quel gruppo autore di un grandissimo girone di ritorno nella stagione 2018/19. Il tempo ovviamente gli ha dato torto, facendo rischiare al Torino una retrocessione che avrebbe avuto del clamoroso.

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Il caso N’Koulou

Tra la fine di agosto e i primi di settembre, poi, è scoppiata la grana N’Koulou. Il difensore camerunense, titolare all’andata con i Wolves, si chiamò fuori dall’esordio in campionato contro il Sassuolo perché ‘non sereno’, scatenando le ire della stessa dirigenza impoverita solo pochi mesi prima dall’addio di Gianluca Petrachi. Messo fuori squadra e poi riabilitato con tanto di scuse formali, N’Koulou non ha mai più mantenuto gli standard di prima.

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Tra i motivi di tale ammutinamento pare possano esserci esigenze di mercato: N’Koulou aveva espressamente chiesto la cessione – la Roma, con Petrachi alla guida, lo aveva seriamente sondato – e, una volta capiti i movimenti del suo procuratore, Cairo ha bloccato tutto. Ciò ha fatto infuriare il centrale ex Lione. E, parallelamente, pare ci siano stati altri casi simili. Uno su tutti, quello legato ad Armando Izzo, anche lui voglioso di lasciare il Torino senza essere accontentato.

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L’esonero di Mazzarri e l’arrivo di Longo

A proposito di momenti decisivi, va detto che quest’anno al Torino non è girato bene nulla. In autunno, in vantaggio 3-0 sul campo del Verona dopo un’ora di gioco spumeggiante, la squadra di Mazzarri si fece rimontare sul pari e, nel finale, rischiò addirittura di perdere la partita. A gennaio, invece, dopo aver dominato in lungo e in largo il Sassuolo a domicilio, un eurogol di Boga ha spezzato definitivamente i legami tra il mister e la squadra.

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Lo 0-7 contro l’Atalanta, peggior risultato di sempre nella storia del Torino, e il 4-0 di Lecce hanno fatto saltare la panchina di Mazzarri, sostituito da Moreno Longo dopo che Cairo, come riferiscono i beninformati, aveva ricevuto un paio di rifiuti da profili ben più esperti dell’ex tecnico della Primavera granata. Che, guardando i freddi numeri, ha girato su una media punti nettamente inferiore a quella del suo predecessore. Cambio per migliorare? Ma nemmeno a parlarne.

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Lockdown decisivo

Il resto è storia recente. Longo non ha esordito particolarmente bene, perdendo il primo scontro salvezza contro la Sampdoria, in casa e dopo essere passato in vantaggio. Dopo la sconfitta di Napoli, il Torino è andato in stand-by come tutto il calcio mondiale a causa del CoVid-19. E, perdonate il pensiero forse un po’ forte e politicamente scorretto, la pausa ha favorito i granata, che hanno se non altro potuto riazzerare le menti per ripartire da zero.

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La squadra non era abituata a lottare per certi obiettivi. La faida tra calciatori e società non ha solo fagocitato due allenatori che, dal canto loro, hanno dato tutto alla causa, ma addirittura ha fatto toccare con mano il fondo della classifica a un Torino che, a oggi, ha il settimo monte ingaggi della Serie A.

Una stagione da dimenticare, dunque, cominciata male e finita peggio. L’ennesima di una gestione al risparmio, senza una visione progettuale sul medio-lungo periodo. E, quindi, senza futuro.

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