Milos Krasic, la meteora juventina che fu scambiato per Nedved

Il 1° novembre 1984 nasceva Milos Krasic, centrocampista serbo che per pochi mesi fece sognare i tifosi juventini, per poi spegnersi e svanire nel nulla. Ecco la sua storia

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Quando arrivi dall’estero, si dice che l’impatto con la Serie A sia sempre durissimo. Milos Krasic invece si abbatte sul campionato italiano come un tornado: 26 settembre, un giorno di gloria per i tifosi juventini; il serbo segna una travolgente tripletta al Cagliari e lancia così la Juve verso quella che ci si aspetta finalmente essere una grande stagione di vertice. Per tutti, Krasic diventa “il nuovo Nedved”.

Del fuoriclasse ceco, ritiratosi un anno prima, ha l’aspetto, le movenze, il ruolo in campo, la leadership. La Juventus ha bisogno di un giocatore come lui, in questa difficile fase di ricostruzione post-Calciopoli: al timone c’è la coppia della miracolosa Sampdoria Marotta-Delneri, i senatori Camoranesi e Trezeguet hanno lasciato la squadra, e tra le novità ci sono Pepe, Bonucci, Aquilani, Motta, Quagliarella, Jorge Martinez. Krasic arriva dal CSKA Mosca per 15 milioni, e sembra l’elemento ideale per il gioco di Delneri.

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Le origini di Krasic

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Milos Krasic è nato in Kosovo da una famiglia serba, ed è cresciuto calcisticamente nel Vojvodina, di cui divenne capitano poco più che adolescente. Esterno di centrocampo, iniziò a giocare sulla fascia destra, ma diventò determinante solo una volta spostato a sinistra: non sapeva che farsene del mancino, ma era veloce e forte fisicamente, supportato da una buona tecnica, tutte doti che gli consentirono di diventare molto pericoloso al tiro quando si accentrava.

Con questa fama di centrocampista goleador, si trasferì in Russia al CSKA, imponendosi come uno dei più interessanti giocatori in circolazione. I moscoviti erano una squadra di ottimo livello, con diversi giocatori interessanti e tante talentuose new entry: Akinfeev, Ignashevich, i fratelli Berezutiski, Zhirkov, Jarosik, Ivica Olic e le stelle sudamericane Osmar Ferreyra, Daniel Carvalho e Vagner Love. Sotto la guida di Valerij Gazzaev, il CSKA condusse una grande stagione, arrivando a vincere la Coppa UEFA.

Krasic non era ancora un titolare fisso di questa squadra, ma giocò parte della finale, e nel tempo si seppe ritagliare uno spazio sempre maggiore nelle rosa. In sei stagioni e mezza, vinse diversi titoli e giocò spesso in Champions League, diventando un nome abbastanza gettonato del calciomercato. Nel 2009, fu addirittura premiato come calciatore serbo dell’anno.

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Se c’era dello scetticismo riguardo al fatto che provenisse da un campionato minore come quello russo, Krasic lo fa sparire molto rapidamente. La Juventus si ritrova a essere dipendente dal serbo, divenuto un giocatore capace di spostare gli equilibri come pochi altri in Serie A. La squadra di Delneri non è partita benissimo, ma non appena Krasic ha ingranato la Juventus si è trasformata.

Poi, però, arriva il 2011, e con esso Krasic lentamente si sgonfia. Inizia a incidere meno sulla squadra, ma in generale è l’intera Juventus che sembra aver smarrito la concentrazione: a metà dicembre era seconda in classifica, a marzo sarà addirittura settima. La stampa spiega il calo di forma improvviso con la lunga stagione che Krasic ha dovuto disputare: in Russia, il campionato segue l’anno solare, per cui il serbo non solo ha saltato la pausa estiva, giocando continuativamente per un anno e mezzo, ma nel frattempo ha pure dovuto prendere parte ai Mondiali.

Tutto lascia intendere che la nuova annata con la Juventus sarà più equilibrata, come rendimento. Ma i bianconeri subiscono un’altra rivoluzione, e stavolta in panchina arriva Antonio Conte: il tecnico pugliese, inizialmente, sceglie di puntare su Krasic come ala sinistra, ma i risultati stentano ad arrivare, e Conte vira verso un nuovo modulo, quel 3-5-2 che oggi è il suo marchio di fabbrica. Il centrocampista serbo non riesce ad adattarsi al nuovo ruolo, e finisce ai margini della rosa (una cosa simile a quella che, anni dopo all’Inter, si verificherà con un’altra ala mancina slava, Perisic).

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Turchia e Polonia: dov’è finito Krasic dopo la Juve?

Nel giro di una stagione appena, Krasic è passato dall’essere la stella della Juventus a non avere più un posto in squadra: con Conte gioca appena 9 partite in stagione, segnando un gol soltanto, e infine viene ceduto.

La sua carriera, da qui in avanti, proseguirà senza grandi acuti. La Juve lo vende per 7 milioni al Fenerbahçe, ma anche in Turchia Krasic non riesce a ritrovarsi, e ormai è praticamente irriconoscibile. Il club di Istanbul lo presta al Bastia, dove disputa una stagione senza infamia e senza lode; rientra al Fenerbahçe, ma per lui non c’è spazio, e a 30 anni passa tutta la stagione senza mai vedere il campo.

La sua ultima avventura, tra il 2015 e il 2018, la trascorre in Polonia, nel piccolo Lechia Danzica, dove riesce a dare un buon contributo, ma pure in questo ambiente minore Krasic non lascia un segno particolare. Si ritira così nel 2018, portandosi dietro l’inspiegabile segreto della sua carriera, spentasi all’improvviso nell’inverno 2010-2011.

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Valerio Moggia
Valerio Moggia
Nato a Novara nel 1989, è il curatore del blog Pallonate in Faccia, ha scritto per Vice Italia e Rivista Undici, e collabora con la rivista digitale Linea Mediana.

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