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Com’era José Mourinho da calciatore

Tutti conosciamo Mourinho da allenatore, ma com’era da giovane, prima di intraprendere la carriera in panchina?

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Se tanto sappiamo, in particolare dai suoi primi successi datati 2003, del José Mourinho allenatore, poco o nulla è stato scritto, specialmente in Italia, della sua vita precedente, quella in campo da (aspirante) calciatore.

Le informazioni su quel periodo, poco fortunato ma significativo per la storia dello Special One, sono rare e spesso mal riportate, per cui proviamo a fare un po’ di chiarezza sulla storia del Mourinho calciatore.

Il legame con il padre

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L’idea di diventare calciatore è una cosa che ossessionò José Mourinho fin da bambino: la madre lo voleva avvocato o economista (proveniva da un’agiata famiglia della borghesia imprenditoriale portoghese, con lo zio legato a doppio filo al regime salazarista), ma lui sembrava molto più attratto dalla vita del padre.

Félix Mourinho, infatti, era un discreto portiere che aveva trascorso tutti gli anni Sessanta nel Vitoria Setubal, vincendo anche un paio di Coppe di Portogallo, per poi trasferirsi al Belenenses, con cui nel 1972 aveva giocato anche una partita in Nazionale e, un anno dopo, aveva sfiorato lo scudetto alle spalle del Benfica di Eusebio.

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Nel 1974 era divenuto allenatore e José, pre-adolescente nel post rivoluzione dei garofani (e conseguente decadimento economico della famiglia materna), prese a seguire il padre nelle sue avventure. Quando Félix venne assunto come allenatore del piccolo Estrela Portalegre, nel 1976, José (all’epoca noto col diminutivo di Zé Mario) divenne il raccattapalle della squadra e spesso seguiva il padre in ritiro. Infine, fu ammesso alla formazione giovanile, dove iniziò a giocare da mediano.

Una carriera poco promettente

È opinione comune che Mourinho non fosse particolarmente dotato come calciatore: nel 2010, per esempio, il giornale portoghese Correio da Manha ha intervistato un ex-compagno di squadra nelle giovanili dell’Estrela Portelegre, che ha ricordato come il futuro Special One raramente fosse titolare. “Solo quando la squadra maggiore [quella allenata dal padre, ndr] giocava in casa. Non si distingueva molto come giocatore, ma come persona è sempre stato impeccabile“.

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José seguì il padre Félix per quasi tutta la propria carriera: nel 1978 era nei ragazzi dell’União Leiria mentre il genitore sedeva sulla panchina della prima squadra, poi nel 1980 passò al nuovo club del padre, il Rio Ave. Qui ci sono alcune discrepanze: Wikipedia in lingua inglese e italiana cita 16 presenze e 2 reti, a soli 18 anni, con il nuovo club, un bottino veramente promettente (considerato anche che quell’anno il club fu promosso in prima divisione, e la stagione seguente chiuse al quinto posto), che cozza molto con ciò che si sa della carriera di Mourinho.

Il Guardian, nel 2004, raccontava una storia diversa: nel 1982 José Mourinho ebbe la prima occasione di esordire da professionista contro lo Sporting Lisbona, a causa dell’infortunio di un titolare. Ma, quando il presidente del Rio Ave José Maria Pinho seppe che il suo allenatore voleva schierare il figlio 19enne, minacciò di licenziarlo, e José Mourinho tornò a sedersi in panchina. Anni dopo, a Christian Panucci su Sky Sport, racconterà che il suo vero incarico, ai tempi, era quello di andare a studiare gli avversari e tornare dal padre con qualche utile indicazione tattica.

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Secondo Mark Honigsbaum del Guardian, comunque, fu quel mancato esordio a convincerlo che il suo mestiere doveva essere in panchina e non in campo. Tuttavia, continuò per qualche anno a tentare la carriera da calciatore: alla fine probabilmente giocò comunque col Rio Ave, ma l’anno seguente si ritrovò in seconda divisione nel Belenenses, nuovo club del padre.

Qualche presenza ma nulla di che, e con il ritorno di Félix al Rio Ave, José decise, a 20 anni, di avviare una carriera indipendente, restando nelle serie inferiori prima nel Sesimbra e poi nel Comercio e Industria di Setubal. Nel 1987, a 24 anni, decise di ritirarsi dal calcio e iscriversi all’ISEF di Lisbona per diventare professore di educazione fisica.”Ho capito che non potevo essere un grandissimo giocatore, che non avevo il talento sufficiente. – spiegherà poi a Sky Sport – e ho capito che anche da giovane ero più allenatore in campo che giocatore“.

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Lavorò come professore di educazione fisica per mantenersi, e intanto iniziò a seguire corsi tenuti dalle federazioni inglese e scozzese, migliorando le proprie consocenze tattiche e perfezionando il proprio inglese. Già nel 1988 si ritrovò ad essere assistente tecnico prima di João Alves e poi di Jesualdo Ferreira all’Estrela Amadora, fino a che nel 1992 non ottenne l’incarico di assistente di Bobby Robson allo Sporting Lisbona, ruolo per cui fu decisiva la sua conoscenza dell’inglese. Fu con Robson che la vita di Mourinho cambiò per sempre, ma questa è un’altra storia.

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Valerio Moggia
Nato a Novara nel 1989, è il curatore del blog Pallonate in Faccia, ha scritto per Vice Italia e Rivista Undici, e collabora con la rivista digitale Linea Mediana.

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