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Perché i grandi agenti vogliono denunciare la FIFA

I grandi procuratori del calcio mondiale vogliono denunciare la FIFA: alla base della protesta, ci sono alcune riforme che depotenzierebbero il ruolo di agente

Mino Raiola e Jonathan Barnett sono due dei più grandi agenti di calciatori in circolazione. Assieme a Jorge Mendes, i due di cui sopra hanno fatturato più di tutti nell’anno fiscale del 2020 e, all’interno del loro portafoglio di clienti, sono presenti i migliori calciatori del globo.

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Incastri, trasferimenti, commissioni multimiliardarie per rimpinguare i conti corrente loro e dei propri assistiti: di questo, ma anche di molto altro, si è parlato nell’intervista rilasciata dai due plenipotenziari procuratori a The Athletic, che ha avuto il piacere di ospitarli congiuntamente in un salotto virtuale nel quale sono state proferite parole molto pesanti, soprattutto contro la FIFA.

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Fonte immagine: InsideFoto

La guerra aperta tra i ricchi agenti e la FIFA

La corruzione della FIFA è evidente, sin dai tempi in cui venne condannato Sepp Blatter”. Così ha esordito Mino Raiola per descrivere l’attuale situazione del massimo organo calcistico internazionale. Parole dure, che probabilmente avranno delle conseguenze ma, contestualmente, aprono a diversi ragionamenti.

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Secondo l’agente di Ibrahimovic, Pogba e molte altre stelle del calcio mondiale, sottolinea come la federazione sia ormai anacronistica, soprattutto nel momento in cui ogni anno si verificano scandali. “Le continue condanne non possono più essere considerate come casi isolati – ha detto Raiola – quando ne capitano ciclicamente significa che qualcosa non funziona più”. La FIFA, quindi, “andrebbe spazzata via e sostituita da una “piattaforma moderna, un sistema più onesto e trasparente”.

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Barnett, in call con The Athletic, ha rincarato la dose: “La FIFA non capisce che non siamo bambini, non gestiamo delle piccole imprese ma siamo grandi almeno quanto loro” sostiene l’inglese, il quale è convinto che lo sbaglio sia stato fatto a monte, quando “si è concesso troppo potere a un’istituzione commerciale che non ne aveva il diritto”. Serve quindi “un’organizzazione che sappia cosa succede nel calcio moderno”, ha concluso Barnett.

Riforme da contrastare

Alla base di questa antipatia ci sono ragioni ben precise. In primis, va specificato come l’anno scorso il Comitato delle parti interessate del calcio e il Consiglio FIFA hanno approvato all’unanimità una serie di riforme che, se dovessero essere votate e quindi passare, cambieranno sia l’attività degli agenti che quella dei calciatori.

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Per esempio, per “proteggere l’integrità del calcio” verranno introdotti dei tetti massimi alle commissioni per i procuratori, inasprendo regole che – se infrante – porteranno a pene molto importanti. Inoltre, gli agenti dovranno sostenere un esame per abilitarsi e poi lavorare in totale trasparenza, dichiarando ogni singolo movimento effettuato.

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“Non sanno di cosa parlano – dice Barnett – vivono in una torre d’avorio dalla quale non comprendono le esigenze di chi lavora nel calcio: vanno bene solo a organizzare tornei in giro per il mondo. Questo possono farlo, gli riesce bene, ma non parlino di altro perché non hanno idea di come ci si muova”.

Un ruolo criminalizzato

Siamo di fatto criminalizzati” ha detto Raiola a The Athletic, perché il ruolo di procuratore viene visto sempre più come borderline, anche se “noi non siamo qui per essere amati da tutti: mio padre diceva che nella vita piaci solo al 50% della gente, quindi se vado bene alla mia famiglia e ai miei assistiti non ci sono problemi”.

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“Io – dice Barnett – ho uffici in otto paesi differenti ma solo in Gran Bretagna la stampa mi massacra”. I guadagni, inevitabilmente, finiscono sempre nel mirino: “Magari nel ciclismo c’è qualcuno più bravo di me – ha chiosato Raiola – però è un’industria differente. Se oggi si muovono i calciatori è perché noi conduciamo il calciomercato. Facciamo soldi, certo, e veniamo criticati per questo ma nessuno si sognerebbe di dire qualcuno che fa i miliardi giocando in borsa”.

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Alla base di tutto, però, rimane l’astio contro la FIFA, apertamente schieratasi contro le attività dei procuratori. Raiola e Barnett si sono fatti rappresentanti di una protesta che, qualora passassero le riforme proposte, porterebbe a intentare una causa contro l’organo calcistico internazionale. E, in quel caso, ci sarà da divertirsi.

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Andrea Bracco
Cuneese, ha fondato il primo sito di calcio sudamericano in Italia e collaborato con diverse realtà editoriali di importanza nazionale, come Ultimo Uomo e Rivista Undici. Liga e Sudamerica le sue stelle polari, il calcio minore la sua debolezza.

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