Perché gli ex Premier League dominano in Serie A?

Al fianco del sempiterno Cristiano Ronaldo – che un passato in Premier League ce l’ha eccome – queste ultime due stagioni stanno mettendo in mostra come trascinatori delle due grandi di Milano due ex protagonisti della Premier League. 

 

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Se di Zlatan Ibrahimovic abbiamo diffusamente parlato e sproloquiato a lungo, basti ricordare l’attuale score di dieci gol in sei partite di campionato che permettono al Milan di guardare tutti dall’alto in basso dopo appena otto giornate dall’inizio della stagione. I numeri dello svedese sono ancora migliori se prendiamo in considerazione tutto il periodo dopo il ritorno al Milan: ventidue gol in trenta presenze, con le doppiette a Inter e Napoli negli ultimi mesi come apice delle prestazioni. 

TUTTI I GOL DI ZLATAN IBRAHIMOVIC

Dietro di lui in classifica cannonieri Romelu Lukaku (classe ’93), attaccante ex Manchester United (proprio come Ibra e Ronaldo), arrivato la scorsa estate per circa 72 milioni di euro. L’Inter si è assicurata così un giocatore da trentaquattro gol alla prima stagione – di cui ventitré in Serie A – che nell’anno in corso ha già messo a segno sette reti in sette gare completati con la doppietta la Torino della scorsa domenica. 

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Il suo arrivo è coinciso con quello di Alexis Sanchez, altro suo compagno allo United insieme ad Ashley Young, che dell’Inter di Antonio Conte rappresentano la sicurezza che il tecnico ex Chelsea (toh, un altro legame a filo rosso) ha richiesto una volta approdato a San Siro. 

Nel calderone del positivo legame tra Premier League e Milano, c’è anche da considerare il dicotomico rapporto tra Antonio Conte e Christian Eriksen (classe ’92): il trequartista ex Tottenham è arrivato a gennaio soccorso per circa 27 milioni di euro, ma il suo rendimento non è mai stato all’altezza delle aspettative. A gennaio potrebbe partire ma la colpa non è totalmente sua, le richieste del tecnico non aiutano e il maggior tatticismo rispetto alla Premier League lo ingabbia in schemi non adatti a lui. 

 

Una Roma stellare

Appena alle spalle di una Milano ritrovata ecco la Roma dei nuovi proprietari americani. Con in panchina il portoghese Fonseca e alle sue spalle il nuovo General manager Tiago Pinto, la squadra capitolina è terza in classifica reggendo le proprie prestazioni su un gruppo di attempati campioni della vecchia Premier League. 

Edin Dzeko, capitano e numero nove, ha vinto la Premier League con la maglia del Manchester City prima di atterrare a Roma. Il classe ’86 è arrivato in giallorosso nell’estate 2016, segnando 109 gol in 229 partite con la Roma. Numeri stratosferici che indicano quanto il suo apporto sia fondamentale dalle arti dell’Olimpico. 

Sempre dalla Premier Chris Smalling ed Henry Mkhitaryan, due ex United – in realtà l’armeno arriva dall’Arsenal ma nello United ha giocato due stagioni – che negli ultimi due anni hanno influito sulle prestazioni della squadra di Fonseca diventandone pilastri fondamentali. 

L’armeno, classe ’89, ha segnato quest’anno ben cinque gol in otto gare, condendo il tutto con quattro assist. Il totale arriva a sei gol e cinque assist se si aggiungono le tre gare di Europa League disputate fino a questo momento. 

Al suo fianco, Pedro Rodriguez, ex Barcellona e Chelsea classe ‘87, arrivato come Mkhitaryan a parametro zero dalla Premier League e subito protagonista in campo: otto presenze tutte da titolare con tre gol e tre assist in Serie A, a cui si aggiungono tre presenze e un gol in Europa League.

Completa il quadro ex Premier League proprio Chris Smalling, fortemente voluto da Fonseca in questa sessione di mercato, per il quale la Roma ha sborsato ben 15 milioni di euro. Il classe ’89 è uno dei punti cardinali della difesa giallorossa, e la sua conferma dopo le difficoltà nella trattativa estiva non è altro che la ciliegina su una torta ben costruita. 

 

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Vecchie volpi della Premier League 

Fin qui abbiamo visto come i leader della classifica hanno costruito le proprie fortune sui “vecchi” campioni della Premier League: tutti tra i ventisette e i trentanove anni (si, ogni volta che lo ripetiamo rabbrividiamo anche noi), i nomi appena citati impongono la propria esperienza estera in un campionato dove il tatticismo è spesso padrone delle partite. Con la freschezza mentale e la gestione dei momenti non solo delle partite ma anche del proprio fisico, la Premier ha regalato alla Serie A dei veri e propri professionisti della continuità. 

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L’esplosione attuale è poi sintomo di un campionato più rapido, in cui si segna di più e dove la tecnica individuale finalmente emerge come fattore fondamentale. 

Navigando poi per la classifica troviamo Aaron Ramsey, ex Arsenal giunto due anni fa alla Juventus a parametro zero e sempre titolare quando gli infortuni non ne hanno condizionato la forma fisica, o ancora gli arrivi a parametro zero di Adrien Silva (Leicester) e Yoshida (Southampton) alla Sampdoria dell’ex Leicester Claudio Ranieri, Llorente al Napoli dal Tottenham e Morata, classe ’92 ex Atletico Madrid, che della Juventus è oggi la stella polare, che in Premier League ha giocato con il Chelsea fallendo miseramente. 

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Il suo ritorno in Serie A è coinciso con la necessità impellente della Juventus di trovare un compagno di reparto funzionale al nuovo Cristiano Ronaldo in continua evoluzione. E la scelta è ricaduta sullo spagnolo, già compagno del portoghese a Madrid. Ora, che il suo approdo non sia direttamente dalla premier League è sicuro, ma per l’ennesima volta, un calciatore che è passato dai campi di Premier in questa stagione sta dominando in Italia.   

Stelle Polari  

Ma se scendiamo con l’età e cambiamo lidi, possiamo parlare di Mario Pasalic (classe ’95) e Tiemoué Bakayoko (classe ’94). I due centrocampisti di Atalanta e Napoli giungono entrambi dal Chelsea e hanno compiuto percorsi paralleli. 

Entrambi arrivati in Serie A attraverso il Milan, dopo un anno di ottime prestazioni sono ritornati alla casa madre di Londra che poi li ha girati in prestito altrove (Pasalic) o tenuti in panchina (Bakayoko) perché i rossoneri non si potevano permettere i riscatti. Altri tempi. 

 

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Oggi sono entrambi stelle polari dei progetti di Atalanta e Napoli: il croato ha uno score di otto presenze, un gol e un assist in questa stagione, per un totale di novantotto presenze, ventun gol e quindici assist con la maglia nerazzurra (ventisette presenze, cinque gol e un assist nella stagione al Milan). 

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Il francese ha invece collezionato cinque presenze tutte da titolare fino a questo momento, assumendosi il ruolo di faro del centrocampo di Gattuso. Allentore che aveva incontrato in rossonero, quando in quarantadue presenze aveva addirittura segnato un gol al derby e fornito un assist. 

Insomma, due vere e proprie stelle che sembravano cadenti in Premier League, e che invece in Serie A, inquadrati in progetti tattici necessitanti la loro fisicità e qualità, stanno dimostrando tutto il loro valore. 

Giovani promesse di Premier League 

Chi invece dalla Premier League è solo in prestito vista la giovane età sono Diogo Dalot, classe ’99 in prestito al Milan dallo United, e Andreas Pereira, classe ‘96 in prestito alla Lazio sempre dallo United. 

I due si stanno ritagliando abbastanza spazio in questo inizio di stagione: quattro presenze con un gol e un assist per il terzino portoghese, sei presenze e un gol per il trequartista brasiliano. Numeri incoraggianti che potrebbero far propendere Milan e Lazio al riscatto nella prossima stagione. 

CHI É ANDREAS PEREIRA DELLA LAZIO

Chi ancora non ha definitivamente convinto è invece Davide Zappacosta: il laterale in prestito al Genoa dal Chelsea non ha ancora trovato continuità e per questo dovremo vederlo all’opera per più partite prima di parlare del suo impatto al ritorno in Serie A. Stessa situazione per Hoedt, centrale della Lazio in prestito dal Southampton che attende in panchina il suo momento alle spalle dei grandi difensori al disposizione di Inzaghi. 

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Elasticità mentale, grande preparazione fisica e maniacalità nella cura del proprio corpo oltre che una grande tecnica individuale: i “vecchi” della Premier fanno scuola in Serie A, dominandola grazie ai ritmi altissimi maturati oltre Manica. Ora non serve far altro che goderseli, in attesa che il nostro campionato ne accolga altri. 

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