osimhen
Fonte Immagine: @victorosimhen9 (Instagram)

Osimhen non ha portato la variante Covid a Napoli, ma la notizia è circolata lo stesso online, senza che nessuno si premurasse di verificarla

LEGGI ANCHE: Filippo Falco a Minuti di Recupero: ‘Stella Rossa-Milan sarà la mia rivincita’

Succede che nella mattinata di oggi Il Napolista, noto sito vicino agli ambienti del Napoli, ha deciso di diffondere una notizia secondo cui sarebbe l’attaccante azzurro Victor Osimhen ad aver portato a Napoli la cosiddetta variante nigeriana del Covid, identificata ieri dall’azienda ospedaliera universitaria Federico II.

La notizia si è subito diffusa online, raggiungendo praticamente qualunque sito d’informazione sportiva e venendo riportata anche nel notiziario di Sky Sport. Osimhen ha portato la variante del coronavirus a Napoli: è sicuro. Tutto questo, senza che nessuno si sia chiesto quanto fosse attendibile la notizia, senza provare a verificare e, soprattutto, senza chiedersi se fosse eticamente corretto riportarla.

Il viaggio di Osimhen in Nigeria

LEGGI ANCHE: Lista B Europa League, cos’è e come funziona

A inizio gennaio, i mezzi d’informazione hanno riportato il video della festa a cui Osimhen prese parte a fine 2020 in Nigeria, mentre stava recuperando dall’infortunio alla spalla: assembramenti, niente distanziamento, niente mascherine. Il giocatore era rientrato a Napoli ed era risultato positivo al coronavirus, venendo quindi isolato secondo il protocollo sanitario.

Questo evento è quindi stato immediatamente collegato alla nuova variante del virus, denominata B.1.525, identificata nei giorni scorsi nel Regno Unito ma largamente diffusa in Nigeria, e pertanto indicata come la “variante nigeriana”. Altri casi, poi, sono stati individuati in Danimarca e Stati Uniti, e ieri anche a Napoli, grazie al lavoro dell’Istituto Pascale e dell’Università Federico II.

Leggi anche:  Perché le grandi grandi squadre stanno faticando così tanto?

Le responsabilità degli organi d’informazione

LEGGI ANCHE: Calciatori positivi Serie A | la lista | i contagi

Quali prove ci sono che Osimhen abbia qualcosa a che vedere con la diffusione a Napoli della variante? Assolutamente nessuna. Al punto che pure Il Napolista, mentre diffondeva questa storia come se fosse certa, precisava “Ufficialmente si tratta di dati sensibili che nessuno può ufficialmente confermare, si tratterebbe di una violazione della legge”. Cioè: bisogna fidarsi, perché non può essere confermata. O meglio: siccome nessuno può confermare, diciamo quel che ci pare. Un totale ribaltamento di ciò che dovrebbe significare fare giornalismo.

Per il resto dei media sportivi italiani, è stato comunque sufficiente. E non solo quelli sportivi, perché ovviamente la storia dello straniero (meglio, dell’africano) che ci porta le malattie è troppo succosa, e infatti è stata prontamente riportata da Libero, Secolo d’Italia e Primato Nazionale.

LEGGI ANCHE: L’azionariato popolare per salvare il Livorno: “Non è utopia”

Solo l’Ansa ha provato a capirci qualcosa di più, sentendo il Napoli. La società partenopea ha detto di non avere ricevuto alcuna notizia da parte delle fonti sanitarie riguardo un qualche collegamento tra Osimhen e questa variante del coronavirus. E che comunque, il giocatore era stato subito messo in isolamento, seguendo rigidamente il protocollo, e che nessun altro tesserato è risultato essere stato contagiato. Quindi, attorno alle 13.30, è intervenuto anche il Federico II, smentendo categoricamente quanto riportato dal Napolista e dicendo che nessun giocatore del Napoli ha avuto a che fare con la variante B.1.525.

Però intanto la notizia è circolata, ha “fatto informazione” e sappiamo tutti benissimo che queste storie restano nella mente delle persone più delle smentite (ricordate la storia di Lukaku e del rito voodoo, riportata in auge da Ibrahimovic qualche settimana fa? Ecco, è successa praticamente la stessa cosa oggi).

Leggi anche:  Caos Lazio-tamponi: deferito Lotito, cosa è successo e cosa rischia la Lazio

LEGGI ANCHE: Qual è la storia di Lukaku e il voodoo

E qui non si tratta solo di pessimo giornalismo che offre sponde per il razzismo, ma di qualcosa anche di più grave: non si diffonde il nome di una persona contagiata in un caso del genere, senza il suo consenso, additandola a untore (anche se poi, mentre lo si fa, si scrive che “non va criminalizzato”). Dovrebbe essere un principio basilare dell’informazione.

LEGGI ANCHE: Granada-Napoli, come gioca l’avversaria in Europa League

Seguici sul nostro sito, resta aggiornato CLICCA QUI e contattaci sui nostri social: InstagramFacebookTwitter e Flipboard!