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La storia dell’altro grande trasferimento di Messi

Prima dell’arrivo al Paris Saint Germain, Lionel Messi era già stato al centro di un trasferimento fondamentale per la sua carriera

L’ immagine primordiale di Lionel Messi in un match ufficiale con la prima squadra del Barcellona risale all’ottobre 2014, quando l’argentino, allora 17enne, sostituì Deco contro l’Espanyol.

Nell’entrare in campo il 30 blaugrana scattò facendo scintillare le sue scarpette argentate adornate dal baffetto della Nike, lo sponsor tecnico che vestiva anche il suo compagno di squadra Ronaldinho, allora principale testimonial della marca nordamericana resa famosa da Michael Jordan un decennio prima. Alla fine della stagione 2004-05, tuttavia, l’Adidas si rese conto del potenziale dell’argentino e formulò a suo padre Jorge un’offerta di sponsorizzazione di 600mila euro l’anno, una cifra nettamente superiore a quella elargita dalla Nike, che preparò un primo contratto formale di 180mila euro annui dopo aver vestiti i suoi piedi dal 2002.

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Colpa di Ronaldinho

L’Adidas ci vide lungo per due ragioni. La prima fu il talento del calciatore, il quale aveva illuminato ma ancora non aveva vinto l’oro ai mondiali under 20 giocati nei Paesi Bassi nell’estate del 2005. La seconda riguardò Ronaldinho, il quale non solo mirava al Pallone d’oro ma faceva tantissima ombra al piccolo argentino a livello di immagine.

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Offrire 600mila euro all’anno a un giocatore minorenne e ancora non affermatosi ad alti livelli fu senza dubbio un azzardo da parte della marca tedesca, ma alla fine si rivelò vincente. Dal 2005 in poi il legame tra Messi e l’Adidas è stato assoluto, tant’è vero che alcune malelingue speculano sul fatto che il brand teutonico, partner della FIFA, abbia influito sull’assegnazione del trofeo di miglior giocatore del mondiale 2014, assegnato all’argentino nonostante un finale di torneo poco incisivo.

Tuttavia, sebbene con la Selección Messi sia sempre stato accompagnato dalla sua marca personale, la quale ha stabilito un vero e proprio matrimonio a vita con l’associazione calcistica argentina soprattutto per la sua presenza, con le squadre di club l’attuale giocatore del Paris Saint Germain ha sempre fatto la fortuna della rivale di sempre, ossia la Nike.

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Messi come Jordan, al contrario

barcellona

Sia il Barcellona sia il PSG, infatti, sono griffati dalla marca statunitense, che nel caso dei francesi viene rappresentata dalla branca Jordan, brand personalizzata e dedicata all’ex campione della NBA, ancora oggi uno degli sportivi più pagati e influenti del pianeta.

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Al di là delle cifre dei proventi relativi alle maglie vendute, sempre molto volatili e dalle percentuali di ridistribuzione arbitrarie, l’impatto di Messi sulle vendite di maglie Nike è stato sicuramente devastante. Dal 2008 a metà del 2021 la sua maglia è stata quella di gran lunga più venduta negli store del Barcellona, il quale ha sempre legato la sua storia al marchio nordamericano.

Adesso che è finito al PSG, il rosarino ha fatto esplodere le vendite della sua casacca anche in Francia, a riprova del fatto che il marchio principale è proprio lui. Il suo caso rimanda in qualche modo a quello di Michael Jordan, il quale nel documentario “The Last Dance” ha ammesso di aver sempre preferito Adidas a Nike ma di non aver mai avuto una proposta di sponsorizzazione da parte della marca teutonica. Un mancato accordo che gli ha permesso poi di creare la sua marca personalizzata grazie alla Nike, più vicina a lui culturalmente.

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Vent’anni dopo i primi passi decisivi sul parquet da parte di Jordan , il marchio tedesco ha dimostrato di aver imparato la lezione, puntando al buio sul talento di Messi. Tuttavia, nazionale a parte, il volto dell’argentino ha permesso alla Nike di trarre non pochi benefici diretti dalla vendita delle maglie, un business molto più redditizio rispetto a quello degli scarpini…

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Antonio Moschella
Antonio Moschella
Lavora viaggiando e viaggia lavorando. Giornalista dal 2010, attualmente collabora con Tuttosport e Fanpage. Ha scritto per El País, France Football, La Nación ed El Gráfico.

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