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Portogallo eliminato da Euro 2020: i motivi del fallimento

Il Portogallo eliminato da Euro 2020 amplifica le critiche di media e stampa verso il ct Fernando Santos: cosa non ha funzionato nella spedizione lusitana?

Alla fine i campioni in carica abdicano subito. Chi se lo sarebbe aspettato? Forse in pochi, fatto sta che con la sconfitta incassata dal Belgio il Portogallo lascia Euro 2020 e, ufficialmente, rimette in palio il titolo europeo vinto cinque anni fa, in Francia, contro i padroni di casa.

A pensarci, nel match contro i Diavoli Rossi si è verificata la classica legge del contrappasso: se nel 2016 i lusitani vinsero un po’ a caso, grazie a un guizzo di Eder dopo una partita che la squadra di Deschamps non meritò oggettivamente di perdere, a Siviglia Ronaldo e compagni, complessivamente, non sono stati inferiori agli avversari, non riuscendo però mai a sfondare il muro difensivo belga.

Portogallo eliminato, ct nel mirino

Da giorni, anche quando il Portogallo superava da secondo in classifica il rinominato ‘girone della morte’, in patria media e giornali hanno criticato aspramente la gestione di Fernando Santos, accusato di non saper sfruttare al meglio tutto il talento di cui la Seleçao dispone.

Prova ne siano le continue esclusioni di piedi buoni appannaggio di onesti mestieranti, calciatori di rottura quasi incapaci di connettersi a dovere con l’ultimo terzo di campo, dove il Portogallo oggettivamente ha tutte le carte in regola per fare male.

Anche contro il Belgio, Fernando Santos ha rinunciato dal principio a João Félix, Bruno Fernandes e Sergio Oliveira, che dopo un primo tempo scialbo sono stati mandati in campo e, se non altro, hanno aiutato la squadra a stabilizzarsi molto alta a livello di baricentro.

Questo e altro, nelle accuse rivolte a Santos, commissario tecnico dei lusitani dal lontano settembre del 2014, col quale la nazionale ha vinto Euro 2016 per poi uscire agli ottavi dei successivi campionati mondiali. In molti chiedono la sua testa, ma la federazione lo ha appena rinnovato fino al 2024.

L’equivoco Ronaldo

Sembrerà un vero paradosso, ma avere a disposizione così tanto talento fa a pugni col fatto che il Portogallo ancora punti forte su Cristiano Ronaldo. Intendiamoci, CR7 è e rimane un fenomeno vero, a Euro 2020 ha anche eguagliato i gol in nazionale di Ali Daei (109) e davanti ha ancora qualche anno di carriera.

Ciononostante, con lui in campo i lusitani fanno estremamente fatica a riempire l’area avversaria, perché lui non ha particolari consegne tattiche – leggasi, può fare cosa vuole – e questo depotenzia il potenziale qualitativo di un gruppo che, a livello di club, è stato forgiato da tecnici preparati.

Così, se Santos gioca senza centravanti si ritrova spesso con un CR7 che si allarga a ricevere palla, lasciando vuoto il centro dell’area. Quando propone un nove di ruolo, nello specifico André Silva, spesso i due si pestano i piedi. Anche questo, a suo modo, ha rappresentato un problema.

Il Portogallo del futuro

Eppure il Portogallo, al netto di Ronaldo, ha un futuro assicurato. Qualora riuscisse a incanalare il tanto talento espresso in queste ultime generazioni di calciatori, nei prossimo anni c’è la possibilità concreta di poter vincere qualcosa di importante.

Da João Félix e Bruno Fernandes, passando per Ruben Neves, Nuno Mendes, Ruben Dias, Diogo Dalot, Renato Sanches, Bernardo Silva e Diogo Jota, solo per citare gli attuali convocati, il materiale è di primissima qualità e, grazie al lavoro certosino delle tre grandi del paese, nei prossimi anni i lusitani avranno ancora di più l’imbarazzo della scelta.

Resta da capire con chi, a guidarli. Il tempo per Fernando Santos, nonostante il lungo rinnovo, sembra essere terminato, ma all’orizzonte non parrebbero esserci ct liberi, almeno al momento, credibili per avvicendarlo. Ergo, per ora si andrà avanti così, sperando negli anni di non sprecare l’enorme potenziale di una delle scuole europee migliori del momento.

 

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Andrea Bracco
Cuneese, ha fondato il primo sito di calcio sudamericano in Italia e collaborato con diverse realtà editoriali di importanza nazionale, come Ultimo Uomo e Rivista Undici. Liga e Sudamerica le sue stelle polari, il calcio minore la sua debolezza.

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