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La Salernitana è prima in Serie B, ma la promozione in A non è affatto scontata: le regole vietano infatti a Lotito, già presidente della Lazio, di possedere due club nella stessa categoria. Cosa potrebbe succedere?

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No, non è una domanda tecnica sulla formazione campana, attualmente prima in classifica in Serie B, ma piuttosto un quesito di natura giuridica, che, se la Salernitana dovesse continuare con le sue ottime prestazioni, diventerà un importante argomento di discussione.

La Salernitana, infatti, è di proprietà di Claudio Lotito, che possiede già un club di Serie A, la Lazio: in caso di promozione, le due squadre si troverebbero nella stessa categoria, creando un evidente conflitto di interessi.

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La risalita della Salernitana

Dopo essere stata in A per un paio di stagioni, alla fine degli anni Novanta, nel 2005 la Salernitana venne radiata dal calcio professionistico per inadempienze finanziarie, che fecero precipitare il club in Terza Categoria, la nona serie italiana, e in breve lo portarono al fallimento. Nel frattempo, una nuova società era stata fondata in C1, recuperando il titolo sportivo della vecchia Salernitana, e nel 2009 riuscì a tornare in B, ma ancora una volta emersero problemi finanziari che condussero alla bancarotta.

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Lotito subentrò a quel punto, fondando il Salerno Calcio e iscrivendolo al campionato di Serie D. Al momento di dare vita alla nuova società, che avrebbe poi rilevato il titolo sportivo della Salernitana, Lotito si fece affiancare da Marco Mezzaroma: si tratta di un giovane imprenditore romano, discendente da una famiglia di costruttori della Capitale, che è poi stato sposato con la deputata ed ex-Ministra Mara Carfagna, ma che soprattutto è cognato di Lotito.

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Da allora, la Salernitana ha vissuto un periodo florido, conquistando tre promozioni, la Supercoppa di Lega Seconda Divisione e la Coppa Italia Lega Pro. Dal 2015 milita stabilmente in Serie B, e negli ultimi anni ha sfiorato i play-off, che garantiscono l’accesso alla massima serie italiana.

Cosa dicono le norme

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La regola sulle multiproprietà (Mezzaroma non ama questo termine, “sembra che si parli di villette a schiera” ha detto più volte), o sulle “partecipazioni societarie”, secondo la dicitura della FICG, è normata dall’articolo 16bis delle Norme Organizzative Interne Federali, che nega la possibilità di controllare, in maniera diretta o indiretta, due club professionistici. Su questo punto, da tempo, si è stabilita una deroga per quando i club del caso non appartengono alla stessa categoria, come appunto Lazio e Salernitana.

Al secondo comma, la legge stabilisce che esiste illecito anche quando uno dei due club sia controllato da un parente o affine fino al quarto grado. Il che significa che anche in caso di passaggio della Salernitana interamente nelle mani di Mezzaroma, la situazione non cambierebbe di una virgola.

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In caso di promozione dei campani, Lotito e Mezzaroma avrebbero fino a 30 giorni di tempo per cedere le proprie quote della Salernitana (o, in alternativa, Lotito potrebbe fare la stessa cosa con la Lazio), prima di vedere scattare delle sanzioni.

Una situazione tutt’altro che risolta

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Nel 2017, la Salernitana arrivò decima in Serie B, mancando di soli sei punti i play-off: da lì in avanti si prese a discutere della possibilità di promozione e di cosa questo avrebbe comportato. Nell’estate del 2018, Mezzaroma assicurava che “la multiproprietà è un falso problema” e che non ci sarebbero stati impedimenti a un’eventuale ascesa in Serie A.

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Un anno dopo, però, Lotito diceva al Corriere dello Sport di non avere la minima intenzione di vendere e che “le norme si possono anche cambiare, non sono mica scritte nella pietra”. Al momento, però, la regola è ancora quella e finora la Federcalcio sembra più che altro confidare che la circostanza non si verifichi mai (un po’ come la UEFA che spera che Salisburgo e Lipsia non s’incrocino mai nelle coppe europee).

Anche perché la situazione non è di facile risoluzione. Innanzitutto, la Salernitana è già in deroga dal 2013, cioè da quando è rientrata nel calcio professionistico: aver chiuso un occhio allora potrebbe costituire un precedente anche in caso di Serie A. Secondariamente, la cessione del club non dipende unicamente da Lotito e ezzaroma, ma anche dall’acquirente (se ne verrà individuato uno), e nel corso della trattativa qualunque cosa può andare storta: sarebbe possibile punire la Salernitana per dei ritardi nella cessione?

Non è la prima volta che il calcio italiano si trova in una situazione del genere, però. Tra il 2000 e il 2002, Franco Cimminelli fu proprietario del Torino (Serie A), del Lecco (C1) e del Moncalieri (C2), mentre tra il 2000 e il 2004 Luciano Gaucci possedeva Perugia (A), Catania (B) e Sambenedettese (C1). Oggi, invece, il patron del Napoli De Laurentiis è anche proprietario del Bari, attualmente secondo nel proprio girone di Serie C.

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