rio ave milan

Dopo la vittoria sul Bodo Glimt, il Rio Ave è il prossimo ostacolo del Milan nel suo percorso in Europa League. Scopriamo di che squadra si tratta.

Superati i norvegesi del Bodo Glimt, l’ultimo ostacolo tra il Milan e i gironi di Europa League è una piccola e poco conosciuta squadra del nord del portogallo, il Rio Ave, che nelle ultime cinque stagioni si è sempre piazzata tra il settimo e il quinto posto in campionato.

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Questa è la sua quarta partecipazione all’Europa League, e nel turno precedente ha eliminato a sorpresa i ben più quotati turchi del Besiktas, grazie soprattutto alle parate del polacco Pawel Kieszek, 36enne ex-portiere di riserva del Porto, con esperienze significative in Vitoria Setubal, Estoril e Cordoba.

Rio Ave: tradizione recente

Alle spalle, il Rio Ave non ha una storia particolarmente gloriosa: il suo periodo migliore prima di quello odierno risale agli anni Ottanta, quando raggiunse per la prima volta la quinta posizione in campionato: all’epoca, in panchina sedeva Felix Mourinho, padre di José, che proprio in quella stagione esordiva come calciatore professionista proprio nei biancoverdi di Vila do Conde.

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Sono però gli ultimi setti anni ad aver dato al club una certa fama internazionale: nel 2013-14, il Rio Ave ha raggiunto la finale di Taça de Portugal, sotto la guida illuminata di un giovane Nuno Espirito Santo, oggi allenatore del Wolverhampton. Un anno dopo, con Pedro Martins (che adesso allena l’Olympiakos) in panchina, il club disputò la sua prima Europa League, arrivando fino ai gironi.

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Soprattutto, il club portoghese ha saputo segnalarsi di recente per aver lanciato alcuni importanti giocatori di livello internazionale: qui è cresciuto Fabio Coentrão, terzino sinistro che ha giocato nel Real Madrid, e che si è ritirato un anno fa proprio dopo essere tornato a Vila do Conde. Ma al Rio Ave si sono affermati anche due dei migliori portieri in circolazione oggi, Jan Oblak ed Ederson.

Rio Ave: come gioca

Oggi, in panchina siede il 43enne Mario Silva, ex-difensore di Boavista, Nantes e Porto, alla sua prima vera esperienza come allenatore di una prima squadra. Ha allenato le giovanili del Boavista e del Porto (con cui ha vinto la Youth League del 2019), per poi passare l’anno scorso a dirigere il settore giovanile dell’Almeria, nella seconda divisione spagnola, chiamato dal connazionale Pedro Emanuel. Dopo l’esonero di Emanuel e del suo successore Guti, Silva è stato scelto per gestire le ultime partite della stagione, portando la squadra ai play-off per la promozione.

Silva ha un background tattico molto variegato, maturato negli anni passati in campo, che va dal gioco di posizione del Nantes di Denoueix a quello più coperto del Porto di Mourinho. Dal poco che si è potuto vedere finora, sembra di capire che tenda a prediligere un gioco che sfrutta molto la rapidità degli esterni, sviluppandosi in un 4-2-3-1. Nelle sue partite con l’Almeria, i suoi ragazzi hanno segnato 8 reti in 7 incontri disputati, ma ne hanno anche subiti 9, portando a casa soltanto 8 punti.

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Mario Silva parla poco di tattica, e anzi in Spagna sosteneva che l’aspetto psicologico fosse più importante per ottenere risultati. Al Rio Ave, si è presentato premettendo che la preparazione è durata poco (è in panchina da meno di due mesi) e che, sebbene l’obiettivo sia di vincere iocando bene, “se vinciamo giocando male, va bene lo stesso”.

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A prima vista, il giocatore più noto della rosa è Lucas Piazon, ala destra brasiliana di 26 anni in prestito dal Chelsea (con un passato meteorico nel Chievo), qualche anno fa considerato un astro nascente ma che oggi difficilmente può ambire a qualcosa di più di un posto al Rio Ave. Nella scorsa stagione ha giocato appena 19 partite, con 2 gol e 2 assist, ma quest’anno pare destinato a partire titolare.

La manovra della squadra di Mario Silva parte da centrocampisti dai piedi buoni come Diego Lopes, 5 assist nell’ultima Liga NOS, e Chico Geraldes, decisivo nella vittoria sul Besiktas. Poi, però, la differenza la fanno gli esterni, in particolare il 26enne di origine guineense Carlos Mané, ex-vivaio dello Sporting Lisbona, funambolo capace di creare superiorità numerica coi suoi dribbling e di metter in difficoltà le difese coi suoi cross, diretti ovviamente verso l’esperta punta Bruno Moreira.

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Da non sottovalutare anche il nuovo arrivato, il poliedrico esterno offensivo giapponese Ryotaro Meshino, in gol all’esordio in campionato con un buon inserimento in velocità nella difesa del Tondela. Meshino, 22 anni, è in prestito dal Manchester City e già nella scorsa stagione, con gli scozzesi del Heart of Midlothian, ha fatto bene (3 gol e 1 assist in 19 partite), nonostante la retrocessione dei suoi.

Rio Ave: i punti deboli

Le prime uscite hanno già messo in evidenza un problema evidente: la scorsa stagione, il Rio Ave chiuse con la quarta miglior difesa del campionato, dietro solo le tre grandi Porto, Benfica e Sporting; la squadra di Mario Silva, invece, ha dimostrato qualche problema di disattenzione, soprattutto sui cross nel mezzo dell’area.

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Pesa molto il cambio in panchina, ovviamente: Silva ha avuto poco tempo a disposizione per trasmettere le sue idee, e deve vedersela con l’eredità di un allenatore come Carlos Carvajal, ex-tecnico di Sporting Lisbona, Besiktas, Sheffield Weds e Swansea, da questa stagione al Braga. Il suo inizio in campionato è stato abbastanza sottotono, con due scialbi pareggi: il primo in casa del Tondela, 14° nell’ultima Primeira Liga, e il secondo in casa contro il Vitoria Guimarães, uno degli avversari diretti del Rio Ave nella corsa all’Europa.

A complicare il lavoro di Silva c’è anche un mercato poco soddisfacente, che ha privato la rosa di due elementi fondamentali della scorsa stagione: l’ala mancina Nuno Santos, ceduto per 3 milioni allo Sporting, e la punta iraniana Mehdi Taremi, capocannoniere dell’ultima Liga NOS e da poco ingaggiato dal Porto. Al momento, Silva li sostituisce con Piazon e Moreira, il cui apporto offensivo, a livello puramente storico, non è lontanamente paragonabile a quello dei due ceduti.

Il Rio Ave si presenta così alla sfida col Milan con più dubbi che certezze, decisamente indebolito rispetto alla scorsa stagione, e con un allenatore che vorrebbe puntare su un gioco offensivo ma che si ritrova con un attacco da ricostruire e, per contro, una difesa non più solida come quella dell’ultimo anno.