Il Napoli ha schierato tre giocatori che non potevano scendere in campo contro la Juventus

Il Napoli, contro la Juventus, ha schierato in campo tre giocatori che erano stati bloccati dall’ASL: si tratta di una violazione, o potevano giocare?

La formazioni del via di Juventus Napoli di giovedì sera hanno destato qualche perplessità negli addetti ai lavori: tra i partenopei, infatti, erano presenti Piotr Zielinski, Stanislav Lobotka e Amir Rrahmani. Ovvero tre giocatori che nei giorni precedenti erano stati messi in quarantena dall’ASL 2 di Napoli.

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Una situazione che fin da subito ha generato dei dubbi: se i tre giocatori erano stati bloccati dall’ASL, perché sono stati regolarmente schierati in campo, mettendo a rischio contagio l’intero gruppo squadra azzurro e anche quello della Juventus?

Perché il Napoli ha schierato Zielinski, Lobotka e Rrahmani

L’aspetto dirimente della questione è che la decisione dell’ASL 2 di Napoli era stata dovuta non a una positività dei tre calciatori, ma al fatto di essere stati contatti diretti di persone risultate positive (cinque compagni di squadra, Spalletti e un membro dello staff) e al contempo di non aver ancora ricevuto la terza dose di vaccino.

Zielinski, Lobotka e Rrahmani però hanno potuto giocare contro la Juventus, partendo anche titolari dal primo minuto nell’1-1 di Torino, per via di una norma contenuta nel protocollo dela FIGC risalente al giugno 2020. Le norme, infatti, consentono di giocare se, nelle 48 ore precedenti al match, i giocatori sono risultati negativi a un test sul coronavirus, come appunto avvenuto ai tre giocatori del Napoli.

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A creare confusione in questa faccenda, però, è anche la mancanza di uniformità di giudizio tra le varie ASL, spesso criticata all’interno del sistema calcio. Infatti, c’era un quarto giocatore convocato dal Napoli nella stessa situazione di Zielinski, Lobotka e Rrahmani (contatto diretto di positivi e senza la dose booster), il cui nome non è stato però rivelato. A differenza degli altri tre, questo elemento della rosa non era però stato bloccato dall’ASL, dato che abita in città e quindi in una zona di competenza dell’ASL 1 napoletana.

Cosa rischia il Napoli

Da quello che abbiamo visto, il Napoli sembra essere nel giusto, avendo seguito il protocollo FIGC. Ma allo stesso tempo, è evidente che il club campano è venuto meno a una precisazione disposizione dell’autorità sanitaria, una cosa che potrebbe avere conseguenze: la situazione, in un certo senso, è il rovescio di quella dell’ottobre 2020 per l’altro Juventus Napoli, quando i partenopei vennero meno al rispetto del protocollo della Serie A ma seguirono le indicazioni dell’ASL.

In questo caso, però, il problema non è di giustizia sportiva ma ordinaria, non avendo violato una disposizione della FIGC ma dell’ASL. Significa che, se anche dovesse essere sottoposto a sanzioni, il Napoli dovrà vedersela dal punto di vista amministrativo: non c’è quindi rischio di partita persa a tavolino o penalizzazione in classifica.

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