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Quali sono le squadre più forti ad essere retrocesse?

Quali sono le squadre più forti retrocesse? Le prestazioni del Cagliari stanno deludendo tutti, ma i sardi sono storicamente in buona compagnia

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Nessuno, a inizio campionato, avrebbe potuto immaginarsi un Cagliari già fortemente a rischio retrocessione a fine febbraio: una società solida, con Di Francesco in panchina e una rosa con nomi quali Cragno, Godin, Rugani, Nandez, Nainggolan, João Pedro, Pavoletti e Giovanni Simeone, si trova al momento terzultima. E, con la sconfitta di ieri in casa col Torino, a ben cinque punti dalla zona salvezza.

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Non è l’unico caso clamoroso che rischia di regalarci questa stagione: sempre ieri, anche il detentore del titolo nazionale turco, il Basaksehir, ha perso in casa, e ora è quartultimo in classifica. Nonostante una squadra composta da giocatori esperti come Rafael, Leo Duarte, Mehmet Topal, Martin Skrtel, Nacer Chadli e Demba Ba. Ma la storia del calcio ci offre altre situazioni simili: vediamo quali sono le più forti retrocesse di sempre.

Le più forti retrocesse della storia: Villarreal 2011-2012

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Nella primavera del 2011, il Villarreal disputava la semifinale di Europa League; un anno dopo, cadeva in Segunda Division. E lo faceva con una squadra di tutto rispetto, con due ex-portieri del Real Madrid (Cesar Sanchez e Diego Lopez, che poi avremmo visto pure al Milan), difensori come Musacchio e Zapata, un centrocampo con Borja Valero, Cani e Bruno Soriano, Nilmar e Giuseppe Rossi in attacco, e addirittura due giocatori simbolo della Spagna campionessa d’Europa nel 2008, Marcos Senna e Carlos Marchena.

La sanguinosa retrocessione del Villarreal pose di fatto fine a un ciclo che durava da circa dieci anni, e che aveva visto il Sottomarino Giallo affermarsi come uno dei club migliori di Spagna e d’Europa.

River Plate 2010-2011

Una delle retrocessioni più assurde, quella del River Plate, da 110 anni ai vertici del calcio argentino: con il club in crisi economica e i giocatori senza stipendio, e nonostante un quarto posto nel torneo di Apertura, i Millonarios si ritrovarono invischiati in un drammatico spareggio salvezza con il Belgrano, che li condannò alla storica retrocessione.

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In campo, il numero 1 della Nazionale Juan Pablo Carrizo (con Chichizola suo vice), il veterano Matias Almeyda, la stella Mariano Pavone, e poi una sfilza di astri nascenti: i gemelli Rogelio e Ramiro Funes Mori, Roberto Pereyra, Lucas Orban, German Pezzella, Diego Buonanotte, Manuel Lanzini ed Erik Lamela. Forse la più talentuosa tra le più forti retrocesse della storia del calcio.

Newcastle 2008-2009

Squadra di prim’ordine, il Newcastle, che due stagioni prima aveva vinto la Coppa Intertoto e, nel 2003, aveva chiuso al terzo posto in Premier League. In difesa svettava Fabricio Coloccini, accanto all’esperto ex-Lione Caçapa; a centrocampo il bad boy Joey Burton, ma anche un talento come Damien Duff, e poi giocatori come Kevin Nolan, Jonas Gutierrez, Nicky Butt e Geremi. In attacco, l’imbarazzo della scelta tra la coppia titolare Oba Martins-Michael Owen, e le riserve Mark Viduka, Alan Smith ed Andy Carroll.

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L’allenatore era Kevin Keegan, un tecnico molto esperto, ma già ai primi di settembre costretto a lasciare il club in disaccordo con la società, che gli lasciava pochissimo spazio di manovra. Il Newcaste si smarrì, passando dalle mani di altri tre allenatori diversi (di cui uno, Chris Houghton, chiamato tre volte nel corso della stagione), chiudendo l’annata al 18° posto.

Real Zaragoza 2007-2008

Pochi lo ricordano, ma prima del Triplete del 2010 Diego Milito aveva avuto una carriera molto sfortunata, cominciata con la retrocessione d’ufficio col Genoa nel 2005, e proseguita con quella inaspettata ottenuta sul campo con il Real Zaragoza. Quattro allenatori cambiati, senza che la squadra riuscisse mai trovare il bandolo della matassa.

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In rosa, oltre a Milito, altri grandi nomi: l’ex-Real Madrid Carlos Diogo, Roberto Ayala, Francisco Pavon, Albert Celades, Alberto Zapater, Matuzalem, Gabi, Andres D’Alessandro, Pablo Aimar e Ricardo Oliveira. E in porta Cesar Sanchez, che come abbiamo visto avrebbe ripetuto la famigerata impresa quattro anni dopo col Villarreal.

Fiorentina 1992-1993

È la Fiorentina di Mario Cecchi Gori, potente produttore cinematografico, che però in quest’annata cede progressivamente la gestione della società al figlio Vittorio a causa di gravi problemi di salute. In estate, la Viola ha fatto una campagna acquisti di tutto rispetto, rafforzando una rosa dove giocavano già due ragazzi oggi noti allenatori, Stefano Pioli e Giuseppe Iachini, ma soprattutto il promettente centravanti argentino Gabriel Omar Batistuta.

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Le novità per la squadra allenata da Gigi Radice sono i centrocampisti del Bayern Stefan Effenberg e Brian Laudrup, eroe del fresco titolo europeo vinto dalla Danimarca, mentre in attacco si aggiunge Francesco Baiano dal mitico Foggia di Zeman. E la Fiorentina va alla grande, arrivando anche al secondo posto in classifica; poi, dopo una sconfitta interna con l’Atalanta, Vittorio Cecchi Gori caccia inspiegabilmente Radice, e la squadra precipita fino al 15° posto, che vale la caduta in Serie B.

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BONUS: Hellas Verona 2001 2002

Una delle retrocessioni più shockanti e inattese, non solo per il valore della squadra: il Verona di Malesani, esprimendo un gioco eccellente, arrivò al giro di boa del campionato lottando per un posto in Europa, poi lentamente crollò. In tutta la stagione, trascorse una sola giornata nella zona retrocessione: purtroppo, era l’ultima di campionato.

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Una squadra giovane, composta da giocatori allora non molto noti, ma che negli anni successivi sarebbero stati tra i migliori della Serie A, se non addirittura d’Europa: Massimo Oddo, Dario Dainelli, Paolo Cannavaro, Marcio Cassetti, Andrea Dossena, Vincenzo Italiano, Mauro Camoranesi, Adailton, Adrian Mutu, Alberto Gilardino. Abbastanza da meritare un posto d’onore tra le più forti retrocesse del calcio.

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Valerio Moggia
Valerio Moggia
Nato a Novara nel 1989, è il curatore del blog Pallonate in Faccia, ha scritto per Vice Italia e Rivista Undici, e collabora con la rivista digitale Linea Mediana.

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