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Come il PSG pensa di arrivare a Messi

Messi potrebbe trasferirsi al PSG grazie a un sofisticato sistema per pagargli l’ingaggio, già adottato dai parigini anni fa con David Beckham, secondo quanto riportato da France Football

L’affaire Messi è destinato a dominare la cronaca del calciomercato dei prossimi mesi: l’asso argentino non ha ancora rinnovato col Barcellona, e sembra sempre più probabile che possa presto lasciare la Spagna. Il Paris Saint-Germain è la principale candidata, ma le cose – come vi abbiamo già spiegato – non sono affatto così semplici come si direbbe.

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France Football, però, ha pubblicato un articolo in cui illustra il piano che intenderebbe utilizzare il PSG per arrivare alla Pulce, a cui ha dedicato la sua ultima copertina, con un fotomontaggio abbastanza esplicito che mostra Messi con la maglia del club parigino.

Il piano-Messi del PSG

A giugno, l’argentino si svincola a zero dal Barcellona ed è già possibile contattarlo e accordarsi oggi con lui per la prossima stagione. Il problema, però, è ovviamente il suo ingaggio: recentemente, il Mundo Deportivo ha rivelato le cifre esatte del contratto attualmente in vigore con il Barça, che sono molto più alte di quello che ci si aspettava. Il PSG, pur essendo noto come una società ricchissima, sta in realtà affrontando diverse difficoltà economiche, tanto che ha rinnovato il contratto con Neymar senza alcun aumento d’ingaggio.

La condizione principale per l’arrivo di Messi a Parigi è chiaramente una sostanziosa riduzione d’ingaggio da parte dell’argentino, che al momento percepisce, senza bonus e variabili, 74,2 milioni di euro netti all’anno, cioè circa 25 milioni in più rispetto a Neymar. Probabilmente, nessun club al mondo può garantirgli quanto prende al Barcellona, oggigiorno.

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Secondo France Football, Messi potrebbe essere pagato attraverso un sistema particolare già utilizzato dal PSG nel 2013 per portare in Francia David Beckham. L’inglese percepiva ufficialmente il salario minimo previsto dalla Ligue 1, ma il resto del suo ingaggio gli veniva versato attraverso fondazioni qatariote collegate al PSG, mentre lui stesso donava gran parte dei suoi guadagni in beneficenza.

La cosa fece molto discutere in Francia, perché mentre alcuni esaltavano lo spirito caritatevole di Beckham, altri facevano notare che in questo modo il calciatore rendeva i suoi guadagni non tassabili e, tutto considerato, andava a guadagnare di più di quanto avrebbe fatto prendendo il salario intero ma sottoposto al rigido sistema fiscale francese. E qualche anno dopo, i suoi finanziatori del Qatar investirono direttamente nel suo progetto sportivo a Miami.

E se invece Messi non andasse al PSG?

Al di là del piano suggerito da France Football e dei richiami degli amici Di Maria e Neymar, l’ipotesi di un trasferimento di Messi al Paris Saint-Germain resta molto complicata. Un’alternativa molto suggestiva potrebbe essere il Manchester City, dove l’argentino ritroverebbe Pep Guardiola, e andrebbe in un altro club celebre per la sua immensa capacità di spesa.

Ma anche questa opzione presenta varie complicazioni, proprio perché il contratto attuale di Messi è fuori da qualsiasi standard sostenibile, come dimostra la gravissima situazione debitaria del Barcellona. Appare quindi evidente che, quale che sia la decisione finale dell’argentino, se vorrà continuare a giocare a calcio dovrà ridursi l’ingaggio.

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E a questo punto, forse non è così assurdo che possa anche restare a Barcellona, dopo tutto. Il prossimo 7 marzo si terranno infatti le elezioni presidenziali del club, e il favorito assoluto è Joan Laporta, che è già stato presidente dal 2003 al 2010, negli anni in cui Messi è emerso e si è affermato. Laporta è considerato un simbolo dell’identità blaugrana, e il suo ritorno alla guida del club potrebbe segnare un ritorno sulla retta via, sia a livello tecnico che economico. E forse potrebbe convincere Messi a restare, firmando un contratto più in linea con le necessità del club, in cambio ovviamente di un progetto sportivo che lo soddisfi.

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Valerio Moggia
Valerio Moggia
Nato a Novara nel 1989, è il curatore del blog Pallonate in Faccia, ha scritto per Vice Italia e Rivista Undici, e collabora con la rivista digitale Linea Mediana.

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