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Il Mondiale ogni due anni? La proposta dell’Arabia Saudita

La proposta del Mondiale ogni due anni è stata avanzata dall’Arabia Saudita alla FIFA, e sarà discussa nei prossimi giorni. Potrebbe rivoluzionare del tutto il calendario del calcio globale

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Se ne discuterà a partire da domani 21 maggio, in occasione del 71° congresso della FIFA: all’ordine del giorno c’è infatti l’idea suggerita dalla federazione dell’Arabia Saudita di trasformare il Mondiale in un evento da svolgersi ogni due anni.

Le motivazioni sono chiaramente di tipo economico, ma la proposta molto probabilmente incontrerà la ferma opposizione di diversi soggetti, dalle confederazioni continentali fino ovviamente ai giocatori e agli stessi club.

Più Mondiali, più guadagni

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I Mondiali sono indubbiamente l’evento più redditizio tra quelli organizzati direttamente dalla FIFA, e uno dei più ricchi in assoluto: non è strano che, in un’epoca di crisi come questa, si possa pensare di aumentarne le edizioni. Anche perché, nel frattempo, la FIFA ha dovuto fare i conti con i relativi fallimenti, a livello di gudagni, di tornei come la Confederations Cup e il Mondiale per Club (che infatti dal 2021 verrà aperto a 24 partecipanti).

liverpool
Fonte immagine: profilo Ig @LiverpoolFC

Il fatto che sia però l’Arabia Saudita a fare questa proposta sottintende scenari economici e politici particolari: da qualche anno, Riyad sta cercando di entrare prepotentemente nel calcio (con pochi successi, finora, come dimostra il tentativo di acquisizione del Newcastle) e stabilire una ricca partnership sviluppata attorno ai Mondiali è il nuovo passo.

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Inoltre, in questa proposta del Mondiale ogni due anni si potrebbe scorgere anche un tentativo di mettere i bastoni tra le ruote ai rivali geopolitici del Qatar, estremamente influenti nella UEFA attraverso la figura del presidente del PSG Nasser Al-Khelaifi.

Il Mondiale ogni due anni e i tornei continentali

La riforma pensata dai sauditi, infatti, andrebbe a colpire in primo luogo la confederazione europea: le nuove edizione dei Mondiali andrebbero così a sovrapporsi con quelle attuali degli Europei, che rischierebbero di dover quindi slittare. Cosa non del tutto impossibile, se consideriamo che già quest’anno l’Europeo si giocherà in un anno dispari: basterebbe solo contare i quattro anni a partire dal 2021.

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Si giocano già ogni due anni, a ben vedere, sia la Coppa d’Africa (la scorsa edizione è stata nel 2019, la prossima doveva essere lo scorso gennaio, ma per la pandemia è slittata al 2022) che la Gold Cup nordamericana (al via il prossimo 10 luglio, dopo l’edizione del 2019). Mentre restano ancora ogni quattro anni la Coppa d’Asia (ultima edizione nel 2019, la prossima nel 2023) e la Coppa d’Oceania (ultima edizione nel 2016, quella dello scorso anno è stata cancellata causa Covid, e si tornerà a giocare solo nel 2024).

Copa America
Fonte: @copaamerica (Instagram)

Meno regolare, invece la Copa America: l’edizione di quest’anno arriva a solo due anni dalla precedente, ma la prossima sarà solo nel 2024; e d’altronde, prima di quella del 2016 se n’era disputata un’altra solo l’anno precedente, a quattro anni di distanza dalla vittoria dell’Uruguay nel 2011.

L’opposizione di club e giocatori

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Oltre a una possibile opposizione della UEFA, l’idea del Mondiale ogni due anni potrebbe piacere molto poco ai club, che vedrebbero ridursi ulteriormente le possibilità di avere ritiri estivi abbastanza lunghi per prepararsi in maniera adeguata alla stagione successiva. Per i giocatori europei, significherebbe avere tre estati occupate ogni quattro, mentre per quelli africani non ci sarebbero estati libere.

Il numero di partite aumenterebbe considerevolmente, a discapito dei periodi di riposo e della salute fisica dei giocatori. Già nelle scorse settimane Guardiola e Gundogan avevano protestato contro il format della nuova Champions League voluto dalla UEFA, che aumentava a sua volta il numero dei match stagionali, ed è facile che un ulteriore aggiunta di partite troverebbe opposizione ancora più forte.

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Valerio Moggia
Valerio Moggia
Nato a Novara nel 1989, è il curatore del blog Pallonate in Faccia, ha scritto per Vice Italia e Rivista Undici, e collabora con la rivista digitale Linea Mediana.

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