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Il Mondiale Under 20 del 1991: The First Dance di Figo, Rui Costa e Roberto Carlos

Il Sub-20 del 1991 e la serie tv su Michael Jordan, Scottie Pippen, Dennis Rodman e il loro coach, Phil Jackson che ha invaso gli schermi di tutto il mondo lo scorso anno. 

Un associazione capitata per caso che affianca “The Last Dance” di quella immensa squadra NBA e The First Dance di alcuni dei più grandi campioni degli anni a cavallo tra i due millenni. 

Una fotografia, ritrovata proprio durante la prima puntata di “The Last Dance”, ci da quindi il la per un’idea: trent’anni anni dopo, raccontiamo “The First Dance”, la “Prima Danza” internazionale al Mondiale Under 20 di campioni imperituri come Luis Figo, Roberto Carlos, Manuel Rui Costa, Andy Cole e Dwight Yorke. 

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La foto ritrae Luis Figo e Roberto Carlos, futuri compagni nel Real Madrid dei Galácticos, fianco a fianco, con le maglie delle rispettive nazionali, affrontarsi in una finale mondiale Sub-20 di trent’anni anni fa. Allora avevano rispettivamente 19 e 18 anni e difendevano con orgoglio giovanile i colori della propria selezione under 20, nel mondiale di categoria arrivato alla sua ottava edizione. Si giocava in Portogallo e i padroni di casa arrivarono a quel 14 giugno come campioni in carica dopo la vittoria dell’89 conquistata in Arabia Saudita. 

Ma facciamo ordine. 

Un mondo diverso

Se parliamo di trent’anni anni fa non possiamo che fare i conti con un mondo diverso: basti guardare alle squadre che componevano i quattro gironi del Sub-20 per trovarvi all’interno realtà non più esistenti, o protagonisti del futuro che allora offrirono prestazioni raccapriccianti.

Nell’aprile di quell’anno Portogallo e Spagna firmarono gli accordi di Schengen, dando vita alla prima bozza di comunità europea, il 4 di gennaio l’Italia visse una delle tante manifestazioni del terrorismo interno con la strage della Uno bianca a Bologna, mentre nel marzo, esattamente il 17, Diego Armando Maradona venne trovato positivo alla Cocaina. Ma sono tre i nomi che accendono le fantasie scorrendo i partecipanti a quel torneo: URSS, Siria e Corea Unificata.

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Luoghi dell’oltre li chiameremmo se fossimo in una celebre serie Tv, luoghi e realtà che oggi sono sfumate in qualcosa di diverso, cangiante, ma con una fortissima importanza per la storia dell’ultimo trentennio. 

Il Mondiale Under 20 di URSS, Siria e Corea

Partiamo dall’URSS, l’Unione delle Repubbliche Sovietiche, che all’inizio del 1991 si stava preparando ad affrontare la propria dissoluzione. Calcisticamente parlando vinse la prima edizione dei campionati mondiali under 20 nel ’77, arrivando seconda nell’edizione successiva e quarta nella quinta del 1987, ma se scendiamo in campo politico, la questione si fa completamente differente.

Nata dalla dissoluzione del governo Leninista nel 1922, l’URSS attraversò varie fasi che portarono solo due mesi dopo il terzo posto ottenuto contro la sorpresa Australia in Portogallo, ad un tentativo mancato di colpo di stato che aprì le porte alla ribellione delle varie identità nazionali, sublimata dalla nascita del CSI (Comunità degli Stati Indipendenti) il 21 dicembre 1991, per poi implodere il 25 dello stesso mese con la caduta del Cremlino e l’innalzamento della bandiera della Russia in quel di Mosca. Una realtà che condizionò per quasi un secolo la storia d’Europa e del mondo, che oggi nient’altro è che un pallido ricordo. 

La Siria, protagonista invece di un Mondiale Under 20 di tutto rispetto per le dimensioni socio-economiche del proprio calcio, abbandonò la competizione agli ottavi, perdendo 5-1 contro il Brasile che si giocherà poi il titolo contro il Portogallo di Luis Figo.

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In quegli anni lo stato mediorientale era sotto il comando di Hafiz Al Asad, che dal 1970 reggeva lo stato della Ex Repubblica Araba Unita e aveva promosso l’impegno siriano nella guerra civile libanese in modo da estendere il proprio potere anche al territorio dello stato attiguo. Nel ’90, anno dei mondiali e delle “Notti Magiche” azzurre, la guerra civile in Libano volse al termine, con l’occupazione militare del territorio da parte di Al Asad. La Siria, realtà mutevole e cangiante, che tutt’ora rappresenta uno snodo fondamentale nel mondo del petrolio e delle relazioni internazionali. 

La Corea è invece un protagonista tutto da individuare: oggi la “Guerra Fredda” del 38esimo parallelo continua imperterrita formando uno dei fronti armati più caldi nella storia del nostro mondo. La Dittatura di Kim Jong Hun, iniziata nel 2011 quando il giovane ragazzo successe al padre Kim Jong Li, è diretta erede della guerra scatenata negli anni cinquanta da Pyongyang e che nei primi mesi di lotta generò 2 milioni e 800 mila morti. 

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Nel girone del Mondiale Under 20 con Portogallo e Argentina però si legge Corea Unificata, un unicum nella storia del paese: nel 1990, come già successo due anni prima nel corso dei giochi Olimpici a Seul in Corea del Sud (disertati dalla Corea del Nord), i rapporti diplomatici tra le due controparti erano più distesi del solito, permettendo un tentativo di riconciliazione quanto meno sportivo. Negli anni seguenti, fino al primo decennio del nuovo millennio, varie furono le amichevoli calcistiche tra le due rappresentative, con la bandiera della Corea Unificata sventolata fieramente all’ingresso in campo dai ventidue atleti designati. 

Un’idea che oggi sembra tornare di moda dopo l’avvicinamento tra i due leader delle scorse settimane, ma c’è il rischio che rimanga nient’altro che una splendida suggestione di pace in un mondo ben più complicato. 

Mondiale Under 20: i protagonisti

Ma tornando al calcio giocato, e al risultato del torneo che vide il Portogallo imporsi ai calci di rigore contro il Brasile il 30 giugno 1991 (giorno, tra l’altro, di Polonia – Portogallo nell’Europeo vinto da Cristiano Ronaldo e compagni nel 2016), il campionato vide cinque fondamentali protagonisti che fecero proprio il calcio del futuro subito successivo al termine di quel Mondiale. 

Luis Figo, canterano dello Sporting Lisbona, costituiva già una certezza per la nazionale di Fernando Brassard, e la foto iconica con cui abbiamo manzonianamente iniziato questa storia, lo ritrae al fianco di un’altra leggenda, quel Roberto Carlos che sulla fascia sinistra vincerà un mondiale (2002) con la maglia del Brasile e innumerevoli trofei con la maglia del Real Madrid dei Galacticos. 

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A quel tempo, dal 14 al 30 giugno 1991, Luis Figo giocava nello Sporting Lisbona, in attesa di trasferirsi al Barcellona, mentre Roberto Carlos divorava la fascia sinistra dell’Uniao Sao Joao, appena prima del passaggio al Palmeiras. Le loro carriere, senza ancora saperlo, si intrecceranno in un vortice di vittorie e glorie imperiture, con l’onore di aver giocato “The First Dance” uno al fianco dell’altro. 

Il terzo protagonista che risalta è Manuel Cesar Rui Costa, canterano del Benfica e futuro numero dieci di Fiorentina e Milan. Parte integrante della “Generacion de Oro” del Portogallo, quella banda di ragazzi che dal 1989 al 1991 tempestarono il calcio giovanile di vittorie disarmanti (subirono solo quattro goal dall’89 al ’91, di cui tre contro l’Arabia Saudita nel girone del Mondiale Under 20 in Medio Oriente), Rui Costa vestiva la numero cinque davanti ai 126 mila spettatori che affollarono l’Estadio Da Luz di Lisbona quel 30 giugno 1991. 

La sua carriera, al fianco di Luis Figo nella nazionale dell’esploratore Bartolomeo Diaz, portò entrambi i fuoriclasse alla più grande e cocente delusione della storia recente del Portogallo: la sconfitta casalinga all’Europeo 2004, contro una Grecia composta da futuri abitatori del Pantheon degli Eroi. 

L’ultima grande coppia di protagonisti del Mondiale Under 20 risponde al nome di “Calypso Boys”, la coppia goal del Manchester United vincitore del Triplete nel 1999. Andy Cole e Dwight Yorke, a quel tempo rispettivamente di proprietà dell’Arsenal e dell’Aston Villa, si incrociarono per la prima volta in Portogallo, senza però mai sfidarsi. L’Inghilterra di Cole uscì dal girone di Spagna, Siria e Uruguay, fallendo la competizione insieme alla Celeste. 

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Fonte Immagine: @footballsince86 (Instagram)

La nazionale caraibica di Yorke non fu altro che una comparsa, subendo 12 goal e non segnandone nemmeno uno nel girone con URSS, Egitto e Australia. Lì però “The First Dance” dei Calypso Boys ebbe la sua prima nota: nel ’95 Ferguson portò ad Old Trafford Cole, reo di aver siglato una tripletta contro il Liverpool il 21 novembre ’93, mentre nel ’98 fu il turno di Yorke, che con l’Aston Villa aveva appena portato a compimento un percorso fatto di 73 goal in 232 presenze, per poi ripetersi con i Red Devils segnandone 48 in 96. Per inciso, negli anni in cui i Calypso Boys calcarono il prato di Old Trafford, i goal furono 141 in totale, prima di trasferirsi entrambi al Blackburn ad inizio millennio. 

Le storie del Mondiale Under 20 del 1991

Ma se la politica e il grande calcio diventano dopo un po’ stucchevoli ripetizioni di un passato che si conosce a memoria, sono le storie individuali e dei talenti “normali” a fare notizia all’interno del racconto di un sub-20 pieno di perle inabissate. Il Pallone d’Oro del torneo, ad esempio, fu Emilio Peixe. Un onesto centrocampista di scuola Sporting Lisbona che nella propria carriera, raggiunto l’apice nel ’91, si concesse fuggevoli avventure con Siviglia, Porto e Benfica prima del ritiro e della trasformazione in selezionatore giovanile. Dal 2011 allena le nazionali giovanili del suo paese, con particolare e attuale predilezione per l’Under 18. 

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La seconda storia che ci regala il Sub-20 del ’91 è quella del suo capocannoniere: il centrocampista Sherbakov, esordiente nel 1989 con lo Shaktar in Ucraina e destinato allo Sporting Lisbona dopo l’exploit di quel mondiale. Il ragazzo, a quell’epoca appena ventenne, si trasferì a Lisbona dietro espressa richiesta di Sir Bobby Robson il quale, persa una partita europea, venne allontanato dalla panchina portoghese. A seguito di tale decisione i giocatori decisero di cenare insieme al loro allenatore per un ultima volta. Al termine della stessa però, Sherbakov ebbe un tragico incidente d’auto che lo paralizzò dalla cintola in giù, impedendogli di continuare la propria carriera calcistica a soli cinque anni dal proprio debutto tra i grandi. 

Il torneo 

In conclusione, non si può che raccontare come andò il Sub-20, inserito in questa cornice di politica, storia, talento e destino. Della debacle incredibile di Argentina ed Uruguay abbiamo già accennato in precedenza, sconfitte da Irlanda, Corea e Siria nei rispettivi gironi, e accomunate dal fato alla triste Inghilterra di Cole, anch’ella eliminata prima della fase calda della competizione. 

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L’Albiceleste però trasse importanti lezioni da quella umiliazione inanellando negli anni successivi sei titoli del sub-20, e dando alla luce stelle del calibro di Sergio Aguero, Angel Di Maria, Carlos Tevez e, sopratutto, Lionel Messi. Dopo i gironi il Portogallo e il Brasile spadroneggiarono con opposte convinzioni: la Seleçao si rivelò come miglior attacco del torneo con 16 goal, mentre il Portogallo diede adito alla leggenda della propria difesa subendo un solo goal in tutta la competizione. 

La finale, raggiunta dopo aver sconfitto URSS e Australia nelle rispettive semifinali (sarà poi l’URSS di Sherbakov a vincere il terzo posto), si concluderà ai rigori con la vittoria, la seconda consecutiva, dei padroni di casa. 

Un futuro da scrivere

Se da una fotografia di manzoniana memoria si possono discernere così tante storie passate, quanto futuro si potrà trovare all’interno di essa e di questo Mondiale Under 20? Luis Figo e Roberto Carlos, non ancora divenuti ciò che significano oggi per il mondo del calcio, hanno permesso la scoperta di storie sotterranee, ma in quel momento brillanti come diamanti grezzi. 

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Sherbakov oggi è sulla sedia a rotelle, mentre Peixe si trova sulla panchina del Portogallo Under 18. Leo Messi è divenuto, grazie alla rinata Argentina, campione del Mondo nel 2005, Rui Costa direttore sportivo del suo Benfica e Luis Figo e Roberto Carlos, dopo la gloriosa avventura a tinte “blancas” hanno scritto il loro nome nella storia del calcio, negli stessi anni in cui i Calypso Boys portarono lo United sul tetto del mondo. 

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Simone Mannarino
Simone Mannarino
Classe '94 e laureato in Storia all'Università Statale di Milano, ama il calcio in ogni sua forma ed espressione. Alla costante ricerca di storie da raccontare che permettano di andare oltre ciò che vediamo tutte le domeniche.

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