Sheriff Tiraspol in Champions: il club dello Stato che non c’è

Lo Sheriff Tiraspol è a un passo da un’impresa storica, con il raggiungimento dei gironi di Champions League, che coronerebbe la crescita di un club che proviene da una regione molto problematica e che ha alle spalle importanti coperture politiche

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È il risultato più sorprendente della Champions League 2021/2022 finora, sebbene siamo solo alle fasi preliminari: martedì 17 agosto, lo Sheriff Tiraspol ha distrutto con un netto 3-0 la Dinamo Zagabria, una delle realtà più solide a livello europeo negli ultimi anni, e ora è vicinissimo alla sua prima storica partecipazione ai gironi della prima coppa europea per importanza.

Dietro quei tre gol inaspettati, c’è una storia che va al di là delle questioni meramente sportive, e che ha invece importanti retroscena politici. Lo Sheriff Tiraspol, infatti, è di fatto uno strumento di propaganda di un Paese che non formalmente non esiste, la Repubblica di Transnistria.

I discussi legami politici dello Sheriff Tiraspol

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Tiraspol si trova tecnicamente in Moldavia e infatti lo Sheriff concorre nel campionato moldavo, ma in realtà si tratta della capitale della Transnistria (o Prodnestrovie, in lingua locale), una striscia di terra lungo il confine orientale del Paese. Nel 1990, questa regione ha dichiarato la propria indipendenza dalla neonata Moldavia, scatenando una guerra in cui è riuscita a prevalere grazie al supporto della Russia, tutt’oggi unica nazione a riconoscerla.

sheriff tiraspol
Fonte: @fc_sheriff (Instagram)

Lo Sheriff Tiraspol nasce in questo contesto, ma anche la storia del club è abbastanza controversa. La società viene fondata nel 1996 con il nome di Tiras Tiraspol, ma dopo un anno viene acquistata da un individuo di nome Victor Gusan, di cui si sa veramente poco se non che era stato un poliziotto e, forse, un agente dei servizi segreti, e che poi aveva creato una propria azenda chiamata Sheriff, attraverso la quale rinominò il club.

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Sheriff è un altro oscuro capitolo di questo intrigo politico-sportivo. Il passato di Gusan e del suo socio Il’ja Kazmaly nasconderebbe, secondo diverse fonti giornalistiche, nient’altri che Igor Nikolaevic Smirnov, il controverso presidente della Transnistria dalla sua fondazione fino al 2011. Grazie all’aiuto dello Stato, Sheriff è partita da essere un supermercato di Tiraspol a essere una potenza economica che possiede stazioni di servizio, un canale televisivo, una società edilizia, un’agenzia pubblicitaria ed editoriale e ovviamente anche una squadra di calcio.

I figli di Smirnov sono entrambi ai vertici dirigenziali dell’azienda, e attraverso essa l’ex-presidente è accusato di manipolare ancora la politica locale: alle elezioni dello scorso dicembre sono stati eletti 29 deputati su 33 finanziati da Sheriff, la maggior parte legati al partito Obnovlenie, quello dell’attuale presidente Vadim Krasnoselsky.

Il dominio dello Sheriff Tiraspol

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Non stupisce allora che lo Sheriff Tiraspol sia divenuto una potenza nel calcio: grazie ai soldi del corrotto governo della Transnistria, il club si è affermato come il dominatore del campionato moldavo, di cui detiene il record di titoli (19, dal 2001 a oggi). Negli ultimi vent’anni ha mancato lo scudetto solo in due occasioni; nel 2010/2011, a vantaggio del Dacia Chisinau, e nel 2014/2015, a favore del Milsami Orhei.

 

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A livello politico, questo crea non poco imbarazzo, visto che lo Sheriff Tiraspol è di fatto portabandiera di una regione separatista appoggiata militarmente dalla Russia, con cui la Moldavia non è in buoni rapporti. Uno dei cori più diffusi nello stadio Sheriff inneggia proprio al potente vicino, al quale dal 2014 la Transnistria ha chiesto l’affiliazione.

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Il prossimo passo del club è appunto quello di affermarsi a livello internazionale, arrivando a prendere stabilmente parte alle coppe europee, seguendo l’ascesa di un altra squadra dal simile background, il Qarabag. Nel 2009/2010, lo Sheriff Tiraspol ha disputato per la prima, e finora unica volta, i gironi di Europa League, chiudendo con un sorprendente terzo posto e cogliendo anche una clamorosa vittoria sugli olandesi del Twente per 2-0.

Il sogno Champions League

I gironi di Champions, però, sarebbero tutta un’altra cosa in termini di visibilità, e il 3-0 rifilato all’andata a Tiraspol alla Dinamo Zagabria pone ottime basi per rendere reale il sogno dello Sheriff. Alla base della vittoria non c’è solo la crisi societaria (anch’essa con risvolti politici) che ha recentemente colpito i croati, ma anche un progetto sportivo avveduto da parte della squadra di Tiraspol.

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Il denaro di Sheriff ha permesso di alzare molto il livello della rosa, in questi anni, acquistando soprattutto giocatori serbi e africani. Come ad esempio Adama Traoré, doppietta alla Dinamo ed ex-ala del Metz, e Momo Yansane, centravanti guineano appena arrivato dai maliani del Black Stars.

Ma in squadra sono presenti anche due greci, il portiere ex-AEK Atene Georgios Athanasiadis e il centrocampista ex-Panathinaikos Dimitrios Kolovos, che è addirittura un giocatore della Nazionale ellenica. Poi c’è la nutrita colonia sudamericana, da cui spiccano i colombiano Danilo Arboleda, difensore centrale, e la punta Frank Castañeda, capitano e stella della squadra, protagonista della vittoria nel turno precedente contro la Stella Rossa.

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Per finire, dal 2020 la panchina è affidata a Jurij Vernydub, l’uomo che nello scorso decennio è stato artefice dell’ascesa dello Zorja, che dai bassifondi del campionato ucraino è arrivato a piazzarsi stabilmente nei primi quattro posti. Se gli riuscirà anche quest’ultima impresa, Vernydub avrà aggiunto alla storia della Champions League l’ennesimo oscuro progetto di sportwashing della storia della UEFA.

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Valerio Moggia
Valerio Moggia
Nato a Novara nel 1989, è il curatore del blog Pallonate in Faccia, ha scritto per Vice Italia e Rivista Undici, e collabora con la rivista digitale Linea Mediana.

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