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Come la pandemia ha cambiato il calcio e il lavoro degli osservatori

Come cambia il lavoro degli osservatori con la pandemia? Il racconto di uno scout sottolinea i cambiamenti al gioco.

Con la pandemia ci siamo abituati a vedere gli stadi vuoti e ad assistere alle partite esclusivamente tramite lo schermo di una televisione. A pagare questa defezione non sono stati solo i tifosi, che non hanno potuto sostenere dal vivo la propria squadra, ma anche alcuni professionisti del settore, che fanno del proprio lavoro la visione dal vivo delle partite. Si tratta naturalmente degli osservatori, figure centralivnel calcio in grado di fare le fortune e le sfortune delle squadre.

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Il Guardian ha raccolto la testimonianza di uno scout incaricato di seguire le squadre che il proprio club deve affrontare. Ogni squadra in Premier e nelle serie minori inglesi mette a disposizione dei biglietti per gli scout dei prossimi avversari della propria squadra, per rendere più competitive le partite. Molti osservatori preferiscono rivedere le partite in televisione, ma c’è anche chi non riesce a rinunciare alla visione dei match dal vivo. Il racconto di questo scout al Guardian mostra come il calcio, senza tifosi, sia profondamente cambiato.

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Come cambia il lavoro degli osservatori

Assistere ai match senza pubblico è un’esperienza familiare per lo scout, ma totalmente diversa ad esempio per i giocatori. Stando al racconto dell’osservatore, i calciatori senza tifo sugli spalti finiscono i match con meno ansia e i difensori aggrediscono gli attaccanti avversari con meno aggressività.

Il cambiamento più grande dunque sta nella carica che i giocatori hanno, inferiore rispetto a quando le tribune pullulano di tifosi. Dalla chiusura degli stadi sono aumentati i gol, perché è diminuita la tensione difensiva e l’aggressività dei difensori. Uno scout si rende conto di questo aspetto e capisce quanto, più che in altri casi, possa fare la differenza lavorare sul reparto difensivo.

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Il racconto degli scout esemplifica come il Covid abbia cambiato il calcio in ogni suo aspetto, compreso quello mentale. L’assenza dei tifosi ha annullato fattori decisivi come quello, ad esempio, del campo. Nell’ultimo anno abbiamo visto una differenza sempre più labile tra gli impegni casalinghi e quelli fuori casa delle squadre e ciò è dovuto, ancora una volta, all’assenza della carica dei tifosi.

Infine, il racconto dello scout esemplifica un altro fattore importante, emerso in questo calcio senza tifosi. Il lavoro difensivo è mentalmente più impegnativo di quello offensivo: banalmente, segnare è più facile che difendere. I difensori hanno pagato l’assenza dei tifosi più degli attaccanti, perché l’area surreale, silenziosa, fa calare la concentrazione e paga chi ha più bisogno di tenere la testa sempre collegata su ciò che succede in campo.

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Danilo Budite
Romano, classe '95. Amo il calcio, soprattutto raccontarlo. Scrivo di tutto ciò che mi circonda.

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