Home Calcio Estero Isco, Militão, Jovic: i campioni del Real Madrid che si stanno svalutando
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Fonte Immagine: @madridistas.in (Instagram)

Isco, Militão, Jovic: i campioni del Real Madrid che si stanno svalutando

Il Real Madrid è famoso per avere una rosa piena di campioni; peccato che molti di questi siano pagati tantissimo per essere più o meno dei comprimari, mentre le loro carriere crollano e il loro valore di mercato si riduce

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Ricordate Isco? Fino a qualche anno fa era considerato uno dei migliori centrocampisti al mondo e una stella assoluta del Real Madrid e della Spagna; invece oggi, a soli 28 anni, è assolutamente irriconoscibile. Gioca poco e male, e pare aver ormai perso la fiducia sia di Zidane che di Luis Enrique. Qualche settimana fa, alla radio spagnola Cadena SER, lo hanno descritto nella maniera più impietosa e forse realistica possibile: “Fa il calciatore, sia allena con i compagni, ma non gioca più a calcio“.

I motivi dell’improvvisa crisi di Isco non sono ben chiari, ma c’è un fatto che dovrebbe preoccupare anche di più: il suo non è l’unico caso di campione del Real Madrid che, negli ultimi anni, si è pesantemente svalutato.

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Quali carriere si stanno arenando al Bernabeu?

Una situazione paradossale, se consideriamo che nel giro di un decennio i Blancos hanno conquistato 19 trofei, tra cui quattro Champions League. Quando Isco arrivò a Madrid dal Malaga aveva 21 anni ed era un astro nascente del calcio spagnolo: il Real lo pagò 30 milioni di euro, e nel giro di cinque anni il suo valore schizzò a 90 milioni, per poi precipitare fino agli attuali 20, secondo le stime di Transfermarkt.

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Ma basta dare un’occhiata alla rosa del Real Madrid per rendersi conto che l’andaluso è in buona compagnia: Militão, Courtois, Hazard, Jovic. Per questi quattro, i Blancos hanno speso in tutto 253 milioni di euro, ma finora hanno tutti deluso, chi per un motivo chi per un altro. Hazard è entrato in una spirale di infortuni che lo ha costretto a giocare appena 26 partite con il Real Madrid nelle ultime due stagioni; Courtois ha avuto un rendimento tra alti e bassi, senza mai convincere i tifosi; Jovic non sembra nemmeno lontanamente la punta efficace vista in Bundesliga; Militão è passato dall’essere il più costoso difensore della storia del club all’essere un comune comprimario.

Il valore di Hazard si è praticamente dimezzato in un anno e mezzo, mentre quello di Jovic è diminuito di circa due terzi. E le loro possibilità al Real Madrid sembrano ridursi di giorno in giorno, seguendo la crescita dei due baby-fenomeni brasiliani Vinicius Junior e Rodrygo.

Un problema storico del Real Madrid

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È abbastanza comune vedere un grande club acquistare giocatori per cifre considerevoli, senza che poi riescano a rendere quanto ci si sarebbe aspettato: è successo con Lukaku al Manchester United e sta accadendo con Griezmann al Barcellona. Ma la quantità di talenti la cui carriera sembra essersi impantanata al Real Madrid è impressionante: fino a pochi mesi fa, alla lista avremmo potuto aggiungere anche due dei migliori giocatori visti in azione nell’ultimo decennio, James Rodriguez e Gareth Bale, entrambi ceduti – dopo un downgrade del proprio valore da 75 a 32 milioni per il colombiano, e da 100 a 25 per il gallese – e ora rinati in Premier League.

Un problema storico che si trascina da anni: già nel 2003 i Blancos avevano speso 35 milioni (all’epoca, un’enormità) per aggiungere alla rosa David Beckham, sottovalutando il fatto che, per lui, non c’era spazio tra i titolari. L’inglese, che all’epoca era una delle migliori ali destre al mondo, dovette spesso adattarsi a giocare fuori posizione, fino a fare il mediano, in un ruolo che richiedeva un maggiore dispendio fisico, la cui conseguenza fu una serie di infortuni che pesarono molto sulla sua carriera, spingendolo a trasferirsi negli Stati Uniti a soli 32 anni.

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Un altro caso clamoroso è stato quello di Kakà, il fuoriclasse brasiliano del Milan, Pallone d’Oro nel 2007, che nell’estate del 2009 venne acquistato per 67 milioni. Dopo un buon inizio, le prestazioni di Kakà con il Real Madrid iniziarono ad essere minate dagli infortuni, ma ancora di più dalla difficile coesistenza, più carismatica che tecnica, con Cristiano Ronaldo. Tra una cosa e l’altra, a nemmeno 30 anni Kakà si ritrovato a essere nella fase discendente della sua carriera, senza più riuscire a riprendersi.

 

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Storie diverse che, come punto di contatto, sembrano avere unicamente la permanenza al Real Madrid. O meglio, al Real Madrid di Florentino Perez: il presidente simbolo del moderno Real è l’uomo che nei primi anni Duemila costruì il mito dei Galacticos, la squadra in grado di far coesistere assieme i migliori giocatori del mondo. Questa sua vocazione all’accumulo è stata decisiva tanto per i successi quanto per le sconfitte delle Merengues: il primo ciclo dei Galacticos finì, ad esempio, proprio quando Perez decise che un mediano rozzo e poco famoso come Makelelé potesse essere sacrificato in cambio di una star come Beckham, e che questo avrebbe addirittura rafforzato la squadra.

Il Real Madrid di Perez si è così trasformato in una società antropofaga, che colleziona campioni di cui spesso non ha realmente bisogno (tipo Courtois al posto di Keylor Navas), li strapaga e poi può permettersi di tenerli fermi a giocare a golf, come accaduto con Bale.

È un sistema perverso, in cui il lauto stipendio e il lungo contratto spingono i giocatori a non volersene andare altrove (dove sicuramente guadagnerebbero meno), mentre la loro carriera si degrada. E allo stesso Real il conto non sembra andare poi così male, visto che se non altro sa di stare pagando per impedire a questi campioni di giocare per gli avversari.

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